Come diventare Immortali

Immagine                                                                  Per gli antichi Egizi la morte costituiva una tappa dell’esistenza umana. I Libri dei Morti in realtà si intitolavano -Formule dell’uscire al giorno- ed il corpo era semplicemente l’involucro da cui ci si distaccava al momento della morte. Era importante preservarlo attraverso la mummificazione affinché non si decomponesse con la putrefazione. Rendere incorruttibile il corpo era il primo passo per evitare la dissoluzione dell’individuo. L’imbalsamazione opera sul cadavere Kha e gli fa acquistare lo stato di Sahu (nobile) indipendentemente dal rango sociale del defunto, il quale passa così da un piano esistenziale ad un altro.Immagine                                                                    Ka, il doppio del defunto, creato contemporaneamente al corpo, ed in fondo non molto diverso dal nostro io, conduce un’esistenza indipendente da esso fino al momento della morte. Quando questa sopravviene il Ka vive nella tomba e si ciba delle offerte funerarie poste all’interno di essa. La sua essenza era divina e per questo nel geroglifico è rappresentato con le due braccia aperte, rivolte in alto.Immagine                               Le statue che raffigurano il Ka del defunto sono spesso di colore nero per ricordare il legame con il dio Osiride e la sua identificazione con il simbolo della resurrezione ciclica della natura. Il Ba, l’anima del defunto, ne rappresenta la personalità ed è raffigurata come un uccello dalla testa umana.Immagine                                      Il Ba può vagare dal cielo alla terra, alla tomba, dove trascorre la notte entrando attraverso gli occhi dipinti sul sarcofago.Immagine                                                     I morti possono anche dimorare in lontane regioni della terra oppure in cielo o nel regno di Osiride, il dio morto, sovrano dell’Oltretomba.

Le prime tecniche di imbalsamazione si possono far risalire al 3.000 a.C ed erano praticate solamente sui faraoni; ma la necessità religiosa e sociale di rendere imperituro il cadavere portò inevitabilmente alla mummificazione ed all’imbalsamazione diffuse tra tutte le classi sociali. Secondo Erodoto gli incaricati dell’imbalsamazione erano una vera e propria fiorente associazione commerciale e proponevano ai parenti 3 forme di imbalsamazione: 1) quella per i poveri 2) quella economica 3) quella costosa che si svolgeva in questo modo: si estraeva il cervello dalle narici con un ferro ricurvo. Con una punta aguzza i Paraschisti, o medici incisori, facevano un taglio lungo l’addome e tiravano fuori tutti gli intestini, poi i loro assistenti pulivano il corpo, lo purgavano con vino di palma e con aromi in polvere, quindi riempivano il ventre di mirra pura tritata e lo ricucivano. Fatto ciò immergevano il cadavere nel nitro e ve lo tenevano per 70 giorni. Trascorsi i 70 giorni, non uno di più, lavavano il corpo, lo ricoprivano di gomma, lo avvolgevano nella tela di bisso e lo riconsegnavano ai parentiImmagine             i quali lo mettevano in una cassa di legno a forma umana e lo conservavano in una camera sepolcrale con i piedi rivolti verso il muro.Immagine                                                 Il cuore del morto, considerato la parte più importante del corpo umano, veniva lasciato in sede oppure sostituito con uno scarabeo sacro di pietra, simbolo di immortalità che recava incise delle iscrizioni propiziatorie. I visceri, lavati e purificati, venivano conservati nei 4 vasi canopi che potevano avere il coperchio che rappresentava il defunto oppure le 4 teste dei figli di Horus (.v. post precedente) i geni preposti alla protezione dei visceri nell’aldilà: Imseti, dalla testa umana proteggeva il fegato, Hapi, il babbuino proteggeva i polmoni, Qebehsenuef, con la testa di falco, lo stomaco, Duamutef, con quella di uno sciacallo, l’intestino.Immagine                                                         Per ovviare all’afflosciamento del cadavere si procedeva ad introdurre nell’addome grossi tamponi di bende profumate e sostanze aromatiche varie. I globi oculari erano sostituiti con bende sulle quali era dipinto l’occhio umano e le narici erano chiuse con cera d’api. Il volto era poi ricoperto con una maschera di lino e stucco che doveva conservarne la fisionomia. Su questo veniva apposta una maschera che poteva essere anche d’oro.Immagine                       Ma ecco il sistema meno caro per imbalsamare il proprio defunto: si riempiono siringhe con olio di cedro, lo si introduce dall’ano e si impedisce con tamponi di cera, che fuoriesca, poi si mette il corpo nel nitro per i 70 giorni prescritti, quindi si fa uscire l’olio di cedro il quale si porta via tutte le interiora. Del cadavere restano solo la pelle e le ossa e così viene riconsegnato ai parenti. Il terzo sistema, quello per i poveri, consisteva semplicemente nel pulire il ventre con una purga ed immergere per 70 giorni il cadavere nel nitro. Queste tecniche d’imbalsamazione venivano praticate anche sugli animali sacri; cani, gatti, ibis, falchi, coccodrilli, scimmie ed il famoso toro sacro Apis, inumato con tutti gli onori dovuti ad un principe in una necropoli dedicata a lui chiamata Serapeo. Un’imponente galleria scavata nella montagna nei pressi di Sakkara, lunga 359 m, larga 3, alta 5,50, che contiene 25 sarcofagi  monolitici di granito e calcare, di circa 65 tonnellate ciascuna.

Bibliografia:                                                                                                                                            Gli Egizi e la mummificazione. Museo Egizio di Torino. AAVV.                                                      Erodoto -Le Storie- vol. II                                                                                                                Plutarco -Iside ed Osiride-

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6 risposte a Come diventare Immortali

  1. Bastet ha detto:

    Grazie per il stupendo articolo sul mondo Egizio e la visita presso il Museo Egizio di Torino…bellissimo! Debbo dire che ho fintio l’altro giorno un libro iconoclasta di Terry Pratchett approposito della cultura Egizio e l’immortalità che mi ha fatto decidere di mettere questo tra i miei segnalibri per poterlo leggere più tardi con la dovuta serietà. Cmq delizioso post!

    • elena ha detto:

      Grazie Bastet per il tuo gentilissimo commento. Quando mi sono trovata nel Museo Egizio ho cercato le statue di Bastet che avevo visto tanti anni or sono, ma credo siano nei magazzini e saranno esposte nel 2015 quando finirà il restauro; ho visto solo dei piccoli Bastet nella cassa del deposito, mentre c’erano tutte le statue della dea Sekhmet. Grazie anche per avermi indicato T.Pratchett che non conoscevo. Lo leggerò al più presto. E complimenti per il tuo bellissimo blog.

      • Bastet ha detto:

        Grazie cara! Davvero sarei stata contenta di vedere qualche statua di Bastet, ma Sekhmet sarà sicuramente contenta di essere così tanto rappresentata :-). Sarà di andare a visitare in 2015. Spero che ti piacia T.Pratchett…è un scrittore come ho detto un po’ iconoclasta e un’artista del humor all’inglese, forse un po’ squiato (si dice?). A me piace assai…suo modo di prendere in giro la gran serietà mi garba. Grazie per i complimenti per mio blog, se non fosse stata per te, con ci sarebbe!

  2. talpa ha detto:

    “Come diventare Immortali”??!! Ma che razza di titolo balordo !!!! Stai suggerendo ai tuoi due lettori di farsi imbalsamare?

    • elena ha detto:

      Ma è un titolo dedicato esclusivamente a te. Nessun altro che io conosco vuole disperatamente diventare immortale scrivendo libracci che nessuno legge, quindi, segui le indicazioni che trovi qui sopra ed incomincia a prepararti per un’autentica immortalità. Non aspettare troppo, temo che dovrai affrontare numerosi problemi burocratici. Io ti dipingerò molto volentieri la maschera funeraria. E poi, se ti fai fare una cassa bella grande puoi farti inumare con tutti i tuoi libri. Il tuo Ka può passare tutta l’eternità a leggerli, così almeno un lettore lo avrai trovato.

  3. elena ha detto:

    Sei troppo gentile Bastet! Io non ho nessun merito a proposito del tuo bellissimo blog, lo dimostra il fatto che è fatto molto bene, praticamente perfetto e la perfezione non fa certo parte del mio modo di lavorare. In realtà una foto di Bastet c’è; l’ultima del post del 4.1. Mi ha fatto molta tenerezza vedere i gattoni ammassati nel cassone nel deposito del Museo. Grazie ancora per Pratchett, amo gli iconoclasti e lo leggerò al più presto.

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