CALLOT

Nancy, situata nel nord-est della Francia, era capitale del ducato di Lorena nell’XI secolo. Durante il XVII secolo, il re di Polonia Stanislas trasforma Nancy in una città ricca di pregevoli monumenti, fra cui la famosa piazza che porta il suo nome e che è diventata patrimonio dell’UNESCO. Dei molti musei interessanti ricordo solo -Le Musée des Beaux Arts-  ricco di testimonianze dell’Art Nouveau (nata a Nancy) e -Le Musée Lorrain- che contiene, fra l’altro, le lastre in rame delle acqueforti di Callot.

Jacques Callot (1592-1635) figlio di un nobile di Nancy, cresce in un ambiente culturalmente stimolante e dimostra un’assai precoce predisposizione per il disegno e per l’arte. All’età di 12 anni fugge a Roma e Firenze per ammirare l’arte italiana, ma riconosciuto dai lorenesi ivi residenti, viene riportato subito a casa. Altra fuga con lo stesso risultato a 14 anni a Torino. Finalmente nel 1608 ottiene dal padre l’autorizzazione di recarsi a Roma per dedicarsi alla pittura ed al disegno. Nel 1616 viene ammesso ufficialmente nel gruppo di artisti che lavoravano per Cosimo II a Firenze, dove rimane fino alla morte di quest’ultimo nel 1621, che lo obbligherà a ritornare in Francia. Ormai famoso e pieno di onori lavora per il re e per Richelieu, ma dalle sue lettere agli amici di Firenze si capisce la profonda nostalgia per l’ambiente fiorentino. “… Il y a chez vous tant de gracieuseté et plus je vois la manière de procéder ici et que je pense à celle de Florence, il me vient una si grande mélancolie que, sans l’espérance que j’ai de retourner un jour là-bas comme je dis, je crois que je mourrai.”

Verso la fine della sua vita, ricoperto di onori, disegna -Les misères et les malheurs de la guerre- che come tutte le sue opere dell’ultimo periodo sono pervase da una visione tragica della condizione umana.ImmagineImmagineImmagineImmagineImmagineImmagineImmagineImmagine

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4 risposte a CALLOT

  1. Bastet ha detto:

    Interessante…piacere scoprire questo acquafortista suoi lavori sono a dir poco suggestivi.

  2. talpa ha detto:

    Ma li trovi tutti tu i pittori tragici? Non è che questo sito porta male? E traduci la frase dal francese, ormai non lo parla più nessuno tranne qualche esaltato.

    • elenaedorlando ha detto:

      Non ti preoccupare se qualche cosa porta bene o male, la tua condizione è tale che nulla può peggiorarla. Callot non è tragico, è realista, descrive quello che succede attorno a lui, come Kollwitz, solo chi ha gli occhi foderati di prosciutto e passa la giornata davanti al televisore vede tutto bello. Ti ripeto che questa non è l’università della terza età. Fatti tradurre la frasetta dalla tua badante, sto perdendo la pazienza.

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