Arte e scienza

Arte e scienza hanno sempre avuto in comune lo scopo di farci capire l’essenza della realtà. Con metodi e tecniche completamente diversi, almeno nei secoli passati, hanno cercato di vedere e di mostrare quello che sta al di là dell’apparenza. L’arte si serve dell’intuizione dell’artista, il quale coglie l’intima essenza dell’epoca in cui vive e la raffigura nelle sue opere in modo che si possa svelare a tutti che cosa si nasconde dietro le verità propagandate dal potere. La scienza si serve dell’analisi e della verifica sperimentale per afferrare i costituenti della realtà al fine, non solo di mostrarci che cosa si nasconde dietro le immagini primitive che i nostri sensi ci offrono, ma anche di modificare la realtà a favore dell’umanità (se non intervengono i politici). Entrambe, seppur in modo diverso, modificano il nostro modo di vedere il mondo e di rapportarci ad esso. I cambiamenti non sono facili, la massa spesso rifiuta le avanguardie artistiche o le scoperte scientifiche  che rivoluzionano il nostro modo di vedere il mondo o la nostra posizione all’interno di esso (ancora oggi esistono gli antidarwiniani). Lentamente però, magari dopo qualche secolo, si fanno strada  anche nella mente del popolo, le nuove idee. Peccato che quando questo avviene, le idee non siano più nuove ed una diversa visione del mondo sia già davanti agli occhi di chi non riesce a coglierla. Oggi è entrata nell’inconscio collettivo di tutti noi, l’immagine dell’artista barbuto, malvestito, anzi stracciato, incompreso ed isolato da tutti, così ben descritto dalla penna feroce di Tom Wolfe nel suo: – The painted word-. In realtà questo tipo di artista non esiste più. I giovani artisti oggi, parlo di coloro che stanno incominciando a mostrare una nuova visione della realtà, fanno arte basandosi soprattutto sulla scienza, sui principi logici, sul calcolo scientifico matematico ed interagiscono con una struttura sociale in rapida trasformazione, grazie alle più moderne tecnologie. Arte-ricerca scientifica-tecnologica vanno dunque insieme, sia per quanto riguarda l’uso del materiale altamente complesso di cui l’arte ha bisogno per costruire le sue manifestazioni artistiche, sia per quanto riguarda il metodo che coinvolge la ricerca espressiva che non è statica, ma in continua evoluzione. Quindi anche il processo logico che sta alla base della costruzione dell’opera d’arte entra a far parte della rappresentazione finale e naturalmente, ci parla in termini matematici. Questo nuovi artisti sono ormai numerosi: ne citerò solo alcuni di quelli che amo particolarmente:

Chu Yun. Nelle sue opere vuole dimostrare come l’artista possa diventare un medium per trascendere il visibile e mostrare quello che è nascosto nella realtà di tutti i giorni, allo scopo di portare dei microscopici cambiamenti nella vita  quotidiana dello spettatore.            Sunil Gawde. La filosofia indiana influenza la costruzione delle sue opere che sono basate sulla ricerca ingegneristica e con esse Sunil vuole dimostrare come il concetto di tempoImmagine  abbia un significato diverso nelle diverse culture e come questo influenzi il comportamento di un popolo.  Att Poomtangon. Le sue installazioni, sintesi di oggetti primitivi e di tecnologie avanzate, sono una meditazione sul significato culturale ed ecologico del lavoro umano.  Tomàs Saraceno. Questo artista non ha certo bisogno di presentazioni ed a proposito della sua installazione -On space time foam-  all’Hangar Bicocca di Milano, mi limito a riportare l’intervista da lui rilasciata a G. Bria per Artribune. ” A mio parere quello che la gente vivrò o vedrà quando attraverserà l’installazione nel cielo, sarà una sorta di internet fisico solido. Uno spazio di relazione ed interazione all’interno del quale le persone percepiranno fisicamente la responsabilità della loro vicinanza nei confronti degli altri e di ciascun movimento che desiderano di compiere. Il progetto (costruito da un gruppo di ingegneri) reagisce come un software. Un meccanismo che sospende lo spazio ed il tempo per creare reazioni fisiche a priori, respiri e movimenti che hanno un solo presente.” Alla giornalista che gli chiede da chi sia stato ispirato per la costruzione della sua opera, Saraceno risponde: “dalla relatività generale di Einstein”.

Arte, matematica e scienza di nuovo insieme come ai tempi dell’artista-matematico Piero della Francesca o dello scienziato-pittore  Leonardo da Vinci? Incomincio a sognare un nuovo Rinascimento. Ogni tanto fa bene uscire dalla realtà

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