Dal 20.000 a. C. all’8 marzo 2013

Nel 1861 J. Bachofen pubblica il trattato : “Die Mutterecht” nel quale cerca di spiegare la nascita e l’evolversi della famiglia e dei rapporti tra i due sessi, dalla preistoria al suo tempo. Bachofen era uno studioso di diritto romano, abituato ad analizzare comportamenti e principi della società, in base a serie ricerche archeologiche ed analisi dei testi dell’antichità. Il suo lavoro, per quanto riguarda lo studio dei rapporti uomo-donna, può essere riassunto in tre punti fondamentali: 1) All’inizio dell’umanità gli uomini vivevano in un commercio sessuale promiscuo che escludeva il concetto di paternità, sia perché non era ancora chiara la relazione tra atto sessuale e nascita, sia per la promiscuità in cui viveva la tribù. 2) Questa situazione che esclude ogni certezza di paternità, fa sì che la discendenza possa essere calcolata solo per linea femminile secondo il diritto matriarcale. In conseguenza di ciò le madri, in quanto genitrici delle giovani generazioni, godono di una grande autorità tanto che si può parlare di ginecocrazia. 3) Il passaggio alla monogamia, che secondo il Nostro è voluto dalle donne, rappresentò la violazione di un antico precetto religioso di cui si può riscontrare traccia nelle numerose tragedie greche. (ad esempio nell’Orestiade di Eschilo).

Quando avviene il passaggio alla monogamia e l’avvento dell’agricoltura, si incomincia anche a capire il ruolo del maschio nella riproduzione sessuale. L’uomo entra in possesso di beni materiali che vuole assicurare ai figli e quindi si abolisce la discendenza matriarcale per introdurre quella patriarcale. Il rovesciamento del matriarcato segnò la sconfitta sul piano storico del sesso femminile. La donna fu avvilita ed asservita e diventò un semplice strumento per fare figli. La famiglia, termine che deriva dal latino -familia- era per i Romani la totalità degli schiavi appartenenti ad un uomo e la sua parte ereditaria. Era un organismo sociale in cui il capo aveva sotto di sé moglie, figli e schiavi con il diritto di vita e di morte su tutti loro. Per assicurare la paternità dei figli e di conseguenza la fedeltà della donna, questa venne sottoposta incondizionatamente al potere dell’uomo il quale aveva il diritto di ucciderla. La monogamia vale solo per le donne, l’uomo può continuare a disporre di tutte le schiave che vuole. Con il patriarcato nasce la prima forma di divisione del lavoro della storia: la procreazione dei figli da parte della donna a favore esclusivo del maschio, il quale poteva rifiutare il neonato, più spesso la neonata, mettendola in strada fuori dalla porta di casa.

La situazione della donna non migliora durante il medioevo e nei secoli seguenti, ma preferisco non parlare di streghe bruciate a milioni sul rogo, o altri orrori  che il maschio, con l’aiuto della religione, è riuscito a compiere per rafforzare il suo potere, mi limito a ricordare che il matrimonio è deciso per millenni dai genitori in base a precise circostanze economiche. La sposa si distingue in pratica dalle prostitute e dalle schiave solo perché lei vende il suo corpo una sola volta per tutta la vita ad un solo uomo (e gli porta pure la dote per ringraziarlo). La disparità dei diritti economici tra i coniugi crea una spaventosa situazione di sudditanza in cui metà dell’umanità non dispone nemmeno del suo corpoImmagineEd eccoci arrivati al febbraio del 1909 quando i socialisti americani istituiscono la settimana della donna in ricordo delle lotte delle operaie nelle fabbriche. Naturalmente si rifiutano di far partecipare a queste feste le femministe borghesi che in America si battevano da anni per il diritto di voto, con la scusa che erano borghesi, sospetto invece per la paura di perdere una parte del loro controllo sulle donne. In Italia si incomincia a festeggiare l’8 marzo solo nel 1922, quando naturalmente le donne non avevano diritto di voto ed erano considerate cittadine di serie c. Una festa che a mio avviso era semplicemente un modo per mettere a tacere le prime timide femministe italiane e sistemare la coscienza con un mazzetto di fiori. Per quanto mi riguarda io trovo questa ricorrenza offensiva della mia dignità di essere umano. Una chiara presa per i fondelli da parte di chi pretende di mantenere un potere e dei privilegi che non gli spettano e che non merita. Se nella preistoria la forza fisica poteva essere un elemento di sopravvivenza e quindi di potere, questa stesa forza fisica oggi non conta più, contano invece le qualità personali che si possono sviluppare solo se un individuo ha la possibilità di disporre del suo tempo e solo se il suo lavoro non viene disprezzato a tal punto da non essere nemmeno retribuito, come succede per il pesante e ripetitivo lavoro casalingo, compiuto quasi esclusivamente dalle donne. La strada da percorrere per un’effettiva uguaglianza è ancora molta.

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3 risposte a Dal 20.000 a. C. all’8 marzo 2013

  1. Bastet ha detto:

    Ah si, c’è ancora molto da fare…grazie per questo spunto per la riflessione…

  2. Ti riconosco, sempre puntuale, documentata e dotta, sei forte e ti ammiro!!
    Da parte mia auspico un superamento delle due posizioni contrapposte, il riconoscimento della persona, indipendentemente dal genere, la condivisione in valori comuni ,la reciproca crescita individuale come compensazione della parte carente, animus /anima in un contesto che accoglie senza pregiudizi e senza barriere . Forse è la mia tarda età che mi rende più accogliente e solidale con tutti o questa neve che cade e .. imbianca ogni cosa.

  3. elena ha detto:

    Grazie Anita! Sei sempre troppo gentile.Sono perfettamente d’accordo con te, il superamento delle contrapposizione maschio/femmina sarebbe la situazione ideale. In fondo, come dice la genetica, la differenza tra uomo e donna è veramente minima e chiaramente influenzata dall’ambiente. Il problema però consiste nel fatto che concretamente siamo ben lontani dalla situazione ideale e credo che si debba cercare in tutti i modi di raggiungere questa situazione abbattendo pregiudizi e discriminazioni con tutti i mezzi in nostro possesso. Il fatto che una persona sia riconosciuta indipendentemente dal suo genere, è lo scopo di tutte le mie attuali e passate battaglie più o meno femministe.

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