Un esempio di giornalismo serio

Un esempio di giornalismo serio è sicuramente -The Times History of the war-, pubblicato dal 25 agosto 1914 al 27 luglio 1920, in edizioni settimanali. Ora lo si può trovare tutto su Internet, diviso in 21 volumi di più di 500 pagine ciascuno. E’ stato scritto, come si legge nella prima pagina , da: “uomini di grande esperienza in politica militare ed in campo navale, i quali analizzavano con estrema obbiettività e precisione, giorno per giorno, quello che stava succedendo in ogni parte della Terra dallo scoppio della guerra in poi.” Non ho trovato il nome di uno solo di questi cronisti ma il loro inglese semplice ed elegante, fa supporre che fossero tutti professionisti estremamente preparati nel loro campo e ben intenzionati a far conoscere i fatti realmente accaduti, al di là dei pregiudizi di parte, assai diffusi sopratutto in periodo bellico.

E siccome credo che l’essere umano, in fondo, non sia cambiato molto dall’epoca delle caverne ad oggi, penso che una scorsa rapida a quello che scrivevano questi giornalisti all’inizio del 1900 sia molto utile anche per capire quello che ci succede oggi. Nella prima pagina della prima rivista, si nota con particolare interesse il clima di forte passione per la guerra che si era diffuso “nei Paesi più civilizzati d’Europa, agli inizi dell’agosto del 1914. E quindi si potevano vedere quanto fossero fragili le forze politiche ed economiche sulle quali  si erano fondate le moderne forze cosmopolite per dimenticare le barriere economiche. Il complicato sistema finanziario europeo che nelle opinioni di alcuni aveva reso impossibile la guerra, non era più capace di avvertire la catastrofe, nello stesso modo delle aspirazioni utopiche socialiste internazionali, che una cultura comune aveva unito”. Se io fossi belga parlerei certamente  di quello che The Times descrive dell’invasione prussiana nel mio territorio e degli stermini perpetrati dall’esercito invasore all’inizio della guerra ( Vol III pagg: 1-15). Mentre un Serbo potrebbe trovare estremamente interessante la battaglia vinta dal suo popolo, contro l’invasore, all’inizio della guerra (vol II pag 277 e segg). “Pochi soldati serbi, armati di pochi vecchi fucili avanzano contro il nemico. Sono armati solo i soldati che stanno davanti, quelli che stanno dietro raccolgono i fucili dei morti e combattono con estremo coraggio e determinazione contro l’austroungarico.” Naturalmente non intendo parlare di tutte le 6000 pagine, mi limiterò ad un’altra breve citazione riguardante la mia regione e quindi la storia che ha colpito inesorabilmente i miei nonni, i quali non facevano che rimpiangere la Grande Austria perduta. Per dimostrar loro, un po’ in ritardo, visto che sono morti tutti e quattro da più di 40 anni, che del popolo ai governanti non interessa nulla, e che loro erano considerati sicuramente meno delle bottiglie di vino o di olio  che spedivano a Vienna, ecco ancora in mio aiuto le pagine del Times:( Vol V pagg. 14 e seguenti), che raccontano delle trattative tra i ministri degli esteri italiani e quegli austriaci  e  tedeschi, a proposito dell’attacco alla Serbia. L’Italia rifiuta, il 9 agosto, la sua autorizzazione all’Austria ad occupare la Serbia e quindi iniziano le trattative. I ministri italiani chiedono i territori italiani fino alle Dolomiti, Trieste e la Dalmazia ed il ritiro immediato dell’Austria dai territori. L’Austria risponde che è disposta a cedere il distretto di Trento, Rovereto, Borgo, Riva, Tione, ma non Madonna di Campiglio. Il ministro Sonnino ribatte che non sa che farsene di una striscia di sassi, che non avrebbe risolto i problemi irredentisti, non avrebbe rafforzato le frontiere italiane e che voleva sopratutto Trieste. Da notare come Sonnino, ministro di uno Stato appena ricomposto, fondamentalmente democratico, e quindi difficile da governare a differenza degli Stati del nord  (Vol V pag 1), e con a disposizione un esercito in male arnese, tiene testa con forza e determinazione alle potenze prussiane ed austriache. Le trattative si rompono formalmente il 3 marzo quando Sonnino manda a Vienna la dichiarazione di rottura definitiva della Triplice Alleanza. Quello che succede poi al Trentino, che aveva militarmente la debolezza di un saliente ed in cui quindi si sarebbero svolte le peggiori battaglie, è diventato subito chiaro ai miei nonni deportati in Austria per anni e privati di tutti i loro averi.

Aggiungo, sperando di non svilire gli scritti del Times, un’ultima mia breve amara considerazioneelena 009  sulla sorte di milioni di persone mandate a morte in mezzo a sofferenze atroci, da governanti incapaci, che si arrogavano il diritto divino di vita e di morte sui loro simili. Ora questi re per grazia divina non ci sono più, ma non ci sono nemmeno più i ministri italiani che riescono a tener testa alla prepotenza degli Stati europei ed a difendere gli interessi del loro Paese.

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2 risposte a Un esempio di giornalismo serio

  1. bastet1952 ha detto:

    Grazie! Un bel pezzo di storia direttamente dai documenti del epoca…sarebbe possibile avere un link?

  2. elenaedorlando ha detto:

    Grazie Bastet, sei sempre molto gentile, io non ho vissuto le tue avventure, quindi mi devo accontentare delle riviste storiche. E’ molto facile trovarlo.http://archive.org/details/timeshistoryofwa01londuoft.

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