Tempore pestis

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Se el danno che risulta delle cose male governate, si scorgessi cosa per cosa, chi non sa, o si ingegnerebbe di imparare, o volontariamente lascerebbe governarsi a chi sapesse più: ma el male è che gli uomini, ed e’ popoli massime, per la ignoranzia loro, non intendono la cagione de’ disordini, non le attribuiscono a quello errore che gli ha prodotti: e così non ricognoscendo di quanto male sia causa lo essere governati da chi non sa governare, perseverano nello errore, o di fare loro quello che non sanno, o di lasciarsi governare dagli imperiti; donde nasce spesso la ruina ultima delle città”. Francesco Guicciardini: – I Discorsi – (1512-1530)

500 anni dopo, quello che scrive Guicciardini è ancora valido. L’essere umano quindi non cambia né si evolve nei secoli e nemmeno nei millenni, visto che Guicciardini esorta i suoi concittadini a leggere Tacito ed a seguirne i consigli per migliorare il governo della loro città. La conclusione che si può trarre da questo accostamento è piuttosto amara: se l’uomo non cambia, non c’è nessuna speranza di miglioramento. E, come i Fiorentini del ‘500, noi siamo ancora qui a vivere sulla nostra pelle un sistema politico deleterio e devastante ed inoltre sembra essere tutta colpa nostra! Ma che cosa riduce gli Italiani, forse il popolo più creativo ed originale della terra (lo dice Bill Bryson nel suo: “neither here not there”, pag. 136 ed.NYT: ‘ If the Italians had the work etichs of the Japanese they could be masters of the planet. Thank goodness they don’t’), ad essere uno degli Paesi con i peggiori politici del mondo? Ci basterebbe un governo almeno passabile, un po’ dignitoso e non molto ladro. Non abbiamo nemmeno quello. Ma perché?                                                                                Le risposte sono tantissime ma credo che una sia fondamentale e derivi dalla nostra storia. L’Italia è stata per secoli un insieme di Stati fondati sull’attività commerciale. Il commercio era la base di ogni altra attività in qualsiasi angolo della penisola. Per secoli i commercianti hanno dettato le regole del comportamento, creato un’etica, imposto dei principi che sono entrati nel nostro DNA. I più bravi hanno conquistato città e le hanno trasformate in tesori d’arte per dimostrare la loro grandezza e potenza. Ma la caratteristica dei commercianti consiste nel farsi concorrenza l’uno con l’altro, nel cercare di distruggere l’attività dell’altro, sopratutto quella del concittadino che ha un negozio sull’altro lato della strada. Lo scopo del commerciante è di vendere al miglior prezzo possibile la sua merce e di stracciare la concorrenza con tutti i mezzi leciti o illeciti. Il commerciante non vuole confini ma clienti e non gli importa nulla della loro nazionalità. Vuole potersi muovere in tutte le parti del mondo liberamente perché la sua patria è dove ci sono i suoi negozi ed i suoi magazzini. Lo Stato? Un insieme fastidioso di norme e leggi da aggirare per poter migliorare i propri guadagni, oppure, raramente, un acquirente di prodotti particolarmente generoso, se trattato nel modo giusto. Al commerciante fiorentino dava molto più fastidio il concorrente pisano che vendeva i suoi stessi prodotti, che gli Inglesi o i Turchi che gli pagavano a buon prezzo le sue mercanzie.      E, Marco Polo da una parte, Cristoforo Colombo dall’altra, quasi a dimostrazione di quanto detto sopra, esplorano sì il mondo per amore di conoscenza, ma sopratutto per aprire nuovi mercati. Il primo finirà nelle mani dei Genovesi che lo chiuderanno in carcere per dieci anni, il secondo verrà finanziato dagli Spagnoli. Al contrario gli Stati a nord delle Alpi, basati sul feudalesimo e quindi sull’agricoltura, con un re od imperatore che accentrava tutto il potere nelle sue mani, hanno generato, con le buone o con le cattive, il senso dello Stato nei loro sudditi. Oggi questa situazione permette loro di avere dei governi accettabili e getta noi nel caos più distruttivo. Resta un’ultima, quasi disperata domanda: come si possono governare i cittadini italiani? La risposta mi sembra semplice: vendendo loro televisori e facendoli rimbambire davanti a programmi cretini. E c’è chi in questo è veramente un commerciante molto bravo.

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