Il museo degli eroi

Immagine               Il museo è stato fondato nel 1943 dal Grande Ufficiale Luigi Ebranati presidente della sezione del Nastro Azzurro di Salò. In realtà il nome del museo è Nastro Azzurro e si chiama così perché raccoglie le memorie dei decorati al valor militare le cui medaglie sono appese ad un nastro azzurro.Immagine                       Nelle 4 salette è raccolta una collezione estremamente interessante che contiene tutto quello che i soci e simpatizzanti hanno offerto al museo a ricordo delle loro gesta in guerra o di quelle dei loro cari. Immagine                  Il Museo si divide in due parti: sulla destra si trovano i cimeli della prima guerra mondiale, sulla sinistra quelli della seconda.Immagine               Il tutto viene presentato in modo serio ed approfondito da un giovane signore  il quale meriterebbe una medaglia d’oro per aver risposto alle mie richieste di spiegazioni ed aver sopportato i miei commenti per quasi un’ora. Alla mia domanda se l’istinto bellico fosse dentro  tutti noi, oppure vi fosse istillato da pochi potenti, capaci di manovrare le masse e soprattutto dotati di armi per cui chi non partiva per il fronte veniva fucilato, dopo una semplice spiegazione , alla quale non avevo  pensato nonostante le mie letture dei noiosissimi testi junghiani, che gli esseri umani hanno caratteri psicologici diversi, mi ha mostrato la foto di Sergio Bresciani Immagine                  un ragazzo di 16 anni che era scappato di casa ben due volte per poter arruolarsi, e, visto che i carabinieri lo riportavano sempre in famiglia, era fuggito sul fronte libico dove aveva perso una gamba ed era morto di setticemia, non senza prima aver guadagnato 4 medaglie fra cui una in bronzo appuntatagli personalmente al petto  da Rommel.Immagine                                            Il decreto del 1945, che gli conferisce la medaglia d’oro al valore militare dice fra l’altro che il ragazzo era di stupendo esempio ai camerati più anziani “…e che colpito da una mina che gli recideva una gamba pronunciava stupende parole di amore per la Patria…Splendida figura di eroe fanciullo figlio purissimo della virtù della gente d’Italia” Troppo facile per me commentare che se la virtù consiste nell’andare a saccheggiare il territorio degli altri popoli è meglio vivere nel vizio e che indottrinare dei minorenni perché vadano a combattere non dà come risultato degli atti di eroismo ma d’incoscienza ed è una chiara manifestazione che siamo davanti ad un regime criminale e paranoico.Immagine    Accanto alle foto dei regnanti, responsabili degli eccidi della guerra , esistono nel Museo le lettere dei soldati decorati, le foto inviate dal fronte, le immagini della nave Po, una nave ospedale, scambiata dal nemico inglese per una nave camuffata e quindi fatta esplodere.Immagine              Si salvarono solamente due crocerossine , una delle quali scrisse le sue memorie in un manualetto presente nel Museo. Non manca una foto di D’Annunzio vicino all’aereo che lo aveva portato su Vienna e le sue dediche al dio motore (quello dell’aereo, presumo, che lui non sapeva portare)Immagine              e naturalmente quelle dei generali Immagine                                                               e degli infausti ex capi di stato italiani.Immagine              Di tutti i personaggi delle 4 stanze la figura che mi è  piaciuta di più è quella del tenente Enrico Assolini che ricevette una medaglia d’argento al valor militare “…per aver messo in salvo i feriti delle linee di fuoco dando prova di mirabile calma e di sprezzo del pericolo”Immagine              Finita la guerra il tenente si è dedicato alla botanica, probabilmente per cercare nelle piante quella bellezza ed armonia che non si può certo trovare negli esseri umani e forse anche per dimenticare gli orrori che costoro sono capaci di perpetrare.

Sono uscita dal Museo con molte domande che mi frullavano in testa ed alle quali non riuscivo a trovare risposta, fra queste la fondamentale per me è se esista la libertà, oppure se noi pensiamo ed agiamo come vogliono i poteri economici. La risposta era lì davanti a me, nella piazza antistante al Duomo in cui stavo andando a vedere un quadro del Romanino. Infatti nella piazza si snodava una lunghissima coda di adulti che attendevano con pazienza ed educazione di avvicinarsi ad una porta che io di lato non riuscivo a vedere. Incuriosita mi indirizzai verso l’inizio della coda e vidi con mia grande meraviglia che le persone non stavano lì buone e tranquille per poter vedere qualche opera d’arte o qualche strano fenomeno, ma solamente per poter ordinare un cono gelato.Immagine                 La coda iniziava fuori dalla porta principale della città dove si ammassavano le prime auto di un’altra coda di circa 10 km di macchine dirette a Salò, probabilmente spinte tutte dal desiderio di prendere il gelato. Pensando che forse la domenica sera era meglio non approfondire troppo i problemi fondamentali dell’esistenza umana, presi velocemente la via di casa.

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12 risposte a Il museo degli eroi

  1. talpa ha detto:

    Che cosa c’è di male nel fare la coda per prendere un gelato!!?? Io la faccio spesso e mi diverto con gli amici mentre avanzo lentamente. Ma naturalmente ci sono gli asociali come te che certe cose non le possono capire

  2. elenaedorlando ha detto:

    Non esprimo giudizi morali su chi fa la coda di un’ora per prendere un cono, esprimo solo la mia compassione per la sua vita così priva di senso che può permettersi di buttare il suo tempo in questo modo. Ma pensandoci bene anche rispondere ai tuoi commenti è uno spreco di tempo.

  3. Ermione ha detto:

    Il tuo post mi ha veramente commosso, perché ho visto la Nave Ospedale Po. Mio padre ne fu al comando, ma non riusciva a sopportare di vedere pezzi umani gettati nel mare in continuazione. Si trattava di soldati non feriti in battaglia, ma congelati, perché i saggi governanti, dovendo studiare l’abbigliamento delle truppe, consultarono una carta geografica, videro che la Grecia era alla stessa altezza della Campania e li equipaggiarono di cotone. Mio padre pregò in tutti i modi di essere spostato. Alla fine mandò mia madre a Roma e a lei dettero ascolto. Tre giorni dopo la Nave Ospedale Po veniva affondata. Ricordo, ero poco più di una bambina, di aver detto a papà “sei stato fortunato” e lui, con quel suo tenero sorriso che lo caratterizzava nei rapporti famigliari, rispose “No! Io sapevo dove metterla di notte perché non me l’affondassero”.

  4. elenaedorlando ha detto:

    Grazie Ermione! La tua testimonianza è veramente incredibile; ho riletto parecchie volte l’episodio dei pezzi umani buttai in mare in continuazione perché congelati. Nessuno di noi ha molta fiducia nei nostri governanti ma non riusciamo proprio a credere che la loro ‘saggezza’ arrivi a tanto. Aggiungo che ti invidio il fatto di aver avuto un padre così umano e grande nello stesso tempo. La foto della nave Po è veramente brutta e ti prego di scusarmi, ma nonostante questo sono contenta che ti sia stata utile per ricordare i tuoi cari.

  5. Daniela ha detto:

    Grazie Elena sono la nipote di Enrico Assolini la cui foto è esposta nel museo di Salo , insieme miei cugini abbiamo apprezzato tantissimo il tuo commento per altro di una delicatezza estrema . A noi tutti piacerebbe conoscere qualcosa in più di te grazie ancora Elena!!!

  6. Matteo ha detto:

    Solo ora ho visto il suo bellissimo articolo.. la ringrazio per aver scritto ed illustrato con grande coinvolgimento le testimonianze raccolte nel piccolo museo del Nastro Azzurro. La ringrazio soprattutto a nome del mio bisnonno Enrico Assolini perché ne ha fedelmente descritto il carattere, se fosse vivo ne sarebbe felice. Per quanto mi riguarda, nessuna medaglia, per carità, la più grande ricompensa consiste nell’aver suscitato interesse in lei, tanto da indurla a scrivere un articolo. Infine, credo sia normale provare un po’ di disorientamento nell’uscire da un luogo simile che risveglia tanti interrogativi anziché dare comode risposte e trovarsi in una lunga coda per un gelato.. solo chi è entrato in questo museo può capire..
    Grazie ancora, a presto. Matteo, volontario dell’Istituto del Nastro Azzurro

    • elena ha detto:

      Ricordo ancora benissimo la Sua gentilezza estrema nel sopportare le mie domande. Credo che lei assomigli al suo bisnonno e sapere che nei giovani come lei si è conservata tanta umanità e cortesia è veramente consolante. Grazie ancora

  7. Rossana Cavallucci ha detto:

    Gent.ma Sig.ra Elena, sono una nipote del tenente Assolini Enrico, io, le mie cugine, e le due figlie ancora in vita di “nonno Rico” vorremmo tanto parlare con lei. E possibile?
    Cordiali saluti
    Rossana

  8. Isabella ha detto:

    Grazie carissima Elena per le bellissime parole sul nonno Enrico Assolini.Lui era proprio un uomo speciale con un amor patrio e per la sua famiglia ineguagliabili.La ringrazio anche a nome dei miei cugini che tanto stimiamo e amiamo il caro nonno Rico.Grazie ancora e spero vivamente di conoscerla quanto prima.

    • elena ha detto:

      Siete veramente la Famiglia più gentile che io abbia mai conosciuto! Il Nonno Enrico sarebbe sicuramente fiero di voi. Grazie per il graditissimo commento!

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