Di nuovo insieme

L’uomo disse all’universo: io esisto. L’universo replicò: ciò non mi istilla alcun senso del dovere. Stephen Crane

Nessuna distinzione esisteva, nella antica Grecia, tra scienza e filosofia. Entrambe cercavano di capire la realtà. Solamente con l’idealismo si afferma la superiorità del pensiero filosofico sulla scienza. La filosofia diventa il pensiero supremo: la civetta di Minerva che esce alla fine di un’epoca e la giudica. Durante il periodo fascista, forse per sottolinearne l’importanza, il ministro Gentile proibisce alle donne di insegnare filosofia (L. 22/1934); probabilmente credeva, viste le sue scarse conoscenze scientifiche, che il pensiero filosofico avesse origine negli innominabili attributi maschili. E mentre il pensiero idealista si impadronisce dei movimenti politici e crea le basi per le peggiori dittature della storia, la disprezzata scienza, intanto, libera dalle pastoie filosofiche-idealiste, continua le sue ricerche ed un po’ alla volta sconvolge il nostro modo di vedere la realtà e si riappropria del pensiero filosofico. Incomincia Heisenberg con il principio di indeterminazione nel 1927: quando si analizzano le particelle subatomiche in qualche modo le si modifica, e, se si riesce ad identificarne la posizione, non si può coglierne la velocità. I tentativi di controllare la materia submicroscopica si scontrano quindi con la casualità, con la cancellazione di ogni rapporto tra  causa e ed effetto,Immagine  facendo venir meno ogni valore della fisica newtoniana e rivalutando il pensiero dell’osservatore come dato fondamentale per capire i fenomeni. Date queste premesse è impossibile parlare di fenomeni subatomici come realmente esistenti. E non ha senso chiedersi quali valori possano assumere le variazioni fisiche se queste non si possono osservare. Nella meccanica quantistica ci troviamo di fronte ad entità che non hanno alcunché di meccanico  ma assomigliano piuttosto a processi mentali dove l’interpretazione meccanicistica della natura non funziona più. Al centro dei fondamenti stessi della fisica si pone il problema della coscienza umana che interagisce con i fenomeni. Infatti il comportamento quantistico inganna la nostra osservazione ed il nostro senso comune. Ci obbliga a ripensare il modo in cui guardiamo l’universo ed ad accettare un’immagine nuova e diversa della realtà. Nella fisica contemporanea il fattore decisivo è l’interazione tra l’oggetto e ciò che lo circonda e questo rapporto nasconde ai nostri occhi gli effetti quantistici e le loro combinazioni. La singolare proprietà di cui possono godere due particelle o sistemi quantistici, in virtù della quale anche a distanza possono influenzarsi a vicenda -per cui un cambiamento dell’una si riflette in un cambiamento dell’altra- viene chiamato entanglement. L’entanglement quantistico lega le particelle in un tutto inseparabile e crea delle bizzarre conseguenze. Infatti, anche quando le particelle sono lontane si comportano come un’unica identità. Quando l’osservatore entra in questo rapporto, contribuisce a creare il collasso delle funzioni d’onda (vedi paradosso dal gatto di Schroedinger). Dalle riflessioni di Democrito sulla composizione atomica della realtà siamo giunti alla verifica sperimentale di particelle infinitamente più piccole dell’atomo che interagiscono in un modo completamente inaspettato con il nostro modo di capire l’esistente.

Se la ricerca delle particelle subatomiche ha sconvolto il nostro modo di vedere il mondo, le scoperte astronomiche hanno dimostrato definitivamente che il posto dell’uomo nell’universo non ha nulla di speciale. La scoperta della materia e dell’energia oscura mostrano come i principali elementi chimici di cui sono formati i nostri corpi non sono che lo 0,03 per cento del contenuto totale dell’universo. Per non parlare della dimensione spazio-temporale a noi familiare, che potrebbe, secondo complicati calcoli matematici, estendersi fino ad 11 dimensioni. Insomma siamo banditi definitivamente dal centro dell’universo ed il nostro universo visibile non è che una minima frazione dell’intero universo. E’ evidente che filosofare senza prendere in considerazione le scoperte scientifiche dell’ultimo secolo, significa dedicarsi al più sterile onanismo, significa pure dimenticare gli insegnamenti della filosofia greca che cercava di capire la realtà fisica ed il posto dell’uomo nell’universo. Ma si sa, il principio economico che domina la mente di molti insegnanti, come di quasi tutti gli esseri umani, è quello del minimo sforzo possibile, per cui eccoci a ripetere il pensiero di Cartesio e di Bergson, magari anche di Croce e Gentile, ed a dimenticare completamente un secolo di analisi scientifica della realtà

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4 risposte a Di nuovo insieme

  1. Bastet ha detto:

    Ho appena aperto un libro che per coincidenza sembra sposare perfettamente con questo post, si intitolo: “Bentornata Realtà Il Nuovo Realismo in Discussione” autori diversi. Dal poco che ho letto direi che è pane per tuoi denti! Ma mi sà che insegnare l’umiltà agli esseri umani sarà una vera impresa! Bel post, grazie.

  2. elenaedorlando ha detto:

    Grazie Bastet, leggerò sicuramente il libro che mi hai indicato. Per quanto riguarda l’umiltà non abbiamo che da aspettare qualche anno e poi la Terra ci farà capire che distruggere le risorse naturali non è stata un’idea molto intelligente e questo, spero,ci toglierà un po’ di antropocentrismo dalla testa

  3. francesco ha detto:

    Complimenti per il bel post, su di un’argomento importante. Dal mio punto di vista potrei solamente aggiungere che, essendo l’esperienza della realtà soggettiva, la formulazione di modelli e l’interazione con i fenomeni naturali può derivare più dalla personale costituzione religiosa che non dalla riflessione filosofica. La stupefacente, ed altrimenti inspiegabile, evoluzione dell’attività scientifica in occidente nell’ultimo secolo, se non direttamente legata al profitto, è da ascriversi alla diffusione del buddismo. Nella fisica, nella psicologia, nella medicina, nell’astronomia, l’influenza dell’intuizione buddista ha sostituito la tradizione giudaico-cristiana come determinante nel processo di formulazione scientifica. Dapprima attraverso riformulazioni non dissimili da antiche tradizioni orientali, negli ultimi anni in modo via via più originale. A mio giudizio si tratta di una condizione ormai consolidata, che potrebbe investire campi nuovi come ad esempio l’economia o l’ecologia. Un’unica mia speranza: che ogni nuova scoperta, da occidentale od occidentalizzata, non continui ad essere “armata”.

    • elenaedorlando ha detto:

      Grazie per i complimenti e per l’interessante interpretazione delle ultime scoperte scientifiche. Non credo però, per quanto io ammiri il pensiero buddista, che questi abbia influenzato la ricerca scientifica, anche se le relazioni talvolta possono sembrare stupefacenti. Ho sentito il Dalai Lama in una conferenza, affermare che se avesse dovuto scegliere tra la matematica e Dio avrebbe scelto la prima. Il pensiero buddista ed orientale, chiaramente conosciuto da Schopenhauer e Nietzsche, non credo però siano mai entrati a far parte della cultura dei nostri scienziati del sette-ottocento (penso a Newton), ossia di coloro che hanno posto le basi della scienza attuale. Perché ci sia ricerca scientifica credo ci debba essere libertà di pensiero: una mente libera dalle paure dell’inferno o , peggio, delle torture dell’inquisizione. Infatti il maggiore sviluppo lo abbiamo avuto nel Rinascimento con Leonardo e Galilei, protetti da signori intelligenti e dopo l’Illuminismo. Ma la tua ipotesi è estremamente interessante e da approfondire. Grazie.

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