Serragli

Immagine           L’Italiana in Algeri è l’opera che amo di più di Rossini. Fu rappresentata per la prima volta a Venezia nel 1823 ed ottenne subito il successo strepitoso che meritava. Il libretto, scritto da Anelli, è con ogni probabilità, ispirato alla storia vera di Antonietta Frapolli, una signora milanese catturata dai corsari e finita nell’harem del pascià di Algeri da cui riuscirà a fuggire da sola. La musica, scritta da Rossini in 27 giorni, accompagna con realismo vivace e travolgente  ogni momento dell’esilarante vicenda che cercherò di riassumere in poche righe.

Il Bey di Algeri non sopporta più la buona e fedele moglie Elvira e cerca di liberarsene ordinando allo schiavo Lindoro di sposarla e portarla con sé in Italia. Mustafà, il suo fedele servitore, nel termine di 6 giorni, gli deve, se non vuole finire impalato, trovare un’italiana. Mustafà è fortunato perché una burrasca fa finire sulle coste una barca di Livorno con Isabella -una delle più belle e spiritose italiane- partita dalla sua città per cercare l’amato Lindoro di cui non aveva più notizie da mesi. E’ inseguita dallo spasimante Taddeo geloso e petulante. Appena la vede il Bey si innamora perdutamente di lei e per entrare nelle sue grazie le regalerà Lindoro, come suo schiavo personale e nominerà Taddeo, che lei aveva spacciato per suo zio, Grande Kaimakan. Lei ricambia la gentilezza e darà al Bey il titolo onorifico italiano di Pappataci e fa giurare al nuovo nobile che mangerà e tacerà per sempre. Intanto organizza gli schiavi italiani in un’ armata e salpa su una nave verso l’Italia con Lindoro ed il recalcitrante Taddeo-Kaimakan che finalmente capisce che Isabella non lo ama. La ripudiata moglie Elvira perdonerà ed abbraccerà il Bey che finalmente ricambierà il suo amore.Immagine               Una bellissima opera ed una splendida esecuzione quella del Filarmonico di Verona il 2 febbraio scorso, sotto la direzione del giovane e bravissimo Maestro Francesco Lanzillotta e con la regia, le scene ed i costumi di Pier Luigi Pizzi. Una bravissima Marina De Liso impersonava perfettamente il personaggio di Isabella cantando divinamente anche le arie di più difficile interpretazione come la famosa: ” Già so per pratica-Qual sia l’effetto-D’un sguardo languido- D’un sospiretto….So a domar uomini come si fa- Sien dolci o ruvidi- Sien flemma o foco- Son tutti simili – A’ presso a poco…Tutti la bramano- Tutti la chiedono-Da vaga femmina felicità.”                                                                                       Filippo Fontana interpretava perfettamente un Taddeo innamorato, geloso ed impertinente. Impagabile il suo intervento nell’aria patriottica cantata da Isabella verso la fine: -Pensa alla patria; e intrepido- Il tuo dovere adempi- Vedi per tutta Italia- Rinascere gli esempi- D’ardire e di valore (Taddeo ride, anzi sghignazza, mettendo così in dubbio il valore italico) ed Isabella: “sciocco, tu ridi ancor?”                                                      Federico Longhi, un imponente Haly, sembrava fatto apposta per la parte: ” Con tutta la sua boria – Questa volta il Bey perde la testa…Ci ho gusto. Tanta smania – Avea d’un Italiana…Ci vuole altro – Colle donne allevate in quel paese- Ma va ben ch’egli impari a proprie spese.- Le femmine d’Italia – Son disinvolte e scaltre – E sanno più dell’altre- L’arte di farsi amar- Nella galanteria – L’ingegno han raffinato- E suol restar gabbato- Chi le vorrà gabbar” Cantava in modo brioso e convincente tanto da far scoppiare numerosi applausi. Bella anche l’interpretazione di Elvira da parte di Alida Berti.Immagine                   Tutte le volte che ascolto -L’Italiana in Algeri- non posso fare a meno di paragonarla al -Die Entfuhrung aus dem Serail- la prima opera importante in lingua tedesca creata da Mozart nel 1782 su libretto di Bretzner. E’ sicuramente un’opera molto bella sia per le arie che per la musica, ricca di pathos e di melodia. Ma quello che mi colpisce di più è la differenza tra le azioni e gli atteggiamenti dei vari personaggi. Ne -L’Italiana in Algeri- è Isabella che fa tutto. Parte dall’Italia per cercare Lindoro, si prende gioco del Bey e di Taddeo, arma ed organizza gli Italiani in una specie di esercito e li fa scappare. Non ha un attimo di paura né di esitazione. E’ abile, intelligente, sicura di sé. Kostanze, ne -Il Ratto del Serraglio- invece, canta con voce disperata il suo amore per Belmonte che accorre a liberarla. Lei non fa che disperarsi, lamentarsi e dichiararsi pronta a morire piuttosto che cedere a Bassa Selim, il quale alla fine si rivela essere una bravissima persona  e la lascerà partire assieme all’innamorato anche se costui si rivelerà essere il figlio del suo peggiore nemico, colui che gli ha distrutto la famiglia e tolto i suoi beni.

Nota: In You Tube si possono trovare tutte e due le opere in varie edizioni integrali

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2 risposte a Serragli

  1. talpa ha detto:

    Il titolo era promettente e così pure la prima foto, poi però mi sono ritrovato a leggere il solito mattone. Ma chi vuoi che vada ancora a sentire un’opera? Solo gente come te, fuori dal mondo.

  2. elena ha detto:

    Povera Talpina, uscire fuori dal tuo mondo fatto di gite domenicali al supermercato e di canzoni di San Remo per finire sul mio blog! Mi fai compassione. Ma la soluzione è facile facile. Per quanto riguarda l’Opera ti assicuro che i posti al Filarmonico sono quasi sempre tutti esauriti e che circa il 50% degli ascoltatori sono giovani, che ascoltano con estremo interesse ed applaudono al momento giusto. Una speranza in più che le sagre del vino e della mortadella stiano per lasciare il posto a qualche cosa di meglio.

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