Libri dell’uscire alla vita

“O cuore mio da parte di mia madre…non levarti contro di me come testimonio, non accusarmi nel tribunale, non rivolgerti contro di me alla presenza dell’addetto alla bilancia. Tu sei il mio ka, che è nel mio corpo, lo khnum che rende sane le mie membra…” 

I 150 capitoli dei -Libri per venire al giorno- ovvero alla vita, chiamati poi dallo storico tedesco Carl R. Lepsius, che tradusse i numerosi rotoli del Museo Egizio di Torino nel 1842, Libri dei Morti, erano una vera e propria guida per il mondo dell’aldilà ed aiutavano il defunto ad affrontare i pericoli dopo che aveva lasciato la tomba. Il ka, arrivato nel regno di Osiride accompagnato da Anubi, veniva giudicato da 42 demoni; se il defunto era un peccatore il ka veniva condannato alla fame ed alla sete, oppure ad essere fatto a pezzi, se invece la decisione era favorevole il ka migrava nel regno celeste, nei campi di Osiride dove lo aiutava nei lavori campestri che potevano essere evitati portando con se gli ushabti, statuette che lavoravano per il defunto.

Le Case della vita, scuole o biblioteche ammesse al palazzo, vendevano i -Libri per uscire alla vita- scritti su papiro. Negli spazi lasciati appositamente vuoti si poteva scrivere il proprio nome  e dipingere illustrazioni con scene della propria vita e di quella dei propri cari. Al Museo Egizio di Torino i libri dei Morti sono veramente tanti e tutti estremamente interessanti. Anche perché ci permettono ci capire meglio la vita di questo grande popolo e la sua splendida religione (Erodoto). Attualmente sono visibili solo una decina di libri che io ho fotografato integralmente con l’intento di leggerli, prima o poi, ma di cui qui mostrerò solo una piccola parte.

Il Libro per venire al giorno di Nebhepet (1070-946 a.C), scriba e sovraintendente ai lavori della necropoli tebana, è una versione ridotta dei L.d.M. in cui la parte dedicata al testo è abbreviata a vantaggio di vivaci scene religiose. Le vignette, disposte nel rotolo da sinistra a destra, raffigurano il defunto che percorre in barca i Campi di Ialu, il paradiso degli antichi Egizi.ImmagineImmagineImmagineImmagineImmagineImmagineImmagineImmagine

Il Libro di Aaner (1186-1070 a.C.) è occupato da scene sacre che ritraggono Aaner sulla barca di Osiride  mentre attraversa i campi di Ialu. Si noti la pesatura del cuore con cui Anubi, signore della bilancia controlla la precisione dello strumento con il filo a piombo.Immagine

Il libro di Tameret (993-970 a.C.) è composto da 8 capitoli interamente scritti in grafia ieratica -la scrittura dei sacerdoti- molto curati all’inizio, in stile amministrativo verso la fine. La defunta, che faceva parte del clero tebano e portava i titoli di cantatrice di Amon e di Mut, Signora di Asheru, è rappresentata davanti ad Osiride mentre brucia incenso.Immagine  ImmagineImmagineImmagineImmagineImmagineImmagineImmagine                                                            Immagine

Il libro di Tasnakht (664-525) scritto in ieratico, è un rotolo lungo e pregiato appartenente ad una donna di alto livello sociale. Il rotolo termina con le immagini della defunta che viene giudicata da un tribunale di 42 dei presieduti da Osiride. La bilancia viene usata per pesare il cuore della signora e misurarne la rettitudine, mentre il mostro ibrido è in attesa di divorarla in caso di esito negativo.ImmagineImmagineImmagineImmagineImmagine

Nel suo libro (664-525) Hor è rappresentato sulla sinistra mentre viene giudicato dalla dea della verità Maat. Sulla bilancia viene effettuata la pesatura del cuore, considerato la sede dell’intelligenza, dei sentimenti, della forza vitale. Se il cuore è più leggero di una piuma la Giuria ed Osiride proclameranno Hor, maa-khere (=giusto di voce) in questo caso Amemit non lo farà a pezzi e Hor potrà accedere ai Campi di Ialu. Sulla parte destra del papiro si trova il capitolo 125 che contiene un elenco dei 42 peccati che il defunto non ha compiuto durante la vita.Immagine                 Eccone alcuni proclamati davanti ai rispettivi giudici:                                                                                     1) Lungo di passo -Non ho commesso ingiustizia-                                                                          2) Ingoia ombre -Non ho commesso furto-                                                                                     5) Dal volto ritorto – Non ho ucciso gente-                                                                                       9) Rompi ossa -Non ho detto menzogne-                                                                                       39) Nebel Kau, colui che concede i Ka – Non ho rubato-                      

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4 risposte a Libri dell’uscire alla vita

  1. musa inquietante ha detto:

    fantastico!!!!!!!!! ho sempre adorato la cultura egiziana, quando visitai il Museo di Torino fu un’esperienza magnifica (sebbene a mio avviso l’allestimento sia totalmente da rivedere…) Grazie davvero per questo approfondimento, è stato illuminante!!!

    • elena ha detto:

      Grazie Musa per il tuo gentilissimo commento. Ora il Museo Egizio è in restauro ma si possono comunque vedere moltissime cose. Sarà sicuramente magnifico nel 2015, degno della grande cultura che rappresenta.

  2. talpa ha detto:

    Non commento la qualità delle foto, ma pure le didascalie non sono corrette. Scrivi che Tamtret sta davanti ad Osiride ma non si vede nessun dio vicino alla defunta!!

  3. elenaedorlando ha detto:

    Mi commuove l’impegno con cui leggi i miei post. Purtroppo nello stesso tempo constato che quello che scrivo non serve a niente. Osiride è il serpente che sta davanti a Tamaret. Mi pare di averlo scritto tante volte che il serpente rappresenta il dio della medicina, ancora oggi lo puoi vedere in alcune farmacie. e poi, nel post che avevi tanto criticato -ofidiofobia- ti avevo chiaramente spiegato del perché oggi si temono così tanto i serpenti. Impegnati di più se vuoi la promozione nei Campi di Ialu

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