Il sublime

Il sublime ritorna in auge nella prima metà del 1700 soprattutto per opera di Edmund Burke che nel 1757 pubblicava –A Philosophical Enquiry into the Origin of Our Ideas of the Sublime and Beautiful- Montagne, mari in tempesta, deserti desolati, suscitano nuove possibilità per l’immaginazione che ricerca quello che è grandioso, stravagante ed inusuale. Tutti gli elementi selvaggi e primitivi che erano rimasti lontani dalla contemplazione estetica e dallo studio scientifico, perché non entravano nei canoni tradizionali, diventano ora il centro dell’attenzione. La tensione che nasce tra l’essere umano finito e mortale ma capace di cogliere l’idea infinita della natura, viene espressa nel concetto di sublime.Immagine                                                              L’oceano in tempesta, i vulcani in eruzione, i fenomeni atmosferici estremi, le montagne impervie, esprimono la brama dell’infinito e dell’universale, mentre nello stesso tempo sono una minaccia mortale di fronte alla quale l’uomo è chiamato a lottare. Schopenhauer, nel terzo libro de –Il mondo come volontà e rappresentazione– compie un’analisi approfondita del sentimento del sublime, i cui gradi variano per lui a seconda dell’intensità delle forze della natura che colpiscono i sensi dello spettatore. E quando gli agenti atmosferici raggiungono la massima potenza allora l’individuo si sente come una fragile manifestazione della volontà che quello forze possono sfracellare in un attimo; si rende conto che la potente natura è preda del caso e nello stesso tempo vede se stesso come soggetto eterno che porta dentro di se questo mondo perché lo conosce.Immagine                                                              La tremenda visione della natura non è che la sua rappresentazione mentale ed egli stesso quindi, pur in preda alla paura, contempla la sua stessa idea. Il sublime per Schopenhauer, travolge l’individuo non solo davanti alle forze della natura, ma pure davanti alla contemplazione dello spazio e del tempo infinito che scorre e travolge ogni cosa e di cui non restano che tracce e rovine nella nostra mente.Immagine       Ben diverso il concetto di sublime per Pseudo Longino, così viene chiamato lo sconosciuto autore di un libretto sull’argomento scritto nel I sec. d.C. ed a cui fanno spesso riferimento i filosofi del 1700. Le poche pagine che restano del testo sono sufficienti a farci capire che lo scopo dell’autore era quello di educare gli oratori e gli scrittori all’espressione perfetta con lo scopo morale di diffondere il bene. Il sublime è per il Nostro, eccellenza di espressione, perché tutto quello che è straordinario induce negli spettatori l’estasi e la meraviglia. Il vero sublime innalza il nostro animo e lo riempie di gioia e di coraggio come se fosse stato generato dall’ascoltatore per cui l’oratore deve possedere due qualità che lo rendono simile agli dei -fare il bene e dire la verità– Per giungere al sublime l’artista deve prima di tutto essere capace di concepire pensieri nobili, deve possedere il pathos, ossia le passioni, conoscere l’arte di forgiare le figure retoriche, possedere nobiltà di espressione, e, per finire, esprimersi in un linguaggio dignitoso ed elevato. La poesia nasce quindi per lui dalla nobiltà d’animo volta alle cose ed ai valori elevati e crea le immagini che guidano la vita di tutti gli altri uomini. Ma a differenza dell’arte moderna e romantica, l’arte antica ha lo scopo di controllare e guidare  i sentimenti e gli impulsi umani, ha il compito di far apparire il divino ed il nobile nascosto nella realtà e questo è possibile solamente se attraverso il pathos si esprime il razionale, l’armonia e l’ordine che regolano l’universo.

Le opere andate perse dell’antichità sono così tante che è difficile fare un paragone tra arte moderna ed arte antica, ma sicuramente è quasi impossibile applicare all’arte antica la frase un po’ cattiva di Thomas Paine “du sublime au ridicule  il n’y a qu’un pas” mentre è molto facile con l’arte, soprattutto con la pittura romantica, dell’epoca moderna e forse anche contemporanea.Immagine

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4 risposte a Il sublime

  1. talpa ha detto:

    Tremenda visione della natura, montagne impervie !?? E pubblichi le foto del Tuckett dove si arriva con una passeggiatina di due ore dopo aver preso una seggiovia con le poltroncine imbottite ed aver mangiato nel ristorante di lusso che si chiama rifugio? Ma chi credi di prendere in giro? Da quelle parti di sublime c’è solo il prezzo della seggiovia e del ristorante

    • elenaedorlando ha detto:

      Per fortuna hai cambiato disco, purtroppo la qualità è rimasta però sempre la stessa. Chi ti ha detto che il sublime non lo si può ammirare stando seduti in poltrona se consiste in un’opera d’arte appesa al muro? O forse vuoi dire che quando l’ambiente naturale è troppo frequentato non si può più parlare di sublime ma di commercializzazione dello stesso? Ma questo ragionamento mi sembra troppo difficile per te.

  2. mokassino ha detto:

    Che le dolomiti siano una visione sublime è fuori di dubbio.

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