Verso il futuro

ImmagineAppena sente le parole fracking e geoingegneria l’ecologista che è in me si risveglia e si mette in guardia. Le due importanti e recenti attività umane sono viste da quasi tutti come la manifestazione dell’arroganza del potere politico ed economico. Probabilmente è così, ma se riflettiamo un po’ dobbiamo riconoscere che pure noi siamo responsabili, nel nostro piccolo, della loro nascita e del loro espandersi. Anche se il nostro comportamento è limitato a pochi ambiti, spesso è irrispettoso dell’ambiente e causa diretta o indiretta di inquinamento e della distruzione di habitat naturali. Cito qualche esempio: l’uso inutile dell’automobile, l’acquisto di oggetti usa e getta, il consumo di derivati di origine animale, l’eccessivo riscaldamento domestico, ecc..

Ma veniamo al fracking, un processo che avviene regolarmente in natura, quando l’acqua penetrando nelle rocce e gelando, le dilata, causando crolli di massi o fratture nel terreno. Gli scienziati che lavorano per le compagnie petrolifere si sono ispirati a questo processo naturale per estrarre il petrolio racchiuso in profondità ed altrimenti irraggiungibile. La descrizione della tecnica messa in atto è molto semplice: si immette nel sottosuolo dove si presume ci sia la presenza di gas o petrolio, una notevole quantità di acqua ed altre sostanze, ad altissima pressione, in modo da dilatare la crosta terrestre, poi si mantiene l’apertura iniettando sabbia o altri composti simili. Attraverso la fessurazione così ottenuta si può aspirare il petrolio racchiuso in profondità. Purtroppo le conseguenze si sono fatte subito sentire, perché ormai il petrolio da recuperare si trova solamente vicino ai centri abitati e dove si è praticata questa tecnica si sono avuti terremoti ed inquinamento delle falde acquifere. L’attività è stata messa al bando nello Stato di New York ed ha suscitato grandi proteste in Gran Bretagna. Non si può affermare con sicurezza che i terremoti nella pianura padana siano dovuti al fracking, ma rimangono dubbi abbastanza forti, visto che queste zone in passato sono sempre state considerate come non sismiche.

Le grandi compagnie petrolifere, però, non si sobbarcano ricerche costose, proteste e relative denunce, perché sono guidate da dirigenti folli, ma perché il petrolio sta venendo meno. O meglio, le risorse a grandi profondità sono ancora ricche, ma, se all’inizio del secolo per estrarre 100 barili ce ne voleva uno, 20 anni dopo ce ne volevano 10, poi 20, 50 e così via. Ora siamo intorno ai 60 barili, fra qualche anno saremo 1 a 1 e quando ci vorrà un barile di petrolio per estrarne uno, l’attività si fermerà e con lei anche la nostra civiltà attuale.

Il petrolio ha permesso la nostra comoda esistenza occidentale a scapito delle altre popolazioni. Tutto, nella nostra civiltà, direttamente o indirettamente è fatto con il petrolio, anche l’insalatina, i vestiti di lana, i pannelli solari e fotovoltaici. Il petrolio ha permesso che la popolazione mondiale raggiungesse la cifra insostenibile per la terra di 6 miliardi di esseri umani. Meno di un sesto di queste persone ha consumato tutte le risorse fossili in superficie senza nessun riguardo per il pianeta e per i posteri. Invece di studiare energie alternative che permettessero di utilizzare il petrolio in modo intelligente, lo si è consumato in macchinoni inquinanti ed inutili, nella produzione di oggetti ridicoli ed assurdi, impestando la terra con i propri rifiuti ed inquinando l’aria e l’acqua.

Ma a questo punto ecco pronta la soluzione di tutti i problemi con la geoingegneria che si propone il nobile scopo di risolvere i disastri causati dalle attività umane. I ghiacciai delle Alpi si sciolgono perché l’inquinamento ha aumentato la temperatura? Nessun problema, basta coprirli con particolari teloni di plastica e la stagione turistica invernale è salva. L’acqua alta a Venezia diventa sempre più alta? Ecco pronto il Mose, un’enorme diga al largo della laguna che dovrebbe impedire l’allagamento della città. Naturalmente il costo esorbitante di queste attività ricade su tutti i contribuenti, mentre i vantaggi vengono divisi tra i soliti noti. Per togliere il monossido di carbonio presente nell’aria basta buttare un bel po’ di tonnellate di solfato di ferro negli oceani. Il plancton assorbirà il biossido di carbonio legandosi con il ferro e lo farà precipitare sul fondo degli oceani. Non si sa quali saranno le conseguenze di questa attività sugli animali marini, ma si sa con certezza che questa grande opera frutterà al suo ideatore, Russ George un bel po’ di certificati verdi (fonte The Guardian, 15.10.2012).

Quali saranno i risultati di queste attività sull’ambiente e su di noi nei prossimi anni? Non posso rispondere che con un’immagine di SirmioneImmagine che ha visto tramontare imperi ben più importanti e ricchi culturalmente dei nostri.

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4 risposte a Verso il futuro

  1. Bastet ha detto:

    Come sempre, i tuoi articoli fanno riflettere. E’ da chiedersi quando, se mai, l’uomo si fermerà per verificare se suoi interventi non sono non solo non necessari ma infatti nocivi. La tua conclusione e azeccata…

  2. elena ha detto:

    Grazie Bastet per il tuo gentilissimo commento. Purtroppo temo che l’umanità ogni tanto si fermi con guerre e stermini, e questo avviene subito dopo crisi economiche e sociali di grande portata.
    Non credo siamo molto lontani da questa situazione.

  3. talpa ha detto:

    Mi piace la prima foto, quella in cui sei ritratta così bene con le tue amiche.

  4. elena ha detto:

    Ma li hai visti bene i 3 rastrelli? Servono per stanare la talpa dei blog!!!

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