Arredo urbano

Nel suo famoso libro dedicato al Kitsch, Gillo Dorfles cita il monumento ad Alcide De Gasperi eretto a piazza Venezia a Trento. Non lo avevo mai visto e quindi mi sono messa alla sua ricerca intenzionata a smentire lo scrittore. Che diamine! Con tutti gli orrori che ci sono in giro per l’Italia perché prendersela con una cittadina sperduta tra le montagne? Per trovarlo ho chiesto l’aiuto di internet dove ho scoperto che i siti sull’edificio sono numerosissimi e che c’è pure qualcuno che gli ha dedicato un libro. Finalmente in un giorno di sole riesco a trovarlo e vedo svettare la punta dell’obelisco già da lontano sopra le fronde degli alberi che lo circondano e che sono sopravvissuti alla sua istallazione. Tiro fuori la mia macchinetta pronta a fare le solite dilettantesche foto e mi avvicino felice all’immenso oggetto. La prima cosa che ho pensato, però, quando ho potuto ammirarlo in tutta la sua estensione è stata che Dorfles si è sbagliato dando la sua definizione. Il kitsch ha sempre qualche cosa di umano che suscita nello spettatore una certa simpatia perché davanti a lui ci si sente in qualche modo superiori; quella roba che avevo davanti, invece, era semplicemente orripilante.Immagine                Eretto nel 1956  portava impresse le stimmate del fascismo e le mostrava chiaramente. Il povero Alcide stava in piedi , sporgendosi in avanti su un piedestallo formato da 4 figure femminili, forse a dimostrare l’importanza delle donne nella mia città.Immagine                                            A destra, scene della vita del popolo  lavoratore con una madre che allatta il bambino in basso, Immagine                                                              ed a sinistra, travolti dalle rovine , corpi di moribondi si accatastavano nell’angolo.Immagine                                                            Un gruppo di giovani ballava sulla destra ed un gruppo di bambini si accatastava sulla sinistra. Il tutto chiara espressioneImmagine                                del sentimentalismo più bieco e tradizionale che si possa trovare. Mi sono risparmiata la vista della parte posteriore con la scusa che non potevo disturbare un gruppo di giovani che stava fumando. Concordo pienamente con Dorfles quando afferma che solo la dinamite potrebbe migliorarlo.                                                                                  Attraverso la città gettando uno sguardo di ammirazione alla -stella cadente-Immagine                                                               e cercando di non vedere il monumento bianco e rotondo dedicato a Cesare Battisti che sovrasta la città e nemmeno quello a Dante a cui è stata accostata un’enorme oca di vimini e mi dirigo ad Arco, patria di numerosi artisti più o meno noti, sicura di immergermi in un ambiente particolarmente valido dal punto di vista artistico. Incomincio la mia ricerca per puro caso dietro il Casinò dove alcuni anni or sono è stato eretto il monumento agli alpinisti. Rocce granitiche svettano nel parcheggio e un mezzo busto dal volto arcigno mostra le mani che gli escono dal petto in una strana posizione che esprime angoscia e meraviglia insieme.Immagine                                                                  Pochi metri più avanti una statua di bronzo suscita particolarmente il mio interesse. Mi siedo su una delle tre panchine che gli sono state sistemate davantiImmagine                ed ammiro un giovane con l’aria intensa, quasi spirituale, ma nello stesso tempo molto decisa, vestito in modo antiquato, che tende le braccia al cielo per mantenere l’equilibrio su un oggetto che assomiglia ad una bicicletta ma che è entrato a far parte del suo corpo in modo così intimo da far sospettare una fastidiosa mutazione genetica.Immagine                                                                     Abbandono il poveretto e pochi metri più avanti ecco un’altra statua di bronzo con le mani elevate al cielo in segno di disperazione. Il volto è contorto e l’efebo indossa solamente un paio di mutandine. Non c’è nessuna targa di spiegazione ed ioImmagine                 ho pensato che forse è il monumento che l’Amministrazione di Arco, riconoscente, ha dedicato al contribuente. Ancora circa 20 metri ed un arcigno signore appare troneggiante in mezzo agli alberi. Deve essere un personaggio particolarmente conosciuto perché anche lì non ho trovato nessuna targa e davanti alla statua era steso un tappeto rosso con due vasi di abeti.Immagine                                                               Il monumento ai caduti situato a circa 10 metri invece recava ben due targhe e mostrava le povere vittime della guerra in pose languide e sensuali; attorcigliate le une alle altre.Immagine                                                               Sicuramente se avessi proseguito per altri 10 metri avrei trovato  un’altra intensa espressione artistica, ma ho preferito ritornare alla mia macchina contenta, per una volta, che nessuna donna sia stata rappresentata

Lo stile delle statue sistemate sul lungo lago a Riva del Garda è completamente diverso e, secondo me, le opere si inseriscono molto bene nell’ambiente anche se, forse, il numero eccessivo fa pensare più ad un’esposizione di arte contemporanea che ad un tentativo di rendere artistico il luogo.Immagine                                 Immagine                                                           Immagine                                                        Immagine

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4 risposte a Arredo urbano

  1. talpa ha detto:

    Ritorna a scrivere le tue pizze sulla Cina e lascia stare i monumenti ai nostri statisti. Io mi commuovo ogni volta che ci passo davanti e lo trovo molto espressivo, è un segno di riconoscenza a chi ha difeso il suo popolo prima a Vienna e poi a Roma, ma certo tu certe cose non le puoi capire, spero solo che ti trasferisca al più presto in Cina, ché qui abbiamo già abbastanza problemi.

    • elena ha detto:

      Non mi stupisce che tu ti commuova davanti all’oggetto. Quello non è un monumento a De Gasperi ma al maschilismo più bieco di cui tu sei uno dei massimi rappresentati. Non bisogna avere letto Freud per capire che l’obelisco è un chiaro riferimento a parti maschili impronunciabili, e per essere ancora più chiaro, l’autore, o i committenti, hanno messo 4 figure femminili sotto i piedi dello statista, l’unica donna è stata accatastata in basso a destra e naturalmente sta allattando, mentre il possente maschio vicino spinge una pesantissima macchina. I ragazzi che ballano, poi, mettono le mani sulle spalle alle bambine con un gesto protettivo. Ripeto, farlo saltare con la dinamite e ripiantare gli alberi che sono stati tagliati per colpa sua, sarebbe non solo un gesto di civiltà, ma pure di buon gusto.

  2. Ermione ha detto:

    Nella tua prima foto di Riva del Garda, città che pure hai moderatamente lodato, in primo piano risalta un cestino per le immondizie. Il tuo senso dell’umorismo è impagabile.

    • elena ha detto:

      Nulla sfugge alla grande Ermione! In realtà avevo notato che quasi tutte le statue da me fotografate avevano vicino un cestino della pattumiera. Non so spiegartene il motivo, il caso? L’inconscio però credo giochi talvolta brutti scherzi anche agli addetti comunali, ma non vorrei approfondire troppo l’argomento, qui, per non risvegliare certi animaletti in letargo sottoterra.

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