Umano troppo umano

Il Kitsch è entrato in ogni aspetto della nostra esistenza. E’ il prodotto dell’urbanizzazione delle masse e dell’industria globale e quindi non risparmia nessun Paese al mondo e nessuna classe sociale.

Questa breve ed incisiva parola tedesca si può tradurre in italiano come: cattivo gusto, arte popolare e commerciale, sostituto della cultura e sua falsificazione. Arte destinata a chi non ha gli strumenti mentali e culturali per capire la vera arte, ma che comunque cerca un diversivo al suo ambiente che solo la cultura gli può dare. Chi apprezza e si circonda di oggetti kitsch non si accorge della profonda divisione che esiste tra l’arte e le riproduzioni industriali così dette artistiche. Il kitsch trasforma sia l’arte antica che l’attuale, in una merce di poco valore che un potente apparato commerciale svende ad ogni angolo del pianeta. Come ho detto sopra, il kitsch non risparmia nessuna classe sociale, ma si diffonde soprattutto fra le classi popolari che tempo addietro si erano trasferite dalla campagna in città ed ora hanno bisogno di mostrare agli altri di possedere una cultura raffinata.

Il kitsch è il risultato di una strategia commerciale globale e consiste nel trasformare una singola opera d’arte, spesso  frutto di un solitario grande genio, in milioni di copie, di nessun valore e qualità, da vendere in tutti gli angoli del mondo. Porto solo qualche esempio: gli asciugamani con la testa della Gioconda, i monumenti storici sotto la boccia con la neve, le riproduzioni delle statue romane in giardino, i video con le opere musicali di arte sacra, con nuvolette, uccelli in volo, tramonti romantici. L’arte non è la sola vittima del kitsch, lo è pure in maniera massiccia anche la religione, il cinema, la pubblicità e sopratutto la televisione. -Consiglio, a chi voglia approfondire l’argomento, il famoso libro di Gillo Dorfles: “Kitsch, antologia del cattivo gusto”.

Un’opera d’arte ci obbliga a riflettere, a pensare e spesso a mettere in discussione il nostro modo di vedere la realtà. Se essa è antica, per capirla, abbiamo bisogno dei riferimenti culturali dell’epoca in cui è stata creata. In ogni quadro antico, la disposizione delle figure, l’uso dei colori, la presenza di animali, piante od oggetti particolari, hanno un significato ben preciso che, se non è conosciuto, non ci permette di capire l’opera, ma solamente di provare dei sentimenti di romantica ammirazione per l’autore, il che, in fondo, è un atteggiamento decisamente kitsch. La comprensione dell’arte contemporanea è, per i non addetti, ancora più difficile dell’antica, presuppone una conoscenza culturale assai estesa, perché ogni nuova espressione artistica giudica e supera il proprio tempo, presentando allo sguardo dell’osservatore una visione del mondo nuova e spesso sconcertante. Come dice Clement Greenberg “all profoundly original art looks ugly at first”. Gli artisti contemporanei sono spesso rifiutati dal grande pubblico, e solo i pochi sostenuti da qualche abile gallerista o famoso critico, riescono a farsi conoscere ed a raggiungere fama e ricchezza. Il pubblico fa la fila per vedere i capolavori composti 50, 100 anni fa, non per il loro valore artistico, ma per quello commerciale. L’uomo kitsch vuole vedere le opere di Picasso che ha venduto alle aste dei quadri di 50 per 70 cm, per milioni di €. In un tale clima non c’è da stupirsi se gli stessi artisti spesso cedono alle esigenze del mercato e producono o riproducono solamente merce adatta ai loro acquirenti.

Se il kitsch restasse nei tinelli delle case private o in qualche galleria di provincia, non ci sarebbe nulla da obbiettare, purtroppo però ha invaso ogni angolo del pianeta, ogni paesaggio ed ogni strada. Si manifesta con particolare virulenza nei periodi natalizi, perché il kitsch è un grande aiuto alla vendita. Strenne, pacchetti colorati, babbi natale, alberi con le lucette, cornamuse, cori natalizi, dolci, pranzi  familiari, ecc.. donano a tutti l’illusione di vivere un momento magico, immersi in un brodo caldo di sentimenti e bontà. E’ uguale ormai in quasi tutte le parti del mondo, perché il kitsch natalizio fa vendere molto, molto di più delle feste tradizionali locali, le quali non possono che cedere il passo e scomparire. Loro, le povere, misere feste di provincia  -sto pensando alla festa di Santa Lucia in Trentino- non permettono certo di vendere milioni di giocattoli, di dolciumi e regali, come invece fa il grande e simpatico kitsch natalizio. Ed ecco quindi che si trasformano i nostri borghi medioevali in autentici presepi, illuminati con le luci al neon colorate.Immagine

Mi resta una domanda: se il borgo è un intero presepe, chi è l’asino e chi è il bue?

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2 risposte a Umano troppo umano

  1. Eleonora Del Prato ha detto:

    La domanda finale è scandalosamente offensiva…. nei confronti degli asini e dei buoi, animali non umani che saprebbero vivere (se non ci fosse l’uomo) perfettamente in sintonia con ciò che serve a tutti noi: una natura incontaminata.
    Ermione

    • elenaedorlando ha detto:

      Chiedo umilmente scusa ad asini e buoi. Hai perfettamente ragione non meritano nessun paragone con gli umani. E trovo che tu abbia fatto benissimo a non lasciar passare questa visione del mondo disgustosamente antropocentrica, in aperta contraddizione con quanto avevo scritto nel post precedente. Grazie

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