Il saliente

Nel linguaggio militare-strategico il saliente è un territorio che si insinua o fronteggia il campo nemico. Guai a coloro che vivono in un saliente in tempo di guerra!  Ne sanno qualche cosa gli abitanti di Ypres, in Belgio, che si ritrovarono fra gli Inglesi e gli Americani ad Ovest e i Tedeschi ad est. Ypres è forse il caso più disperato di saliente nella storia e non credo che il fatto che ora, Inglesi, Americani e Tedeschi vadano in pellegrinaggio nei 170 cimiteri militari che circondano la città, per ricordare i loro cari, possa consolare i suoi abitanti.

Nel 1915 i Canadesi allagano Ypres per impedire ai Tedeschi di occuparla, poi iniziano i bombardamenti che radono al suolo tutto quello che sporge dal terreno e per finire il 22 aprile del 1915 i Tedeschi esperimentano per la prima volta una miscela di gas letali (fosgene-cloro-solfuro di cloroetilico) sui soldati canadesi che prenderà il nome di iprite in onore (?) della città. Sul campo restano i cadaveri di più di 250.000 soldati di entrambe le parti.

Ma veniamo al secondo saliente per importanza storica: il Welschtirol, chiamato poi dai fascisti: Trentino. Con l’annessione della Lombardia e del Veneto al Regno d’Italia (1859-1866) il Welschtirol era diventato un cuneo pericolosamente circondato dal territorio nemico e quindi il genio militare austriaco cominciò a costruire fortificazioni  casematte e trincee praticamente in tutte le montagne. Non conosco nessuna montagna del Trentino che non sia traforata da gallerie o percorsa da trincee in lungo ed in largo. Le più belle (ora) sono quelle che si affacciano sul lago di GardaImmagine             e da cui nei giorni sereni si domina tutto il lago; come quelle del Ponale (foto sopra) o dell’Altissimo di Nago o di Biacesa. Affascinanti quelle del monte Bondone Immaginealcune costruite per difendere Trento, chiamata -città fortezza- dopo la metà dell’800. Sono appostamenti militari in casematteImmagine                                    con muri a sacco spessi anche due metri atti ad ospitare una guarnigione militareImmagine                                      Ci sono quelle di Bocca Vaiona, rivolte ad ovest ,che dovevano controllare la Valle dei Laghi e l’accesso a Sarche per le Giudicarie, confinanti con la Lombardia e quelle sul monte CornetImmagine        che dominano la piana di Arco e parte del lago di Garda a sud, Immagine            e gran parte della piana di Rovereto a estImmagine           e le montagne a nord di TrentoImmagineFortificazioni che dal 1914 al 1918 ospitarono i poveri soldati anche durante i freddissimi mesi invernali.Immagine             Per le loro famiglie, però, la vita non fu certo più facile, infatti, in parte per evitare che i civili  si trovassero in mezzo ai bombardamenti, in parte perché temevano che gli irredentisti (fra cui Cesare Battisti) potessero trovar ascolto fra la popolazione e che questa quindi desse aiuto ai soldati nemici italiani, le autorità austriache incominciarono le deportazioni nei campi di concentramento dislocati in lontane parti dell’impero austroungarico. Donne, vecchi e bambini dovettero abbandonare le loro case e salire sui carri bestiame che li avrebbero portati a vivere in baracche di legno, senza riscaldamento e suppellettili e con un’alimentazione ai limiti della sopravvivenza ( ed a poco valse, in proposito, un  intervento al Parlamento di Vienna del deputato Alcide Degasperi) . Il più famoso di questi lager austriaci fu sicuramente Katzenau (brughiera dei gatti) vicino a Linz, costituito da mal ridotte e sporche baracche dove poco prima dell’arrivo dei Trentini erano morti per tifo esantematico tutti i prigionieri russi. La zona fangosa e senza alberi aveva inoltre un clima infernale per il troppo caldo l’estate e per il freddo d’inverno.  In 30 baracche vi furono internati 3000 persone di cui 1754 Trentini e fra questi 353 non fecero più ritorno alle loro case.

Mentre donne, vecchi e bambini cercavano di sopravvivere nel lager asburgici, i loro figli e mariti, dall’età di 21 ai 42 anni, venivano arruolati nell’esercito asburgico e spediti nell’altro saliente dell’impero: la Galizia, territorio che fronteggiava l’impero russo. Fra di loro vi erano i reggimenti dei Kaiserjaeger trentini, soldati addestrati a superare qualsiasi evenienza ma non la stupidità del loro Ministero della Guerra. Basti un solo esempio: i soldati che dovevano vivere e combattere in mezzo alla neve, indossavano divise grigio-azzurre, molto ben visibili ed ottimo bersaglio per i Russi addestrati a combattere anche nei peggiori inverni. Fu, ovviamente, un’altra  enorme, inutile strage di essere umani e tutto questo mentre le loro famiglie venivano trasportate lontano dalle loro case perché sospettate di complicità con il nemico.

Di tutto il materiale che ho letto sull’argomento, quello che mi ha colpito di più è un episodio riportato dal testo di Dario Colombo  -I Kaserjaeger in Val di Ledro- a pag: 78:  “Sono le 9 del mattino e sotto un cielo divenuto improvvisamente sereno dopo una notte di pioggia, Francesco Giuseppe si congeda definitivamente dai Kaiserjaeger del 1° reggimento che hanno appena terminato di sfilare davanti a lui. Sarà questa la prima ed unica occasione in cui il vecchio imperatore avrà passato in rassegna un reggimento dell’esercito impegnato in un conflitto mondiale e non era un caso che l’onore fosse toccato ancora una volta agli amati Kaiserjaeger”   Il 1° reggimento, composto da 1408 soldati e 50 ufficiali sopravvissuti alle terribili battaglie del primo anno in Galizia, in condizioni fisiche disastrose, era partito da Rozwadow alle 19,30 del 15 luglio 1915 e dopo un’interminabile camminata sotto il sole era giunto a Vienna la sera del 17 luglio solo per poter avere l’onore di sfilare davanti al vecchio arteriosclerotico Francesco Giuseppe, causa della distruzione della loro terra, della deportazione delle loro famiglie e della morte di milioni di persone. Sono torturata da una domanda alla quale non trovo risposta: ma perché questi poveri soldati, mezzi distrutti dalla guerra, non hanno alzato il fucile e sparato al vecchio babbione , causa delle loro immani sofferenze, ed invece si sono sentiti onorati perché aveva alzato gli occhi su di loro? (ma ci vedeva poi?)

Il Belgio ed Ypres hanno avuto giustamente la solidarietà di tutto il mondo (ed Ypres i soldi tedeschi per la sua ricostruzione totale), il Trentino invece, appena diventato italiano, fu sottoposto a molte angherie da parte dei fascisti perché sospettato di essere filoaustriaco e subito dopo la fine del conflitto iniziarono le deportazioni degli ex-soldati asburgici nei campi di concentramento italiani. Solamente ora, un secolo dopo, qualcuno si ricorda dei poveri giovani morti inutilmente nei campi di Galizia.

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2 risposte a Il saliente

  1. talpa ha detto:

    VERGOGNA!!! Tripla vergogna, solo pensare che i fedelissimi soldati del Kaiser avrebbero potuto sparare al loro imperatore. Non ho parole, solo un’anarchica senza ideali come te può giungere a tanto vergonati ed ascolta l’inno che ancora emoziona molti cuori http://www.youtube.com/watch?v=06643umEJZg

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