Il Normale

In chimica il termine normale corrisponde alla misura di concentrazione di un soluto. Per la statistica il normale -nella teoria delle probabilità- descrive le variabili che tendono a concentrarsi attorno ad un singolo valore medio. In psicologia la normalità è definita in relazione al concetto di anormalità la quale è definita in relazione al concetto di normalità. Il serpente che si  morde la coda è una chiaraImmagine                                           dimostrazione  che in psicologia il concetto di normalità non esiste e non è possibile nemmeno farlo rientrare nelle medie statistiche tanto care agli studiosi di socio-psicologia. Infatti, se per esempio vogliamo conoscere la media del quoziente d’intelligenza di 100 individui, e 50 di questi hanno un QI = 110 e gli altri 50 un QI = 80, la media sarà un valore equivalente a 95 che nessuno nel gruppo possiede. Facile arrivare alla conclusione che la normalità non esiste, è semplicemente un giudizio di valore imposto dalle classi al potere e che varia nei secoli e nelle varie società. Le streghe bruciate a milioni sul rogo erano considerate anormali e chi le condannava ad una morte atroce era invece normale. La stessa cosa si può affermare per Giordano Bruno condannato al rogo per le sue idee. Saggiamente la psicologia e la psicoanalisi non parlano mai di normale o anormale ma di comportamenti derivati dalla società e dall’educazione, soprattutto quella della prima infanzia che tende inevitabilmente a creare individui adatti alla vita sociale e quindi sottoposti alle sue regole (v. -Il disagio della civiltà- di S.Freud) Immagine                                                            Diverso il discorso per quanto riguarda la psichiatria che si è occupata in modo deciso della normalità tentando di capire le origini del comportamento chiamato schizofrenico e sottoponendo i pazienti a cure e trattamenti particolarmente  intensi, per usare un eufemismo. Laing ed Esterson nel loro ormai classico e famoso -Normalità e follia nella famiglia- in cui descrivono i casi di 11 donne malate di schizofrenia, sostengono che per capire il malato, ossia il socialmente anormale, bisogna capire la società in cui vive e soprattutto la sua famiglia. Quest’ultima, inserita in una società tesa solamente alla produzione di oggetti destinati al consumo, vede nei figli dei beni su cui si è investito emotivamente ed economicamente e ci si aspetta da loro un ritorno tangibile. Quando questo non avviene, inizia un’incessante pressione emotiva che può distruggere la personalità del soggetto, racchiudendola in comportamenti che non sono altro che gabbie emotive e psicologiche costruite dall’individuo a  propria difesa.Immagine                                                                   Per Freud la psicoterapia non era altro che un modo per liberare la persona da quello che ha fatto a se stessa, per difendersi dalle richieste della società e della civiltà e dal disagio che queste ci impongono. Ci chiudiamo in noi stessi in un meccanismo di protezione spinto all’estremo, in limiti ancora più angusti di quelli imposti dalla società, schiacciati dai fantasmi psicologici creati dal nostro ambiente che tende ad avere un sempre maggiore controllo sulla nostra personalità, la quale è ridotta ad essere merce di scambio in un sistema costruito solamente sulle transazioni economiche. Chi non resiste a queste pressioni e si ribella in qualche modo viene considerato come non normale, pazzo o folle, malato mentale da curare con metodi più o meno ortodossi a seconda della classe sociale di appartenenza.

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4 risposte a Il Normale

  1. Bastet ha detto:

    Interessante riflessione sulla cosi detto normalità…in fondo, come hai ben detto, le norme socialmente imposte dai potere che guidano le società hanno provato di classificare da secoli quei comportamenti che più gli convenivono per un buon funzionamento del loro potere…ma oggi con la nostra benedetta illuminata società basata sulla scienza che misura tutto credo che siamo proprio alla frutta. Peccato che Freud (e chi lo seguì dopo) non ebbi avuto successo con la sua psicoterapia…mai come ora sarebbe stato utile a tutti i livelli. Perdona il mio povero italiano, spero che sia stata abbastanza leggibile!

    • elena ha detto:

      Grazie Bastet per il tuo prezioso intervento. Sono d’accordo con te quando affermi che oggi siamo alla frutta, ma la colpa non è della scienza, secondo me, ma dell’uso che si fa della scienza, basti pensare alle case farmaceutiche ed alle loro scoperte continue di prodotti miracolosi che ci rifilano con l’aiuto di medici e politici compiacenti. Il malato mentale, o chi è considerato tale, oggi è curato con pillole e prodotti che lo trasformano in un oggetto facilmente manovrabile. La psicoanalisi è purtroppo accessibile solo a pochi ricchi per gli altri non ci sono che i nostri medici ambulatoriali.

  2. talpa ha detto:

    Non mi stupisce che tu non sappia che cosa sia la normalità.

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