Biennale N.55

La Biennale di Gioni è la chiara dimostrazione che affidare un compito difficile a giovani preparati e capaci come lui, può dare risultati eccellenti.

Accanto alle esposizioni dei Giardini e dell’Arsenale ci sono circa altre 50 manifestazioni dislocate nei palazzi, sia pubblici che privati della città. La Vecchia Signora per cinque mesi sarà di nuovo al centro dell’attenzione mondiale. Qui si trova tutto il meglio ed il nuovo dell’arte contemporanea. Visitare tutte le esposizioni è un’impresa titanica. In una mezza giornata sono riuscita a vedere solo i padiglioni dei Giardini, Palazzo Grassi, l’esposizione della Palestina e l’omaggio di Bernar Venet a Al-Khwarizmi. Naturalmente non dispero di poter vedere prima o poi anche tutto il resto.

Nel percorso per arrivare ai Giardini, nel cortile di Ca’Foscari, ho incontrato la prima opera intitolata: -The Garbage Patch State- dell’artista M.C. Finucci. L’opera rappresenta lo Stato più esteso del mondo, ovvero quello dell’immondizia. L’ho fotografata attraverso le sbarre del cancello chiedendomi se fra le cose da gettare in questo nuovo Stato non ci fosse anche la cultura universitaria.Immagine          Ai Giardini i padiglioni da visitare sono 30 ed offrono tutti materia di riflessione sulla nostra umanità e sui criteri che in qualche modo ci governano. Per usare un termine un po’ obsoleto direi che questa Biennale è soprattutto una serie di esperimenti concettuali, infatti dietro ogni esposizione si intuisce una profonda analisi antropologica e sociale della nostra esistenza. Naturalmente qui mi limito ad accennare alle due esposizioni che mi hanno colpito di più: quella del padiglione inglese e quella dell’artista ceca Eva Kotàtkovà.  Quest’ultima mette in mostra l’architettura delle istituzioni totalizzanti e l’inutile tentativoImmagine          di fuga di coloro che vi sono imprigionati. Analizza scuole, ospedali, prigioni ed il loro effettoImmaginetragico e devastante sulla personalità che risulta alla fine imprigionata nelle reti delle imposizioni sociali.ImmagineGabbie, legacci, corde, chiodi, stringono in una morsa dalla quale non si può più fuggireImmagine perché ha invaso ed occupato la nostra personalità togliendoci ogni libertà interiore.Immagine

Il padiglione inglese, di Jeremy Deller, si intitola “English Magic” e rivisita particolari momenti del passato, presente e futuro della società britannica. Lungo tutto il percorso della mostra, su tutte le pareti e sopra le porte, è appesa un’interminabile collezione di asce a mano, risalenti al Paleolitico inferiore, rinvenute lungo il Tamigi eImmaginerisalenti al 400.000 a.C. L’opera s’intitola ” Piccole facce”. Del 2007, Sarah Tynan, l’artista, ricorda il 24 ottobre, quando una guardia forestale e due visitatori assistono all’abbattimento di una coppia di albanelle reali, uno dei rapaci più rari , che sorvolavano la Sandringham Estate. Quel giorno gli unici a sparare erano stati il principe Harry ed un suo amico. Ma il caso fu archiviato perché non si sono trovate le carcasse degli uccelli.Immagine           Il dipinto che si intitola “A good day for cyclists”, mostra un’albanella reale che si vendica su una Range Rover di passaggio. Il dipinto “we sit starving amidst our gold” di Stuart S. Hughes, mostra William Morris, designer e socialista di epoca vittoriana, che resuscitato nel giugno del 2011, prende lo yacht di 115 metri del magnate R. Abramovic, ormeggiato lungo il molo dei Giardini, e che per motivi di sicurezza era isolato ed impediva agli abitanti e visitatori di passare lungo il canale, e lo butta in mare.Immagine            -Voglio essere invisibile- è uno dei cartelloni dei manifestanti nella capitale dello Jersey, Saint Helier, che protestano contro i paradisi fiscali e che alla fine daranno fuoco alla cittàImmaginedistruggendola. La mostra inizia con la visione di S. Helier -on fire- di Stuart S. HughesImmagine            e termina con un the offerto a tutti i visitatori.

Un’ultima immagine: quella dell’opera dell’artista cinese Ai Weiwei, che ha raccolto 886 sgabelli di legno nel padiglione tedesco (scambiato con quello francese). Ormai questi oggetti nella Cina moderna sono diventati antiquariato ma Immaginericordano il ruolo importante che avevano in ogni famiglia. Ora, ammucchiati rappresentano la proliferazione incontrollata delle megalopoli umane in cui ogni singolo sgabello (o umano) entra a far parte in modo anonimo.L’opera si intitola : Bang.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in arte e Biennale 55 e contrassegnata con , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Biennale N.55

  1. talpa ha detto:

    Invece di fare 50 mostre per attirare gente come te, avrebbero dovuto farne 20 e pulire i canali, che sono pieni di alghe.

  2. elena ha detto:

    E’ vero, i canali andrebbero puliti con urgenza, ma io spero che la città trovi presto un altro Gioni che riesca a risolvere la spinosa situazione.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...