Artemisia

alberineveartemisia 037Artemisia Gentileschi (Roma 1593-Napoli 1653) ci ha lasciato molte opere di immenso valore, ma come sempre capita quando si tratta di grandi donne, lei è ricordata soprattutto per una questione di sesso, infatti affrontò il primo processo di stupro della storia e lo vinse. Nonostante abbia vissuto per l’arte, come molti suoi famosi colleghi, noi femministe o meno, la utilizziamo come una bandiera per le nostre idee e non credo che lei ne sarebbe molto contenta. Qui faccio lo stesso anch’io ed un po’ me ne vergogno, ma credo che la sua vita possa dare una risposta alla mia domanda del perché la situazione della donna oggi in Italia sia così tragica. La sua vita per molti versi eccezionale, siamo nel 1500-1600, ci dimostra che le donne, se posseggono talento e carattere, possono raggiungere il successo come gli uomini ed il suo fu un enorme successo anche se non le furono commissionati grandi cicli di affreschi come ai suoi colleghi maschi. Che cosa aveva lei dunque che le ha permesso di non cadere nell’oblio? Credo la risposta si possa trovare in un episodio tragico della sua infanzia, ossia nel fatto che è rimasta orfana di madre e che della sua educazione se ne occupò sempre il padre. Orazio, che aveva capito subito il grande talento della figlia, seguiva con orgoglio i suoi progressi pittorici e la incoraggiava. I primi anni di apprendistato di Artemisia furono nella bottega del padre. In un disordine incredibile la piccola artista cercava di disegnare e dipingere, spesso sporca di colore e con i vestiti in disordine. Le importava solamente riuscire ad imparare e a fare contento il grande padre ed a trovare la sua approvazione (dice A. Lapierre). Se la madre fosse stata viva, le avrebbe sicuramente proibito la vita poco femminile che lei stava vivendo ed il suo talento un po’ alla volta si sarebbe spento sotto i vestitini ordinati e puliti tipici delle bambine del suo tempo (anche del nostro: non c’è nulla di più triste di una bambina addobbata in modo ‘elegante’ con i fiocchetti e la gonnellina, le scarpette graziose, che non deve muoversi né giocare perché altrimenti si sporca e la mamma si arrabbia: praticamente un individuo chiuso in una gabbia psicologica). La cultura viene prevalentemente trasmessa dalla madre; è lei che è sempre presente nei primi anni di vita e che segue i bambini e quindi è lei che lascia un’impronta che determinerà il futuro comportamento di un individuo. Naturalmente le madri trasmettono, involontariamente o meno, la cultura dominante, ripetendo spesso in modo acritico quello che è stato insegnato loro e quello che credono sia il comportamento che le figlie devono apprendere se vogliono essere accettate nella società maschilista in cui si trovano a vivere. Sono caratteristiche comportamentali che riflettono inevitabilmente il ruolo subordinato delle donne, come ad esempio: l’essere compassionevoli (così abbiamo un’infermiera gratis), generosi (così si fanno i lavori domestici senza ricompensa), carine (per trovare un marito) pazienti (per sopportarlo). La paura deve essere la loro compagna costante: paura del buio, del parlare in pubblico, di non piacere, di stare da sola, di addolorare i genitori, ecc. E’ quasi incredibile che in questa cappa di divieti auto-imposti, di morale sentimentale ed appiccicosa, ci siano delle donne che sono riuscite a realizzarsi.

Diverso è il rapporto con il padre, soprattutto se costui è un artista e quindi in qualche modo superiore agli schemi sociali del suo tempo. Orazio Gentileschi non solo educa sua  figlia al lavoro di artista e le insegna tutto quello che sa, ma la fa vivere in mezzo ai più importanti pittori del suo tempo, le trova le prime commissioni e la incoraggia in tutti  i modi. E lei si comporta come si comporterebbe un artista di talento uomo: lotta con tutte le sue forze per affermarsi perché sa di valere e sa creare dei capolavori immortali. Artemisia è eccezionale per il suo tempo ma non è l’unica: abbiamo Lavinia Fontana, anche lei figlia di un pittore, Sofonisba Anguissola ed altre. Tutte sono coscienti del loro valore , ed anche se la società maschilista non ha dato loro tutte le possibilità che avrebbero meritato, non hanno rinunciato a manifestare se stesse ed a produrre i capolavori che possiamo ammirare ancora oggi. Per gli amanti della femminilità a tutti i costi aggiungo che Artemisia amava il lusso ed i bei vestiti e questo appare in tutti i quadri in cui si auto-ritrae od in cui usa se stessa come personaggio in primo piano. Nella sua opera più famosa: “Giuditta uccide Oloferne”, la protagonista, che taglia con decisione la testa di Oloferne, è vestita con un bellissimo abito di broccato dorato ed indossa un braccialetto prezioso con cammei e smalti. Anche la spada è ben lavora e porta il suo nome.

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3 risposte a Artemisia

  1. Bastet ha detto:

    Sono d’accordo che la prima vista di ciò che è il sociale viene dalla madre, ed è fortunata la donna (o uomo se per questo) che abbia una madre capace di pensare in modo libera. Nè si esclude la possibilità d’essere sia donna che intelletuale, femminile e decisa. Personalmente una delle ragione che credo che le cose vanno così male in Italia per le donne è che le mamme predeligono il maschio, ancora, come fosse meglio di una femmina. Piccoli Principi con la sorella Cenerentola che dovrebbero sempre servire e riverire, lui. I maschi, spesso sono trattati come tanti bambinelli, che spesso non vanno oltre lo stadio narcissista dei 3 anni di vita. Io credo che dobbiamo liberare i maschi dalle illusioni di essere meglio perchè maschio, malgrado che insisto che una femmina non debba copiare il maschio per liberarsi, anzi. Soltanto che credo che non siamo forse capace di vedere che femminile non è neccessariamente l’amore del bel vestire…se così fosse, quante maschi nella storia sarebbero stati considerate femmine. Per me, amare il nostro modo femminile di pensare non è amare il servilismo verso il maschio, bensì la fierezza di vedere il mondo ed agire con essa con i nostri talenti, intelligenza e consapevolezza femminile, di provare di andare oltre i modelli maschili di ciò che è intelligente o socialmente accettabile o modo di rapportarsi con il sociale. Ho paura che sia stata talmente avvilita dalla società maschile “la cosa femminile” di farci credere che essere donna e comportarsi come tale sia non solo negativa ma peggio, un tradimento alla propria genere. Che ci siano molte donne “storpie” socialmente parlando, no v’è dubbio, ma ciò non toglie che sia donna vuol dire copiarle.

  2. elena ha detto:

    E’ vero, sopratutto in Trentino, se uno nasce maschio ha tutti i diritti . Credo che questo derivi dalla tradizione del -maso chiuso- per cui, fino a poco tempo fa, (o forse è ancora in vigore?), la casa ed il terreno andavano al primogenito maschio. Nel resto dell’Italia credo che la situazione della donna sia migliore, almeno per quanto riguarda l’eredità. Ancora oggi vedo attorno a me dei maschi incapaci ed arroganti che ereditano, per volere degli zii e delle zie, tutto il patrimonio della famiglia a scapito delle nipoti femmine che valgono molto più di loro. Questo crea una posizione di partenza estremamente sfavorevole alle donne e, sopratutto, una ferita psicologica difficilmente rimarginabile. Il modo femminile di pensare è un argomento sul quale vorrei discutere molto più profondamente perché in realtà io non so quale sia. Ho vissuto quasi sempre con uomini ed il nostro modo di pensare era simile, ma non credo di essere diventata un uomo.E nessuno mi accusa di essere un maschiaccio anche se so fare quasi tutti i lavori maschili. Quindi aspetto con ansia una tua spiegazione,Anche perché rifletto da parecchio, in seguito a quello che hai scritto tempo fa, su questo argomento e non riesco a trovare una spiegazione valida al dilemma:”Se io sono il prodotto di una certa mentalità, come possono le mie caratteristiche psicologiche essere autonome da questa società?” Credo che solo trovando le cause delle malattie e delle disfunzioni sociali si possano proporre dei rimedi e delle soluzioni..

  3. elena ha detto:

    PER BASTET:: Ho trovato il -Manifesto di Rivolta Femminile- che ti indico qui di seguito, credo sia un ottimo punto di partenza per uno studio accurato delle nostre qualità femminili.http://www.url.it/donnestoria/testi/percorso_900/lonzi.htm

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