La nostalgia

“La luce rossastra del tramonto illumina ogni cosa con il fascino della nostalgia, anche la ghigliottina.” Milan KunderaImmagine                                                       La nostalgia è stata classificata dagli psicoanalisti come una regressione narcisistica, tipica degli stati depressivi, in cui il soggetto sfugge dal rapporto insoddisfacente  con la realtà che lo circonda per rinchiudersi nella sua personalità. In pratica si cancella l’immagine del  mondo in cui si vive al presente per pensare solamente ai ricordi del passato. E’ una situazione particolarmente problematica perché l’io (la razionalità) incomincia ad esistere quando prende coscienza degli oggetti che lo circondano; se questo rapporto viene meno, si regredisce ad uno stadio in cui l’io non esisteva ancora, in un mondo non ancora strutturato ed in cui si viene travolti da una realtà divenuta incontrollabile. Ogni forma di depressione è, per gli psicoanalisti, la ripetizione determinata nell’infanzia da esperienze traumatiche che hanno minato l’autostima del bambino. Una persona adulta che soffre di nostalgia è “…psicologicamente nella situazione di un infante narcisisticamente affamato”. Dice Otto Fenichel nel suo -Trattato di psicoanalisi- Parole lapidarie che hanno confinato la sottoscritta, che soffre abitualmente di nostalgia, fra i poppanti piagnucolosi ed insopportabili. Per fortuna la mia fiducia e stima nell’autorità, soprattutto in quella psicoanalitica, non è mai stata molto elevata per cui le analisi di Fenichel sono riuscite solamente a farmi ridere. Infatti, provare nostalgia per qualche cosa, è. secondo me, semplicemente un confrontare il presente con il passato e trovare in quest’ultimo elementi, ricordi, sensazioni che ci aiutano ad affrontare il presente.  Coloro che hanno perso in cataclismi naturali od umani le loro case, se soffrono di nostalgia non è perché siano regrediti all’età infantile, ma cercano semplicemente di ricostruire con i ricordi una base utile per superare il presente. Anche il giovane che lascia la casa dei genitori prova sicuramente un po’ di nostalgia per le cure parentali e per la pappa pronta che non trova più, ma questa non è sicuramente una regressione prelogica; è un tentativo di adattamento della psiche che con i ricordi passati cerca di ricostruire qualche cosa di nuovo. Non so se il mio provare nostalgia all’improvviso per le calli ed i canali di Venezia,Immagine                                                             per particolari architettonici, per i palazzi che sorgono dall’acqua, per i rumori delle barche Immagine                                                            e per i capolavori nascosti in ogni angolo, sia una forma di regressione infantile, certo è che quando la nostalgia diventa troppo forte, ritorno immancabilmente in quella che è stata la mia città per circa dieci anni e dopo poche ore capisco che la mia nostalgia non riguarda la Venezia di oggi ma quella del passato. Alla fine di una giornata trascorsa in mezzo a folle di turisti grassi e sudati, passeggiando lungo il Canal Grande ridotto ad un’autostrada senza regole,Immagine                                                             con il cielo oscurato dalle navi-mostro dei crocieristi io incomincio a provare nostalgia dei miei alberi e del mio giardinoImmagine                                        e dei suoi petulanti abitanti. Per qualche settimana la nostalgia per la bellezza perduta si dilegua, sostituita in inverno dalla nostalgia del sole e delle passeggiate estive in montagna;Immagine                                                             dalla nostalgia della neve che ricopre ogni cosa, ed in pratica cancella il mondo umano, in estate.Immagine

Sul New York Times dell’8 luglio scorso, un articolo di John Tierney sulla nostalgia mi ha offerto la conferma che questo sentimento non è una regressione allo stato infantile ma un trovare nei propri ricordi il modo per dare un significato unitario alla propria esistenza, per ancorarci ad immagini che hanno arricchito la nostra personalità e le hanno permesso di svilupparsi. Gli psicologi citati da Tierney, analizzando alcuni volontari, hanno scoperto che si soffre di nostalgia nei momenti di passaggio della propria esistenza, quando si abbandona l’adolescenza e si entra nell’età adulta, quando si incomincia ad affrontare la vecchiaia.  Divertente la scoperta che la nostalgia aumenta nei giorni e negli ambienti freddi. Credo, per quanto mi riguarda, che la nostalgia sia una forma di viaggio mentale nel passato, per recuperare sensazioni ed immagini valide per affrontare la nostra contemporanea poco estetica civiltà.

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2 risposte a La nostalgia

  1. talpa ha detto:

    Il tuo problema non è psicoanalitico ma psichiatrico. Posso darti l’indirizzo di un buon medico per cercare di risolvere la tua tragica situazione.

    • elena ha detto:

      Grazie, sei troppo gentile, ma devo rifiutare la tua offerta, infatti sono sicura che mi darai l’indirizzo del tuo psichiatra in quale, da quello che scrivi, non è riuscito a fare un granché di lavoro

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