Arte e giustizia

Il 5 ed il 17 ottobre scorso, nell’ambito delle manifestazioni per il centenario della morte di Scipio Sighele, al forte superiore di Nago  Immagine                          è stato rappresentato lo spettacolo: “Esercizio di libertà, la storia di Lia” dello scrittore e regista teatrale Paolo D. Malvinni. L’attrice Sabrina Simonetto impersonava molto bene un’anziana signora che raccontava la storia della sua vita intervallata dalle arie cantate da Enrico Caruso trasmesse da un vecchio grammofono. Lia, nata a Nago nella seconda metà del 19° secolo, da una famiglia di cocchieri, è promessa sposa, dal padre e dai fratelli, al figlio di un ricco notaio, ma lei ama Mariano, un semplice scalpellino che sa suonare divinamente la fisarmonica. Un giorno legge il testo di Sighele: -Eva moderna- in cui si parla dell’ingiusta situazione in cui vivono le donne di quell’epoca e dei loro diritti calpestati. Questo le dà la forza ed il coraggio di ribellarsi alle decisioni della famiglia; infatti una notte si cala dalla finestra e va a sposare il suo innamorato abbandonando per sempre una vita comoda e tranquilla. Vivrà un’esistenza di stenti, soprattutto durante la prima guerra mondiale, quando finirà deportata in Boemia con i figli. In questo periodo ci sarà un solo giorno di gioia, quello in cui potrà rivedere  il marito, arruolato come soldato austriaco e spedito in Galizia a combattere contro i Russi. Un giorno di gioia al quale seguirà dopo pochi mesi il lutto per la morte per setticemia di Mariano.Immagine                                                                       La storia di una donna forte (realmente esistita) decisa a seguire i propri sentimenti ed a far valere la propria volontà in una società in cui le donne non avevano nessun diritto ed il solo compito di produrre figli e di servire i maschi della casa.   Un omaggio al grande giurista e sociologo Scipio Sighele (la cui famiglia era originaria di Nago) che più di cento anni or sono si interrogava sulle ingiustizie palesi del mondo in cui viveva e cercava con i suoi scritti e con la sua opera di valente giurista di porvi in qualche modo rimedio. Una settimana di commemorazioni che vuole cancellare l’oblio in cui era caduta la sua persona e la sua opera forse a causa delle sue idee irredentiste e delle sue dichiarazioni di fiducia in un’Italia più forte e migliore che i fascisti avevano fatto proprie. Nulla di più lontano dallo spirito fascista delle idee di Sighele, il quale cercava con i suoi scritti e con la sua attività di avvocato penalista ed insegnante universitario di diffondere una maggiore giustizia nella società.

-Eva moderna- (1) il testo a cui ci riferisce nello spettacolo di Malvinni, è un libro femminista che proclama in modo deciso il diritto al voto per le donne e chiede una legislazione in cui donne ed uomini siano trattati nello stesso modo. Sighele non era però semplicemente un giurista, era anche un grande psicologo e a proposito dell’antifemminismo di cui davano prova anche taluni studiosi suoi amici, come Lombroso, spiega che questo deriva dalle esperienze infantili che il soggetto ha fatto. Esperienze che condizionano tutta la vita dell’adulto, ma di questo parla soprattutto in un altro testo del 1911 -La crisi dell’infanzia e la delinquenza dei minorenni-.

Nel 1889, un anno dopo la laurea in giurisprudenza, a 23 anni, pubblica il libro che lo renderà mondialmente famoso: -La folla delinquente-(2) in cui sostiene che l’essere umano inserito in una folla perde l’autocontrollo razionale e dà libero sfogo ai suoi istinti criminali. Negli individui riuniti in una massa tutte le inibizioni scompaiono e tutti gli istinti inumani, crudeli distruttivi che nel singolo sono sotterrati quali resti di tempi primordiali, si ridestano e si scatenano cercando soddisfacimento.Immagine                                                                     La civilizzazione non è che una scorza sotto la quale la passione selvaggia può bruciare di un fuoco infernale. Le masse non hanno mai conosciuto la sete della verità . Hanno bisogno di illusioni e a queste non possono rinunciare. In esse l’irreale ha costantemente la precedenza sul reale. Tesi riprese da Le Bon nel suo -Psicologia delle masse- del 1895, senza mai citare Sighele, ed a cui fa riferimento Freud ne -Il disagio della civiltà- (ed. Boringhieri pag.78) in cui afferma che quasi tutto quello che Le Bon scrive è stato detto da Sighele prima di lui e da altri ancora.

Un testo decisamente attuale soprattutto nel capitolo in cui parla del modo in cui si possono manovrare le masse (pag.244): “…del denaro, molto denaro, sempre del denaro e si crea l’opinione pubblica che si vuole” e (pag.245): “…nel periodo elettorale non si lotta solamente con il denaro ma anche sollevando mille passioni, che non sono né nobili né pure…e nello stesso tempo i giornalisti di uno o dell’altro partito nascondono la verità al loro pubblico per spingerlo a votare per questo o quel partito”

Tutti i testi di Scipio Sighele sono estremamente interessanti, frutto di una persona ricca di cultura, di umanità e decisa a fare tutto quello che era in suo potere perché i deboli e gli oppressi trovassero un po’ di giustizia. Ne cito solamente altri 4: -I delitti della folla studiati secondo la psicologia- che continua l’analisi del testo sopra citato. -Contro il parlamentarismo- -Un Paese di delinquenti nati-, -La delinquenza settaria- ecc… Sono testi scritti in un italiano semplice e chiaro che non ha nulla a che vedere con lo stile manzoniano ancora oggi imperante o con lo stile dei testi giuridici che vanno per la maggiore. Sighele che si dichiarava positivista, quando sostiene una tesi si basa sempre sui fatti e ne da l’interpretazione logica più coerente anche se questa va contro l’opinione pubblica dominante, di conseguenza anche il suo modo di scrivere è, diciamo così, fattuale, ispirato alle esperienze ed alle situazioni che si trova ad analizzare in quanto avvocato o giurista. Si capisce che con il suo stile chiaro l’autore vuole diffondere le sue idee e vuole essere capito da tutti, anche dalle persone semplici come la Lia della rappresentazione teatrale.

1) Si trova l’edizione integrale in Wikisource

2)Internet archive -La foule criminelle, II edizione del 1901, pubblicata a Bruxelles dove Sighele insegnava diritto all’università.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in psicologia e diritto e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...