Ofidiofobia

La ricerca è nata due anni or sono quando ho scoperto che condividevo il giardino con Arturo. L’ho considerato subito parte della famiglia e tutte le volte che arrivava in visita qualcuno gli chiedevo se voleva venire a salutarlo vicino al boschetto delle ortensie rampi-Immagine       canti. Gli uomini rispondevano tutti in modo ironico e divertito, le donne lanciavano grida terrorizzate; una si è rinchiusa in macchina, un’altra è partita sgommando e non l’ho più rivista. Il caso stava diventando psicologicamente e socialmente interessante tanto che  per rendere il mio studio scientifico ho stilato una piccola statistica.

All’idea di salutare Arturo il 9% degli uomini mostrava un po’ di fastidio, il 91% era indifferente alla sua presenza. Le donne mostravano un 3% di indifferenza, il restante 97% manifestava chiaramente segni di terrore.

Considerando che Arturo è un biscione nero assolutamente innocuo, che soffia in modo Immagineaggressivo contro le mie gatte ma che fugge appena sente la vicinanza di qualche umano, ho incominciato a chiedermi il perché di questa paura che dalla mia statistica sembra tipicamente femminile.

L’Arturo, chiamato scientificamente Elaphe longissima, o saettone, in italiano -un animale protetto dalla Comunità Europea perché quasi estinto- era considerato una divinità nell’area culturale mediterranea; un’incarnazione della Dea Madre, ed era venerato nei santuari domestici in quanto guardiano dell’energia vitale e della sua continuità. Nell’antica Roma i numi tutelari della casa erano rappresentati come serpenti che ingollavano la frutta. Secondo l’antropologo G. Rohlfs, la fata serpente era considerata l’anima di uno dei famigliari, il doppio di uno di loro e quindi la sua morte voleva significare la morte di uno degli abitanti della casa. Nell’Antica Grecia il mio colubro era il simbolo di Asclepio (Esculapio per i Latini) e come tale veniva venerato, esposto ed allevato nei suoi santuari, dove era il simbolo della guarigione e della rigenerazione. Ad Atene si credeva che i serpenti fossero la reincarnazione di Pallade Atena ( J. Burkhardt).

La paura per il povero Arturino, che mangia una quantità industriale di topi, pure temuti dalle signore, è quindi dovuta a motivi storici culturali e religiosi. Il serpente, come i gatti, sono per la religione cristiana, il simbolo del paganesimo  ed in quanto tali sono stati pesantemente perseguitati. E quindi il grido di orrore delle fanciulle alla vista del mio coinquilino è un modo per dire che non si ha nulla a vedere con il paganesimo, il peccato e che il serpentone che offre la mela ad Eva con noi non avrebbe ottenuto ascolto?Immagine            E’ un’ipotesi interessante che lascio allo studio di qualche esperto antropologo.

Mi rifiuto di credere, come ho letto in alcuni blog, un po’ troppo divulgativi, che le manifestazioni di paura siano ancestrali, iscritte nel nostro DNA, frutto di esperienze negative dei nostri antenatiImmagine          Se così fosse questa paura sarebbe presente anche nei maschi e nelle mie gatte. Inoltre non credo che esistano paure ancestrali trasmesse geneticamente. Tutte le madri sanno che i bambini giocano con il fuoco fino a quando non si spiega loro che è pericoloso, e giocano divertiti anche con i serpenti di gomma fino a quando non li scopre la madre (che sgrida soprattutto la donatrice del regalo). Le mie banali considerazioni trovano conferma nelle ricerche di Vanessa LoBue della Rutgers University, che ha osservato che la scimmia rhesus selvatica ha paura dei serpenti, la scimmia del laboratorio no, a meno che non veda la reazione di paura di un’altra scimmia.

La paura è trasmessa culturalmente e socialmente, il che confermerebbe l’ipotesi scritta sopra. Si teme qualche cosa o qualcuno perché così ci è stato tramandato ed imposto dal nostro ambiente culturale.

Ma per non tralasciare nessuna spiegazione sull’argomento, cito anche gli scritti di S. Freud e del suo discepolo O. Fenichel, i quali danno un’interpretazione ben diversa dell’irrazionale paura femminile per gli animali.

Sigmund Freud: “Studi sull’isteria ed altri scritti”. Ed. Boringhieri pag.246

“Alcune fobie corrispondono effettivamente alle fobie primarie degli esseri umani, in particolare nei nevropatici, come la paura degli animali o il timore dei temporali….ma anche se queste fobie sono state consolidate da esperienze traumatiche…queste possono spiegare la scelta delle fobie ma non la loro persistenza. Per questa devo introdurre un fattore nevrotico e cioè il fatto che la paziente ( von N.) viveva da anni in astinenza sessuale, una delle cause più frequenti della tendenza all’angoscia.Immagine        Otto Fenichel: “Trattato di psicoanalisi” Ed. Astrolabio pag. 240  (Si parla di bambini, ma una persona sconvolta dall’angoscia e dalla paura è una persona regredita all’età infantile). “Il rapporto dell’angoscia con i conflitti istintivi è maggiormente evidente nelle fobie per gli animali. Il bambino non è tanto arrogante come la persona adulta, la quale cerca di credere ad una differenza fondamentale fra l’essere umano e l’animale. Un bambino non ha difficoltà nell’immaginare gli uomini sotto forma di animali e gli animali temuti nelle fobie  sono di regola rappresentazioni deformate di esseri umani, solitamente del padre. La rappresentazione del padre sotto forma di animale significa il padre sessualmente eccitato. Esprime la percezione del padre come essere animalesco, cioè come essere sessuale, aggressivo, appassionato. Questo aspetto terrorizzante del padre può esprimere la sua forza di punizione”

Foto  Orlando di: ortensie rampicanti-Arturo-Adamo ed Eva di Durer- Cleopatra di Artemisia Gentileschi e di Cozza.

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9 risposte a Ofidiofobia

  1. talpa ha detto:

    Nelle mie statistiche chi porta gli ospiti a salutare una biscia va messo tra i matti da legare

  2. Bastet ha detto:

    Povero Arturo…e non me l’hai fatto conoscere…ma è pur vero che eravmo ancora con la neve in giro! Interesting news as always!

  3. elena ha detto:

    Grazie Bastet, Appena Arturo ha un po’ di tempo libero te lo saluterò con piacere , ma è diventato un po’ scontroso ultimamente per colpa delle poiane che se lo intravedono si precipitano su di lui per cui è un po’ che esce solo di notte,

  4. Ermione ha detto:

    Ho avuto la fortuna di nascere da genitori particolarmente intelligenti (ma, come disse un saggio, dai figli di Einstein non si è avuta una seconda legge della relatività) che, a ragion veduta, non hanno mai pronunciato, in mia presenza, la parola “paura”. Risultato: temo solo un essere: il “bipede implume”. Dalle mie parti circola un bellissimo orbettino e ho “costruito” un rifugio per le arvicole. Certo, di notte, circolano delle cacciatrici pelose, ma questa è solo legge di natura.

    • elena ha detto:

      Ho inventato questo motto che mi ripeto quando intravedo qualche problema:- o vinci la paura o la paura vince te- Mi è stato molto utile ieri, quando a metà di una passerella sistemata su un burrone non riuscivo più a muovermi. Ma tu non ti metti certo in queste situazioni, credo che l’intelligenza sia, se non ereditaria, determinata in gran parte dall’ambiente in cui si nasce. Salutami il tuo orbettino e pure le cacciatrici pelose (le mie dell’Arturo hanno un po’ paura)

  5. musa inquietante ha detto:

    Bellissima dissertazione sull’argomento, molto educativa. Personalmente mi piacciono molto i serpenti, mentre i roditori mi fanno davvero ribrezzo…

  6. elenaedorlando ha detto:

    Mi dispiace Agata, ma dovrai aspettare la primavera per averne uno, credo che Arturo si sia ritirato nei suoi appartamenti invernali con tutta la famiglia. Vedrai che con il nuovo anno ti manderà in visita uno dei suoi figli. Ma tieni presente che ha un brutto caratteraccio, salta sugli alberi, uccide i topi e talvolta anche qualche uccello un po’ imbranato

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