Archeologia industriale

Nel Comune di Arco, a nord dell’abitato di San Martino, esistono delle imponenti pareti rocciose chiamate Falesie di Policromuro, frequentate dagli appassionati di arrampicata libera. ImmagineAccanto si estende, per circa 44 kmq, il Bosco Caproni acquistato dal Comune di Arco dagli eredi di Gianni Caproni (v. post: Al museo Caproni del 3.5.’13). Il bosco è un’area estremamente interessante sia dal punto di vista paesaggistico che storico. La vegetazione, tipicamente mediterranea: olivi, lecci e pini neri, affianca i resti delle trincee austroungariche recentemente restaurate, che dominano la valle del SarcaImmagine           ed offrono una spettacolare vista sul Castello di Arco e sul lago di Garda.Immagine         Ma ancora più affascinanti sono le cave di oolite -una pietra di natura sedimentaria, composta da carbonato di calcio, formatasi nel Giurassico- scavate nel Monte Patone o dosso di Vastrè.Immagine       Fino al XIX secolo, le pietre ricavate da queste cave venivano utilizzate, grazie alla loro duttilità, per fare capitelli, statue, parti architettoniche ornamentali od altro. Documenti antichi parlano di una scuola preromanica di scultura ad Arco che utilizzava la pietra oolite. Nel Settecento grossi blocchi di oolite varcarono il Brennero per fornire il materiale per le statue, i capitelli e gli ornamenti dei palazzi e delle chiese di Innsbruck, Salisburgo e Vienna. Con queste pietre sono state scolpite pure le statue di Prato della Valle a Padova e quelle del ponte Taro a Parma, la fontana di Piazza Duomo a Trento, ecc…. Nell’Ottocento, la pietra, facilmente lavorabile e compatta, venne utilizzata per la produzione di condotte d’acqua che dovevano raggiungere i diversi paesi. Il lento declino delle cave iniziò verso la fine dell’OttocentoImmaginequando le tubature in ferro sostituirono quelle in pietra. A testimonianza dell’operoso passato ci restano le due case (solo una restaurata) che l’industriale Meneguzzi aveva fatto costruire per i suoi operai.Immagine

Accanto alle cave si vedono i numerosi muretti a secco costruiti nei secoli scorsi per ricavare piccoli poderi.ImmagineEsistono pure tracce di abitazioni antiche .Immagine     Quasi tutto il bosco è attraversato da antichi sentieri costruiti con pietre di diversa forma e colore che hanno permesso alle strade di resistere alle intemperie ed ai carri di lasciare le impronte delle loro ruote nelle rocce a ricordo imperituro del passaggioImmagine           di intere generazioni per queste strade.

Uscendo dal bosco, nella parte alta, verso Troiana, si arriva ad una località chiamata Pianaura di cui un antico documento dice: ” Planadura, quae possessio vocatur paradisum”. Del ‘paradiso’ resta ormai soltanto un sotto-roccia in cui si possonoImmagine     notare disegni e strane sigle scavati nella pietra, risalenti probabilmente all’età del ferro.

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