Arte ed inconscio

Intorno agli anni ’40, New York diventa il polo di attrazione per creativi e rivoluzionari, fuggiti dall’Europa nazi-fascista-comunista, come de Kooning, Rothko, Hoffmann, Kline. A loro si aggiungono gli artisti provenienti dagli altri Stati americani, fra cui Jackson Pollock del Wyoming, che non riuscivano ad esprimersi in modo adeguato nella loro terra di origine. Si riuniscono tutti insieme in un gruppo che chiamano -Gli Irascibili- e dichiarano in modo categorico che si rifiutano di dipingere ‘americano’ o ‘proletario’ e promettono di dar vita ad una visione nuova dell’arte e del modo in cui realizzarla. Il più importante di loro è senza dubbio Pollock che usa spesso il suo corpo come un pennello per dipingere sulla tela. Il corpo dell’autore diventa un’espressione dell’atto creativo che nasce dall’inconscio e si concretizza in un’opera frutto del caso.Immagine    L’arte si libera dai concetti e dalle idee dell’artista e si esprime in un linguaggio non progettuale, immediato e senza vincoli. Un’espressione dell’inconscio che si struttura in modo liberatorio, imprevisto ed esplosivo, senza regole e programmi, al di sopra ed al di fuori di ogni logica e studio razionale della realtà da parte dell’io.Immagine                    Le tecniche usate da Pollock e dagli altri pittori newyorkesi vanno dal frottage, al dripping, alle decalcomanie, all’uso degli oggetti quotidiani che servono a trasmettere e tradurre in simboli gli impulsi dell’inconscio che non ha regole.Immagine                 Il lavoro artistico diventa un automatismo che assoggetta completamente l’autore agli impulsi creativi. L’arte ordina all’artista i suoi movimenti e questi ubbidisce perché non può fare altrimenti (in fondo la stessa tematica che si ritrova in Pirandello nei -Sei personaggi in cerca d’autore- ma per fortuna l’inconscio di Pirandello era strutturato in un italiano perfetto) e crea come una macchina quello che gli viene ordinato. Per ottenere questo risultato bisogna che l’artista si abbandoni al suo inconscio, scavi come una talpa nelle stratificazioni del suo passato, ricerchi gli archetipi che lo guidano e li trasformi in immagini.Immagine                    L’automatismo diventa creatività aperta all’inconscio e chiusura alla ragione. Il gesto dipende solo dai voleri della psiche  e l’immaginario vola in tutte le direzioni come energia che sconvolge il corpo dell’artista, attraversandolo come un campo elettrico che scatena impulsi che l’arte fa uscire dagli oscuri meandri dell’inconscio. La pittura diventa il momento in cui la psiche precipita nell’arte ed in cui l’immaginario trova la sua forma e gli archetipi il loro colore.Immagine                  Un’arte che sarebbe sicuramente piaciuta a Jung, molto amato dagli Irascibili, il quale sarebbe sicuramente stato capace di dirci quali archetipi si celino nei loro quadri.

A Milano, fino al 16 febbraio, a Palazzo Reale, sono esposte, insieme alle tele di Pollock. anche le opere della moglie Lee Krasner, nota pittrice che ha sacrificato la sua arte a quella del marito (anche le avanguardie rivoluzionarie hanno i loro limiti)Immagine                        Ci sono pure le opere di altri pittori del gruppo degli Irascibili, come Rothko,Immagine                                                                                 Kline,Immagine                                                                     e de Kooning.Immagine                                                               Purtroppo quando io ammiro uno dei loro lavori non posso fare a meno di ricordare -The painted word-il delizioso libretto di Tom Wolfe, il feroce critico dei critici d’arte newyorkesi, soprattutto di Clement Greenberg, e le sue frecciate continue nei confronti dell’arte del suo tempo. Riassumo qualche osservazione ma consiglio la lettura, per altro esilarante, di tutto il libretto. -Ad un certo momento per gli artisti americani la tela diventa un’arena sulla quale combattere… Greenberg non ha creato la reputazione di Pollock (che era opera di Peggy Guggenheim) ma era il suo curatore e custode ed ogni nuovo articolo di Clement sul New York Times alzava il livello di Pollock sempre di più, fino a fargli raggiungere il livello del più grande pittore della sua generazione. Ai pochi dissidenti che non erano convinti e che affermavano che i lavori di Pollock erano caotici, pesanti, o semplicemente brutti, Greenberg ribatteva solamente : “Ma certo! Tutta l’arte profonda ed originale sembra brutta la prima volta!”… Il povero Pollock, quasi sempre ubriaco, si era  immedesimato talmente bene nell’immagine dell’artista tutto impulsi, in preda dell’inconscio, da togliersi i vestiti alle feste Radical Chic (titolo di un altro libretto spassoso di Wolfe) e da urinare nudo nei caminetti….Pollock era il classico disperato caso di un artista schiacciato tra la vita bohèmienne degli artisti poveri ed il consumismo-Immagine                          Sopra un disegno di Wolfe dal -The Painted Word- pag.64  ed. Picador

Visitare la mostra di Palazzo Reale è stato per me come rivedere dopo tanto tempo una vecchia zia di cui avevo perso le tracce. Infatti è la stessa mostra, con le stesse opere esposte nel 2002 al museo Correr di Venezia: un salto all’indietro nell’avanguardia, un’operazione decisamente originale anche linguisticamente.

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4 risposte a Arte ed inconscio

  1. musa inquietante ha detto:

    Bel post, ottimo il parallelismo con Pirandello e azzeccata la finestra aperta sul sempre tagliente nonchè attuale Wolfe!! Complimenti, come al solito interessantissimo questo blog!

  2. talpa ha detto:

    Ma non hai niente da fare? 500 km per andare a vedere una mostra che hai già visto, solo per scriverci su qualche battuta sarcastica stile vecchia comare.

    • elena ha detto:

      Forse non lo sai ma a Milano c’è anche Brera con -La sacra conversazione- forse uno dei quadri più belli al mondo (almeno per me). Tu resta sempre sulla tua poltrona a criticare gli altri, ti fa bene alla salute evidentemente.

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