Il Padiglione Italia

Per arrivare al Padiglione Italia si devono fiancheggiare le Gaggiandre dove si può ammirare la performance del musicista, pittore, commediografo di Reykjavik, Ragnar Kjartansson che fa navigare su una vecchia barca islandese un sestetto di musicisti che suonano una romantica melodia del suo Paese.Immagine

L’esposizione dedicata agli artisti italiani, intitolata Vice-versa, è composta da 7 ambienti che ospitano ciascuno due artisti che dialogano tra loro. Mi è impossibile mostrare in questo contesto tutte le loro opere, mi limiterò ad alcune di esse, quelle che sono riuscita a fotografare in modo decente.ImmagineAll’ingresso domina il video di Fabio Mauri intitolato: -Ideologia e natura-. Una giovane ragazza, vestita con la divisa di Piccola Italiana, si spoglia e si riveste continuamente: dapprima in modo ordinato, poi in modo sempre più casuale e confuso. Una chiara riflessione sulla funzione del totalitarismo e sulle sue istanze repressive sul mondo e sul corpo umano.Immagine           La -Cupola- di Flavio Favelli è un’ installazione di dimensioni monumentali, libera   rielaborazione di una cassa armonica, utilizzata per la copertura dei palchi durante le processioni religiose. Un viaggio nei ricordi d’infanzia dell’artista per ricercare il fondamento del suo attuale modo di essere e di pensare.Immagine           La -Voglia matta- di Marcello Maloberti- è costituita da un grande blocco di marmo sulla cui sommità 4 ragazzi alzano ed abbassano altrettanti asciugamani da spiaggia, dando origine ad un’esibizione instabile come l’essenza umana. Alla base del marmo sono adagiati strani tavolini intitolati -Bolidi-Immagine             il cui aspetto inusuale trasforma questi oggetti di uso quotidiano  in simboli totemici.ImmagineL’opera di Elisabetta Benassi -The Dry Salvages- (titolo di uno scritto di T. Eliot) è un pavimento composto da 10.000 mattoni realizzati con l’argilla proveniente dai luoghi dell’alluvione del Polesine nel 1951. Tutti i pezzi recano scritto i codici alfa numerici dei detriti spaziali ancora in orbita intorno alla Terra. Un chiaro interrogativo sull’utilità della conquista dello spazio e sulle sue catastrofiche conseguenze.Immagine         Nel giardino del Padiglione, Pietro Golia ha sistemato un cubo di cemento mescolato ad un chilo di finissima sabbia d’oro. Il titolo: -Untitled (my gold is yours)- autorizza il visitatore ad asportare frammenti del cubo fino alla sua completa scomparsa. Una riflessione sul valore commerciale dell’opera d’arte in cui si capovolge  la solita logica del rapporto tra utente ed opera.

Immagine         Nel giardino delle Vergini Marco Paolini, attore e regista cinematografico e teatrale, ha sistemato uno: -Zappamento- un mucchio di fieno tipico del paesaggio rurale , racchiuso in un insieme di linee di ferro formanti meridiani e paralleli che gli danno la forma di un emisfero. Qua e là sono sistemati utensili che ricordano gli antichi mestieri. Toccandoli si attiva la voce di Paolini che spiega il loro significato.

Uscendo dal Padiglione Italia 2013 non ho potuto fare a meno di ripensare al Padiglione di Sgarbi del 2011. La diversità è veramente abissale. Sobrio fino al limite della freddezza l’attuale; analitico e semplicissimo, incentrato tutto sull’analisi quasi scientifica della realtà espressa nelle opere, che avevano a disposizione uno spazio enorme; sovrabbondante e sovraccarico quello del 2011, riempito di quadri come il magazzino di un rigattiere, non solo sulle pareti,Immagine                                                   dal basso verso l’alto, ma pure al centro della stanza, su pannelli mobili ricoperti                  di  tele su entrambi i lati.Immagine          Impossibile riuscire a seguire gli autori ed il significato delle loro opere durante una semplice visita. Numerosi erano i quadri e le sculture a carattere sessualeImmagine  e su tutte, in fondo a destra, in alto, dominava il trittico composto dalle facce; del curatore, del pregiudicato e della sua ossessione senile.Immagine            Ricordo solamente la mia reazione disgustata ed offesa di fronte alla poco artistica trasformazione del corpo femminile in oggetto disponibile per le due teste .. ….. Ricordo anche il mio rammarico per le belle e valide opere buttate alla rinfusa Immagine                                                           in mezzo ai lavori chiaramente commerciali di autori in cerca di facile fama e denari.

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4 risposte a Il Padiglione Italia

  1. talpa ha detto:

    Da quel poco che si può vedere dalle tue foto pasticciate a me piace molto di più il padiglione di Sgarbi. C’è più vita e colore e poi… perché lamentarsi per qualche nudo?

  2. elenaedorlando ha detto:

    Nessuno si lamenta per qualche nudo! La volgarità e il disprezzo si manifestano nell’accostamento. Ma devo proprio spiegarti tutto? E…. grazie per ‘le foto pasticciate’

  3. lois ha detto:

    Ho visitato anche io la biennale l ‘anno scorso. C’è da dire che rappresenta un momento di conoscenza totale di una altra visione del mondo, quella degli artisti (che non è necessariamente migliore o peggiore, è un’altra).
    È forte anche l’idea di un curatore giovane con una visione più ‘fresca’ dell’attualità ed è molto interessante la dislocazione di eventi e padiglioni lungo i canali della città.
    Tuttavia è preponderante il pensiero che nonostante tutto (e con tutte le eccezioni del caso), la Biennale sia diventata un enorme carrozzone, dove tutto -e senza filtri-(con e senza meriti), viene presentato talvolta anche in maniera caotica e fuorviante.
    Tutto sommato peró come dici tu, è il quadro dei nostri giorni, dove alla bellezza di alcune installazioni (vedi Waiwei) giustamente acclamate, ci sono altre, migliori un po’ più defilate e poco esposte. Il padiglione Italia, sinceramente mi è apparso come uno di quelli più in sottotono!

  4. elenaedorlando ha detto:

    Ricordo l’installazione di Waiwei come molto bella ma le foto non erano all’altezza. Purtroppo gli artisti ci spiegano con i loro mezzi il nostro tempo e la Biennale non è che la sintesi si quello che si svolge in giro per il mondo ed alla fine del percorso si capisce che almeno nell’espressione -Spirito del tempo -Hegel aveva ragione. Sono d’accordo con la tua analisi e non mi resta che ringraziarti per il tuo contributo.

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