L’uomo fascista

Il termine e la sottospecie umana sono nati intorno al 1930 per volere di Mussolini, partendo dalla considerazione che, fatta l’Italia, bisognava fare gli Italiani. Nel famoso scritto –La dottrina del fascismo- del 1933, il Duce descrive i tre principi essenziali che caratterizzano il nuovo italiano: l’uomo guerriero-l’uomo sociale-la coscienza di appartenere   al fascismo. Per il fascista tutto è nello Stato e nulla ha valore al di fuori di esso. Il fascista doveva essere un uomo sociale e doveva superare le divisioni di classe partecipando alle attività del partito fascista ed alle adunate oceaniche in cui risuonavano i discorsi estremamente suggestivi del capo, intercalati dalle celebri frasi di cui porto qualche esempio: “Quando il gioco si fa duro i duri incominciano a giocare.” Oppure:” Meglio lottare insieme che morire da soli”, “L’Italia agli Italiani”. “Ringrazia ogni giorno devotamente Dio perché ti ha fatto Italiano”. “Meglio morire in piedi che vivere una vita in ginocchio”. Queste espressioni ci fanno sorridere, oggi, ma non dovrebbero, perché non credo che il fascismo sia stato solo forza bruta e cieca violenza guerriera: alla base delle espressioni roboanti esiste una comprensione profonda della psicologia della massa e di come sono fatti gli esseri umani. Sembra quasi che Mussolini abbia redatto i suoi principi tenendo presente la “Psicologia delle masse” di Freud (1921): “La massa è straordinariamente influenzabile e credula: è acritica, per essa non esiste l’inverosimile. Pensa per immagini, che si richiamano per associazione e si adeguano le une alle altre negli stati di libera fantasticheria…I sentimenti delle masse sono sempre semplicissimi e molto esagerati… Vuole essere dominata ed oppressa e temere il proprio padrone. Fondamentalmente conservatrice in senso assoluto, ha una profonda ripugnanza per tutte le novità e per tutti i progressi ed un rispetto illimitato per la tradizione. Per quanto riguarda la moralità delle masse occorre tener presente che quando gli individui stanno insieme tutte le inibizioni individuali scompaiono e tutti gli istinti inumani, crudeli, distruttivi, che nel singolo sonnecchiano quali relitti di tempi primordiali, si ridestano e aspirano al libero soddisfacimento pulsionale….La massa soggiace inoltre alla potenza veramente magica di parole che nell’anima delle moltitudini possono provocare o placare le più formidabili tempeste. La ragione o gli argomenti logici non riuscirebbero a lottare contro certe parole e certe formule. Vengono pronunciate con riverenza davanti alle masse, e subito, i volti assumono un’espressione di deferenza e le teste si inchinano”

E’ cambiato l’uomo italiano dai tempi del fascismo? Apparentemente sì. Non esiste più il guerriero, credo che pochissimi si identifichino ancora con lo Stato, ed a questo hanno sicuramente contribuito i personaggi politici apparsi negli ultimi anni. Rimangono però molti aspetti inquietanti che dovrebbero metterci in guardia. Per prima cosa, la posizione delle  donne nella società italiana è sostanzialmente rimasta quella dell’epoca fascista. Poche donne hanno lavori importanti, pochissime sono entrate in politica, dove sono giudicate per il loro aspetto fisico, la maggioranza si deve sobbarcare un lavoro mediocre  malpagato, assieme ai lavori casalinghi, la cura dei figli e talvolta anche dei vecchi genitori, mentre il marito si rilassa con gli amici o con le partite di calcio in TV. I programmi televisivi sono un’offesa continua alla dignità umana femminile, ma vanno bene a tutti, uomini e donne, nessuno protesta perché vallette e  veline seminude affiancano, con compiti da mentecatte, i presentatori maschili. Evidentemente per il popolo italiano la donna è un semplice oggetto a disposizione del maschio, esattamente come durante il fascismo in cui la moglie-madre era la riproduttrice della razza e non poteva disporre del proprio corpo se non in vista della procreazione di futuri guerrieri italici.  Se il 50% della popolazione è considerato ancora come ai tempi del fascismo è molto difficile credere che questo sia scomparso dal nostro modo di pensare e di essere.

Un altro aspetto inquietante è poi il razzismo strisciante nei confronti degli altri popoli, ad esempio i Cinesi. Ho spesso sentito dire le peggiori cose sui Cinesi da persone che non li avevano visti che nei loro ristoranti. Interrogati sul perché della loro antipatia rispondevano che i Cinesi ci hanno portato via il lavoro: alla mia osservazione che il lavoro ce lo hanno portato via gli industriali italiani che si sono trasferiti in Cina, rispondevano che i Cinesi copiano i nostri prodotti, che il loro cibo non era buono ed altre sciocchezze simili. Per non parlare del razzismo contro gli Africani colpevoli di invadere il nostro Paese, naturalmente dimenticando le stragi compiute in Africa dai colonialisti europei sia nei secoli passati che oggi (ma per approfondire questo aspetto leggete il blog: BastetandSekhmet). Si incomincia a sentire sempre più spesso un rinato antisemitismo: si tacciano gli ebrei di complotti finanziari internazionali e di crudeltà verso i Palestinesi, identificando lo Stato di Israele con persone che magari in Israele non hanno mai messo piede. Il fenomeno sta dilagando sempre di più e mi chiedo in quale baratro il nostro Paese stia ancora cadendo e chi stia preparando questo nuovo sonno della ragione. Il mezzo è ovvio: la televisione con i suoi messaggi subliminali e non. E’ più difficile capire chi abbia interesse a diffondere una mentalità razzista. Qualcuno che vuole distogliere l’attenzione dalle sue malefatte, oppure qualcuno che vuole preparare una massa di futuri guerrieri? Ai posteri l’orrenda risposta.

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2 risposte a L’uomo fascista

  1. Bastet ha detto:

    Dal mio punto di vista sono completamente d’accordo con te. Il fascismo è vivo e vegito in italia, casomai sotto mentite spoglie, e che d’altronde visto la natura delle masse c’era da aspettarlo. L’elite politico di una certa “levatura” persuasivo, secondo me, hanno da sempre capito come manovrare i propri simili. Freud ha “semplicemente” teorizzato o se preferisci, messo per iscritto, ciò che ogni generale, prete o duce avrebbe voluto che fosse tenuto un pò chiuso sotto chiave, perchè strumento per manipolare la plebaglia.
    La sottomissione delle donne, che sia bene che ci rendiamo conto non è una esclusiva realtà all’italiana, ma una realtà per quanto riguarda, nelle sostanze, le maggioranza delle donne in ogni angolo della terra. Ho appena finito di leggere un interessante libro scritta da Gioconda Belli: “Nel Paese Delle Donne”….riporto una riflessione che faccia LA personaggio principale: “Ormai da due mesi era in carica, ma non riusciva a fare progressi. Aveva cercato di includere nel governo le persone più in gamba, fossero uomini o donne, ma su di loro incombeva una realtà sedimentata da secoli. Nonostante il calo di testosterone, anche se erano stanchi e depressi, ormai fflaccidi e panzoni, gli uomini contnuavano a soffocare l’iniziativa femminile. Non lo faccevano di proposito, però alle riunioni i loro commenti piombavanosempre come secchiate d’acqua fredda: “Voi non sapete niente di queste cose, non avete esperienza”. L’effetto si poteva vedere nell’espressione delle magnifiche donne che stavano cominciando a imparare il valore del loro potere: gli uomini le mettevano in soggezione, le faceva chiudere come anemoni spaventati.” e “L’insicurezza che tramutava in compulsione la tendenza a cedere davanti all’autorità maschile sembrava impressa nella psiche femminile come l’alcolismo nei figli degli alcolizzati. Viviana aveva studiato come interrompere le dipendenze psicologiche e sapeva che per prima cosa è essenziale eliminare la causa che le scatena: sigarette, alcol, droghe. Quanto tempo ci vorra?”
    Recentemente mi ha fatto notare una femminista, la tendenza di sottovalutare i propri talenti che hanno noi donne, come fosse parte della ns DNA. Credo di nuovo, ciò che blocca la donna, sono le “credenze” cha hanno assimilate con il latte materno. Diventa importante allora farle capire che spesso sono loro stesse che si frenano (pur non dimenticando le realtà di un mondo oaternalista che incoraggia l’imagine più “tradizionale” della donna.).
    Infine, guardando come la “massa” italiano abbia votato sino d’ora, non sono sicura che l’abbiano davvero smesso di identificarsi nella politica. Chi lo ha fatto sono per la maggior parte quelli che sono di vedute più ampia, che tendono a credere in una politica pù ampia, popolare, in una parola, di sinistra. Il facile popolismo continua a regnare forte nel nostro paese con l’appello a paure xenofobici e promesse economiche assurde attraverso la manipolazione della gente attraverso la media.

  2. elenaedorlando ha detto:

    E’ molto difficile essere in disaccordo con quanto scrivi, condivido tutto ma credo che la situazione della donna in Italia, sopratutto dal punto di vista lavorativo, sia peggiore di quella delle donne negli altri Paesi europei. In Italia abbiamo un 25% di donne che lavorano (come al tempo del fascismo) mentre in Germania, Francia, GB e USA siamo intorno al 50% ed al 60 % nei Paesi scandinavi e questa è una bella differenza! Stesso discorso per quanto riguarda la politica: In USA, in Francia, in GB, in Germania e nei Paesi scandinavi, abbiamo avuto donne candidate come presidenti, primi ministri, ecc. In questi Paesi non si vede una differenza sostanziale nella gestione del potere. politico e nessuno si scandalizzerebbe se alle prossime elezioni venisse eletta una donna negli USA (beh’ forse l’opposizione, sì). Guardiamo invece alla situazione nel Parlamento italiano, la presenza di deputatesse è inferiore a quella dei parlamenti arabi.
    Io vedo uno stretto collegamento tra l’immagine della donna quale appare in TV e la sua condizione sociale, il mezzo televisivo avrebbe il potere di cambiare certi stereotipi maschio-femmina di stampo fascista, ma se ne guarda bene dal farlo. Le TV italiane sono divise tra i vari partiti, e sono un ottimo mezzo per difendere il potere costituito che rende a questi incapaci e ladri un ottimo reddito, che tengono stretto con tutte le forze (diversamente da te io non vedo in Italia oggi nessuna differenza sostanziale tra destra e sinistra. La sinistra, tempo fa, difendeva i diritti ‘laici’, oggi non fa più nemmeno quello). Come si può cambiare questa situazione, che, fra l’altro, ci getterà nel sottosviluppo più nero, per la semplice ragione che cancellare le capacità del 50% della popolazione, significa ridurre il proprio progresso sociale e quindi non riuscire a stare al passo coi tempi? Non lo so. Ho fatto leggere a molte donne, tanto tempo fa, “Dalla parte delle bambine” di Elena Bellotti ed ora leggerò quello che mi hai indicato tu di Belli, ma non credo servirà a molto. Credo tu abbia ragione quando scrivi che la “massa” si identifica ancora con lo Stato (veramente speravo che non fosse più così), Ho capito, grazie al tuo commento, che siamo messi ancora peggio di quanto pensassi. AIUTO!

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