Rudolf Stingel e la Palestina

Tutto Palazzo Grassi, con i suoi 5.000 metri quadri, è stato messo a disposizione delle opereImmaginedi Rudolf Stingel, il quale ha ricoperto pareti e pavimenti con 7.500 mq. di moquette che ripete i motivi orientali degli antichi kilim ed i motivi dei tappeti presenti nello studio di Freud a Vienna.Immagine                 Il visitatore è libero di percorrere questi spazi come meglio crede, lasciandosi avvolgere dall’atmosfera ovattata ed intima creata dall’originale rivestimento, sul quale sono disposti circa 30 quadri dell’autore. Al primo piano sono stati collocati i ‘silver paintings’  ottenutiImmaginespruzzando sui quadri già dipinti della vernice argentata, poi i quadri con i motivi damascati ed infine, all’ultimo piano, gli iperrealisti in bianco e nero, il colore dei sogni e dei ricordi e realizzati proiettando una foto sulla tela.Immagine           Le opere vivono nello spazio architettonico e lo spettatore può coglierne il significato solo nell’interazione Immagine         tra i due. L’ambiente ricoperto di antichi simboli avvolge l’espressione artistica e il visitatore in un unico inconscio  ed emotivo abbraccio. Ho pensato, passeggiando qua e là per il Palazzo che Stingel, agendo sullo spazio che ospita i suoi quadri, probabilmente ha voluto ripetere l’operato degli antichi pittori, ad esempio il lavoro di Giotto nella Cappella degli Scrovegni, in cui architettura e scultura sono intimamente unite.Immagine

Agli artisti palestinesi Bashir Makhoul e Aissa Deebi, Ca’ Giustinian Recanati ha messo a disposizione il giardino, nel quale i due hanno sistemato un’enorme quantità di scatole di cartone quadrate, su ognuna delle quali è intagliata una figura o una scritta ed hannoImmagineintitolato la loro esposizione OTHERWISE OCCUPIED. Il titolo si presta a molteplici interpretazioni; ad esempio che l’arte occupa spazi che altrimenti sarebbero invisibili o inaccessibili.Immagine           E’ pure evidente  il richiamo politico e sociale all’attuale situazione della Palestina.Immagine       Ogni scatola rappresenta l’identità della Palestina, sempre eguale eppure sempre diversa, un ammasso di ideali e di idee che vorrebbero costruire uno Stato integrato nella comunità globale.Immagine    Essere -occupati altrove- è pure un gioco di parole  per indicare che si è al di là del programma stabilito, in uno spazio immaginario e parallelo, nel quale pensare al proprio mondo ed alla propria appartenenza, al di fuori di ogni colonizzazione.Immagine         Un gioco di scatole che invita a pensare.

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4 risposte a Rudolf Stingel e la Palestina

  1. talpa ha detto:

    Mai letto tante stupidaggini in una sola volta! Ma come fai a paragonare l’americano a Giotto? Giotto ha ricoperto la Cappella di affreschi meravigliosi, il tuo artista di moquette.E finita la cosa, dove si butterà tutta questa moquette? E poi voi ecologisti avete il coraggio di venire a dire a me che devo fare attenzione a non comperare imballaggi superflui. Il cartone almeno lo si può riciclare.Tralascio il fatto che un gioco di scatole inviti a pensare….

    • elena ha detto:

      Tutto può invitare a pensare, anche i tuoi commenti. Non ho paragonato Giotto a Stingel ho scritto che probabilmente si è ispirato a lui. Impara a leggere prima di scrivere stupidaggini, ed a proposito, Stingel è nato a Merano ed ha lì il suo studio: bastava una piccola ricerca su internet. Dove finirà la moquette è un problema che verrà sicuramente risolto dal proprietario del palazzo, ma credo che se gli invii la richiesta per averne un po’ per tappezzare la tua tana, ti accontenterà con piacere. Ti auguro una bellissima vacanza in un posto tranquillo in cui tu non sia disturbato dalla ricezione di internet

  2. musa inquietante ha detto:

    L’idea delle scatole è davvero interessante, un modo sottile e creativo di trattare un argomento tanto complesso come la situazione palestinese…

  3. elena ha detto:

    Hai ragione, ammiro la capacità di questi due giovani di descrivere con tanta ironia la situazione della loro terra.

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