Identità etnica

Immagine                                                                    La guida dei musei etnografici trentini indica 38 musei dedicati agli usi, costumi e tradizioni locali, 5 case museo, 11 mulini, 12 segherie e 4 fucine che si possono visitare quasi tutti in ogni periodo dell’anno. Di questi il più importante è senza dubbio il museo di San Michele all’Adige inaugurato nel 1968. Ai musei si affiancano circa 100 siti dedicati all’etnografia trentina in rete. Un numero decisamente impressionante che mostra l’interesse della popolazione locale per le proprie origini e per le proprie basi culturali.Immagine                                                              Il Museo di San Michele si trova  all’interno dell’ex convento degli Agostiniani di cui si conserva ancora il chiostro triangolare del XIII secolo con tracce degli antichi affreschi.Immagine                                                                  Ed è situato sotto l’imponente chiesa barocca di San Michele Arcangelo quasi a sottolineare che l’identità etnica delle popolazioni locali si è sviluppata nei secoli all’ombra dell’onnipotente potere vescovile.

Il museo contiene un’imponente raccolta di oggetti della semplice vita quotidiana della popolazione indigena; dagli attrezzi per il lavoro dei campi,Immagine                                                     ai telai ed arcolai,Immagine                                alle macine del grano,Immagine                      ai vestiti usati normalmente che ci fanno intravedere una vita quotidiana estremamente semplice con limitate esigenze estetiche.Immagine

Immagine                                                                      C’è però una collezione di strumenti musicali, dalle fisarmoniche agli strumenti a fiato, che lasciano immaginare che la vita lavorativa sia stata qualche volta interrotta da festività allegre e spensierate.Immagine                                                                A proposito è molto interessante anche la collezione di maschere indossate durante il carnevale , dall’aspetto grottesco.Immagine                                 Mi ha colpito pure la notevole quantità di argani per le campane.Immagine                                                              Ma non ho avuto il coraggio di entrare nella stanza dedicata alla caccia dove si mostrava il modo con cui si uccidevano, anzi si straziavano, i poveri animali. Il testo di spiegazione vicino alla porta sottolineava che: “….L’uso del roccolo, grande rete semicircolare per la cattura degli uccelli di passo, diffuso in tutte le prealpi italiane, fu motivo di scontro con il governo austriaco, contrario ad ogni forma di uccellagione…” La civile cultura della grande Vienna si scontrava spesso con la primitiva identità culturale indigena.Immagine                                                                Una visita molto interessante che mi ha permesso di apprendere molte notizie sull’antropologia di montagna. Conoscere la propria identità etnica, soprattutto per chi vive in piccoli centri di montagna, vuol dire capire anche il proprio modo di essere e cercare , se è necessario, di porvi rimedio.Immagine                                Come ha sottolineato Paolo Sibilla, nella sua conferenza del 24.4.2010, al Museo di Scienze Naturali di Torino, l’identità etnica è un concetto estremamente potente che agisce sulla nostra personalità senza che noi ce ne rendiamo conto. Ignorare la nostra personalità etnica vuol dire sprofondare nel nulla (qualche volta sarebbe auspicabile, aggiungo io) Nello stesso tempo attribuirvi un’eccessiva importanza vuol dire contrapporsi alle altre popolazioni  iniziando una pericolosa discesa verso il razzismo (non porterò squallidi esempi di politica recente) Per capire le origini del nostro comportamento e del nostro modo di essere perciò si deve conoscere la nostra storia ed i nostri costumi. Estremamente illuminante in proposito  lo studio compiuto nel 1974 da due antropologi americani , Eric Wolf e John Cole in due comuni confinanti; Tret in Trentino e St. Felix in Sud Tirol. I due hanno osservato che nello stesso territorio esistevano due modi di vivere diversi con organizzazioni comunitarie che non si potevano paragonare. I loro studi, raccolti nel libro -The Hidden Frontier. Ecology and Ethnicity in an Alpine Valley- sono stati ripresi 40 anni dopo da due ricercatrici dell’Università di Vienna; Margareth Lazinger e Edith Saurer le quali  si sono recate sul posto per verificare i cambiamenti avvenuti nel frattempo e sono giunte alla conclusione che le frontiere si sono sgretolate ma è aumentata la differenza economica fra le due comunità. St. Felix è diventato un paese agricolo benestante  mentre Tret si sta svuotando e non richiede i contributi per l’agricoltura di montagna. D’accordo con Wolf e Cole le due studiose sottolineano che la differenza è dovuta essenzialmente alla diversa distribuzione del potere all’interno delle due comunità. A St. Felix, che si trova in Alto Adige, vige una comunità di tipo patriarcale, con la trasmissione ereditaria dei beni al primogenito maschio (il maso chiuso) La famiglia, chiusa verso l’esterno, trasmette rigide regole di comportamento ai suoi membri. Alcuni metri più in là, a Tret, vigono regole di uguaglianza ed equità in seno alla famiglia con relazioni aperte verso altri modi di vivere, quindi ci si allontana molto più facilmente, si emigra senza problemi e si accettano con maggiore flessibilità modi di vivere diversi.Immagine

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6 risposte a Identità etnica

  1. francesco ha detto:

    Grazie ancora una volta. L’articolo non solo è ben illustrato ed ironico ma pone alla fine un quesito vitale a cui dobbiamo essere in grado di dare una risposta nel più breve tempo possibile: voltare definitivamente pagina con la cultura tradizionale oppure no? Vogliamo davvero ridurre il Trentino come la montagna del cuneese? Sono sicuro che oggi chiunque direbbe no! Eppure la spogliazione culturale e materiale del Trentino continua prepotente, ed il divario con il Sud Tirolo è già incolmabile. Il vero vuoto è di cultura politica, fatta da veri uomini!

    • elena ha detto:

      Grazie Francesco per il tuo gentile commento. Non so come sia la montagna cuneese e non so perché si sia trasformata in modo negativo come dici tu. Bisognerebbe chiederlo al prof. Sibilla e chiedergli pure di compiere un paragone tra quella trentina e la piemontese; la risposta potrebbe essere assai interessante. Il vuoto di cultura politica credo sia il frutto del vuoto di cultura e basta, del resto ogni Paese ha i politici che si merita. E forse, permettimi di dissentire, non mancano i veri uomini ma le vere donne. E non riesco a vedere nemmeno un grande divario tra Trentino e Sud Tirolo, una società con il maso chiuso, dove domina un capofamiglia maschio a me personalmente non piace, e poi, le poche volte che ci sono stata non ho visto che frutteti dappertutto, anche sopra Bolzano, trovo più belli i boschi che ci sono attorno a casa mia, Non voglio affrontare qui il problema del divario culturale, ma credo che il Trentino non sfiguri certo in confronto con l’Alto Adige (lo dice anche l’autorevole Sole 24 ore)

  2. talpa ha detto:

    Macché ben illustrato ed ironico! Che cosa c’entra la foto del lago di Castel Toblino con il museo di San Michele?Ed il cassone alla fine che cosa vuol indicare? Spiegati meglio invece di insultare e definire i nostri antenati portatori di “una primitiva identità culturale”

    • elena ha detto:

      Il lago di Castel Toblino è l’espressione dell’identità culturale della scrivente. Lì ho detto le mie prime frasi in tedesco e le prime parolacce in italiano, lì ho imparato a nuotare, a leggere ed a scrivere. Non credevo che un breve riferimento personale nel mio post potesse dare fastidio, scusami. Il cassone nuziale era al Museo e l’ho postato perché mi sembrava bello. Potrebbe anche essere utile e contenere un’intera talpa imbavagliata e legata ma che non getterei mai nel mio lago per non inquinarlo ulteriormente. La primitiva identità dei nostri antenati continua pure nei discendenti miei commentatori.

  3. talpa ha detto:

    Identità culturale nei boschi e nei laghi? Ma non farmi ridere, tu non solo non hai un’identità etnica e culturale, non hai nemmeno delle radici.

    • elena ha detto:

      Grazie infinite Talpina! Il non avere un’identità etnica e culturale per me è sinonimo di libertà mentale, anche se dubito che questo sia veramente possibile. Per quanto riguarda la mancanza di radici, non riesco a preoccuparmi non essendo io un vegetale

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