Il Kitsch

Immagine                                                                    Parecchi anni or sono mi è capitato tra le mani uno di quei libri che riescono a rovinarti la giornata e forse anche un’intera settimana -questo non vuol dire che all’autore io non debba riconoscenza eterna per averlo scritto- Si tratta del -Kitsch, antologia del cattivo gusto- di Gillo Dorfles, ed. Mazzotta. Veramente non mi ha rovinato un’intera settimana ma certamente più di un mese; infatti, mentre lo leggevo andavo in giro per la casa armata di grossi sacchi neri della pattumiera e vi infilavo i quadretti romantici ed i graziosi piatti con le roselline  che toglievo dal muro, le sculture disposte sui vari mobili, i gattini ed i cagnetti di ceramica e di vetro ed anche un asinello di legno regalo di un’amica. Poi vi ho infilato i centrini ricamati ed alcuni oggetti di cui non ho mai imparato il nome che stavano vicino al caminetto. Ho proseguito l’opera nel guardaroba praticamente demolendo la mia collezione di camicette dell’inizio del secolo e buttando il vestito da sera con il grembiulone che avevo comperato a Salisburgo e che mi stava così bene (?). La casa aveva assunto un aspetto più serio e funzionale ma mancavano ancora due stanze da visitare con i grossi sacchi: la libreria e quella dove c’è la mia collezione di dischi e CD. Nessun problema con la prima, da buttare c’erano solamente i Promessi Sposi che Dorfles larvatamente giudica come la sottoscritta: un romanzo pudico, fasullo, melenso, bigotto, con valori piccolo borghesi, utile per fare films decisamente Kitsch e per allontanare per sempre i giovani dalla lettura. E’ una delle mie teorie preferite quella che gli Italiani non leggono perché il primo libro che hanno avuto tra le mani è stato il parto manzoniano con il suo omonimo stile. Anche il quadernetto con le mie poesie, sdolcinate e melense, scritte ad 8 anni, finì nel saccone. Inutile la giustificazione che la giovane età scusa tutto; erano decisamente repellenti, quasi come l’exvoto fatto scrivere sul muro al Vittoriale da D’Annunzio.Immagine                                                                  Più difficile la scelta davanti ai miei dischi; non avevo nessun problema a classificare Wagner di cattivo gusto (Dorfles scrive che è una delle vette più alte mai toccate dal Kitsch) ma mi dispiaceva buttare in pattumiera i tre costosi cofanetti di cui avevo ascoltato il primo disco per 5 minuti. Per fortuna il Natale si stava avvicinando quindi ecco il bellissimo regalo per l’amico wagneriano! E poi c’era un altro regalo per l’amica che adorava Puccini. Per quello che sospirava per Berlioz avevo -La damnation de Faust- e per colui che considerava tutta la musica tedesca sublime c’era lo -Zar und Zimmermann- di Lortzing. In giardino per fortuna non avevo nulla di Kitsch; la natura aveva pensato da sola a far sparire tutti i fiori e le piante non adatte al clima ed il mio tentativo di costruire un’enorme statua in mezzo al prato era fallito quando avevo fatto cadere il lastrone di ferro sul pollice sinistro. ImmagineImmagine                           Dopo le immagini del mausoleo del Vittoriale, voluto da D’Annunzio come sua sepoltura, mi sembra doveroso compiere un breve, anche se assai incompleto riassunto del testo sopra citato, che contiene anche saggi di altri autori famosi tra cui -Avanguardia e Kitsch- scritto da Clement Greenberg  nel 1939, il quale sostiene che la nascita del Kitsch è frutto della rivoluzione industriale che ha riversato nelle grandi città masse di contadini i quali urbanizzandosi perdevano la loro cultura popolare. A riempire il vuoto e la noia tipiche delle persone poco acculturate, ecco accorrere l’industria di massa che offriva dei surrogati derivanti dalla cultura dei secoli passati. Il Kitsch non domanda nessuno sforzo mentale ai suoi fruitori perché opera per formule, è meccanico ed è diventato parte integrante del sistema economico che vi trova un investimento estremamente produttivo per il quale è stato creato un enorme apparato di vendita che si è insinuato dappertutto, anche nelle aree in cui ci si dovrebbe aspettare di trovare la vera cultura.Immagine                                                                        Gli enormi profitti del Kitsch sono una tentazione anche per le avanguardie artistiche . Scultori, pittori, musicisti, spesso modificano i loro lavori seguendo le pressioni del Kitsch. Inutile cercare una parte del mondo ove non ci sia il Kitsch; lo si trova dappertutto ed in ogni classe sociale; si può dire che sia diventato la cultura universale e questo soprattutto grazie all’azione dei sistemi di comunicazione di massa. Questa incredibile parolina tedesca che in italiano si può facilmente tradurre come -cattivo gusto- riassume il nostro modo di vedere e percepire il mondo in modo estremamente efficace. Ma-il cattivo gusto- non lo si trova solamente negli oggetti o nelle rappresentazioni cinematografiche o letterarie, scrive Gillo Dorfles nel suo articolo, è presente anche dentro di noi e ci trasforma in Kitsch-Mensch (uomo kitsch) in colui che, ad esempio, riesce a trovare sentimentale anche Bach e che torceImmagine                                                    gli occhi o si batte il petto  quando osserva qualche manifestazione artistica che colpisce i suoi sentimenti (solo quelli, alla mente lo stimolo artistico non arriva). L’uomo kitsch è creato dalla televisione che a lui si rivolge per somministrargli pezzetti di musica classica, arie famose di opere, analisi di quadri contemporanei adatte alla comprensione popolare (Van Gogh e gli Impressionisti in questo periodo, in tutte le salse e per tutte le cucine) L’uomo kitsch vien così trasportato in un mondo culturale più elevato in cui l’arte diventa un mito che si può venerare sotto tutte le forme.Immagine                                                Tralascio le altre profonde analisi di Dorfles il quale osserva come il Kitsch sia il figlio primogenito del Romanticismo e che consista nel fatto che scambia la categoria etica con quella estetica. Il Kitsch è quindi il falso ed è uno degli aspetti deleteri della nostra vita contemporanea. Chi produce il Kitsch non fa dell’arte deteriore ma crea valori moralmente negativi, produce il male estetico; una situazione tipica di tutte le epoche al tramonto e senza più valori.

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4 risposte a Il Kitsch

  1. talpa ha detto:

    Non bastano 4 sacchi per togliere il kitsch da casa tua; affitta un camion bello grande così puoi metterci tutti i tuoi quadri.

  2. elenaedorlando ha detto:

    Seguirò il tuo consiglio ed affitterò un camion con rimorchio, dopo aver tolto le mie opere dal muro passerò a casa tua. Tu intanto porta al piano terra i 10.000 volumi dei libri che hai stampato a tue spese e che nessuno vuole nemmeno come regalo, Approfitta del mio rimorchio per buttare anche tutti i tuoi completini con righette stile mafioso i calzini corti slabbrati, i quadri che hai vinto alla lotteria assieme ai pupazzetti, l’ideale sarebbe che nel camion entrassi anche tu, ma non vorrei una multa per trasporto improprio…

  3. talpa ha detto:

    Dimenticavo!! A Natale non farmi regali.

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