Il sonno della ragione genera mostri.

I pregiudizi sono forme mentali che hanno lo scopo di semplificarci la vita. Infatti se dovessimo chiederci tutti i giorni se un oggetto è utile o meno, se una persona che ci sta vicina è nostra amica o nemica, la nostra esistenza sarebbe una gabbia di dubbi e di paure. I primi pregiudizi nascono con noi e gli altri seguono a ruota, frutto di ogni nostra nuova esperienza. I pregiudizi ci facilitano la vita a condizione che non siano il solo nostro modo di pensare e la sola guida al nostro agire. Avere nella propria mente solo pregiudizi significa non riuscire a rielaborare più un pensiero autonomo ed essere completamente in balia dei nostri stereotipi. I pregiudizi si rafforzano ed offuscano la capacità di ragionare di un individuo, quando costui fa parte di un gruppo, familiare o tribale, che esclude tutti gli altri. Si prova ammirazione, stima ed affetto per i componenti di questo gruppo e si vedono in modo negativo tutti coloro che non vi appartengono. Il gruppo si chiude e crea delle difese contro coloro che ne stanno fuori. L’esclusione ed il disprezzo degli esclusi aumentano durante le crisi economiche quando il lavoro o i beni di prima necessità incominciano a scarseggiare. I gruppi dominanti poi, hanno tutto l’interesse a creare un’immagine negativa di tutti coloro che non fanno parte del sistema, per giustificare il fatto che si sono appropriati di tutte le risorse. Il tragico è che questa visione viene interiorizzata pure dalle vittime delle classi al potere. E queste pensano che la povertà, la perdita del lavoro, l’esclusione sociale, non siano il risultato di un’ineguale distribuzione delle risorse, o meglio, il risultato della violenza del potente (armato) contro l’inerme (disarmato), ma il frutto di un’incapacità dei deboli di far fronte alle necessità della vita.

La repressione sociale può negare la libera espressione, ma il peggior nemico della libertà di pensiero deriva dal modo conformistico di pensare che rende quasi impossibile ai membri di una comunità, immaginare mondi ed idee diverse, stili di vita nuovi, rapporti fruttuosi con altri popoli. Inutile sottolineare che una società che si basa sul conformismo, e che non ha al suo interno un vivace dibattito culturale alternativo, è facilmente preda di demagoghi e santoni di vario tipo, che manovrano gli individui come giocattoli, facendo leva sui loro sentimenti più elementari. Si inquadrano gli individui in semplici ed isolate categorie: -la donna- -lo straniero- -il povero- il mussulmano-, ecc… e si creano i pregiudizi che ci fanno più comodo per incanalare su queste persone la rabbia e l’odio che non si possono scaricare contro i potenti amministratori, responsabili dei disastri economici e sociali. La lista dei pregiudizi negativi è particolarmente lunga e comprende tutti gli aspetti della vita. Esistono pregiudizi di classe: il ricco contro il povero, di religione: la propria contro tutte le altre, esistono il nazionalismo ed il sessismo. Quest’ultimo,Immagine decisamente duro a morire, nonostante le proteste femministe, si basa sulla semplice idea che il sesso maschile sia superiore a quello femminile. Nasce in noi già dalla prima infanzia, dall’osservazione di quello che sta intorno alla nostra culla. Il bambino con una madre casalinga, economicamente dipendente dal marito, quando raggiungerà l’età adulta considererà inevitabilmente tutte le donne come deboli e dipendenti, nate per dedicare la loro vita ai maschi. Lo stereotipo sessista appartiene inevitabilmente anche alle donne, che vedono se stesse come incapaci di affrontare il mondo maschile, perché hanno interiorizzato i dettami familiari e sociali che hanno insegnato loro che non dispongono né del carattere né delle capacità per farlo.

Liberarsi dei pregiudizi contro il mondo femminile è poi estremamente difficile in una società in cui la visione della donna è ridotta, sia in TV che sui giornali, ad oggetto sessuale a disposizione dei maschi, in cui i lavori domestici pesano solo sulla parte femminile dell’umanità, in cui il sessismo si manifesta pure nell’uso del linguaggio, tanto che in italiano non abbiamo nemmeno il femminile per molte parole che indicano professioni importanti.

Si può vivere in una società senza pregiudizi? Forse no, ma sicuramente si può cercare di affrontarli in modo che “Il sonno della ragione non generi mostri” come dice Goya.

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2 risposte a Il sonno della ragione genera mostri.

  1. Bastet ha detto:

    Bello…penso che non hai tutti i torti dicendo che i pregiudizi nascono con noi, ma per quanto difficile, credo anche che per essere individui liberi dobbiamo in anzi tutto liberarci dai peggiori dei ns pregiudizi…si, è semplici avere un mondo ben definito ma è più vivo il caos della varietà. Perciò viva una ragione ben desta.

  2. elenaedorlando ha detto:

    Grazie Bastet per il tuo commento. Sono d’accordo con te, dobbiamo avere una ragione ben desta per non essere continuamente influenzati da tutto e da tutti.

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