Perché la guerra

Immagine             ” I popoli più o meno sono rappresentati dagli Stati che hanno istituito; questi Stati dai governi che li guidano. Il privato cittadino ha modo durante questa guerra di persuadersi con terrore di un fatto che forse già in tempo di pace aveva intuito: e cioè che lo Stato ha interdetto al singolo l’uso dell’ingiustizia, non perché intenda sopprimerla, ma solo perché vuole monopolizzarla come i sali ed i tabacchi. Lo Stato in guerra ritiene per sé lecite ingiustizie e violenze che disonorerebbero il singolo privato.”                                                         Il piccolo saggio intitolato -Perché la guerra– scritto da Sigmund Freud nel 1915, dopo il primo anno della guerra scatenata dall’impero asburgico contro la piccola Serbia, lascia chiaramente capire come il padre della psicoanalisi sia rimasto completamente sconvolto dagli avvenimenti bellici e dal comportamento dei suoi governanti. In realtà Freud non ha mai scritto né pensato che l’essere umano fosse buono, ma come ha sostenuto molte volte, la società con la sua opera di repressione degli istinti selvaggi e primitivi, avrebbe dovuto portare il bipede ad un livello di civiltà in cui fosse possibile la convivenza pacifica  ed il progresso della scienza e della cultura, in realtà “…vi è un numero infinitamente maggiore di uomini i quali accettano ipocritamente la civiltà che non di individui realmente civili…Effettivamente questi nostri cittadini del mondo non sono per nulla caduti tanto in basso quanto supponiamo, e ciò per il semplice fatto che non si trovavano prima alle altezze che avevamo immaginato.”                                                                                                                 In tutto il saggio traspare l’amarezza di Freud che aveva trascorso  quasi tutta la sua esistenza in quella Vienna che era stata per decenni la capitale mondiale della cultura  e che in pochi mesi era diventata la città della morte e della distruzione.Immagine                 La guerra in Europa non c’è più da quasi 70 anni e noi possiamo considerarci decisamente fortunati anche perché, secondo gli strateghi ed i polemologhi, le guerre si ripetono ogni generazione, quindi ogni 25-30 anni. Non so se possiamo considerarci liberi definitivamente dalla mostruosa espressione sociale; non credo che da quando scriveva Freud ad oggi gli esseri umani abbiano percorso un salto di civiltà che rende impossibile la guerra. E non penso che tra le cause della nostra pace si possano annoverare i vari trattati tra gli Stati, che come abbiamo visto si possono stracciare in pochi minuti. Nemmeno il pericolo della bomba atomica può essere considerato una delle cause. Probabilmente sono cambiate le circostanze e non ci sono più le tre forze inseparabili che rendevano possibile la guerra secondo von Clausewitz ossia 1- L’istinto cieco: l’odio e la violenza (che appartengono al popolo) 2- La libera attività dell’anima, che comprende lo studio delle strategie belliche ed il calcolo delle probabilità (riguarda l’esercito ed i relativi ministri e generali) 3- La ragione politica, ovvero l’elemento razionale (e questo fa parte del governo). Uno studio serio, esaustivo e decisamente rassicurante per noi Italiani che non avremo mai il governo razionale indicato dal punto 3, ma non sufficiente a spiegare il lungo periodo di pace di cui siamo fortunati protagonisti.Immagine                   Quindi ho chiesto lumi a Gaston Bouthoul che scrive il suo famoso testo –La guerra nel 1960, dopo le due guerre mondiali che von Clausewitz non avrebbe nemmeno potuto immaginare. Bouthoul è soprattutto un sociologo e nel suo poderoso trattato analizza le cause che agitano l’animo umano nei periodi bellici, cause  che si intrecciano con gli effetti da cui con molta difficoltà si possono distinguere. Bouthoul prende in esame le diverse teorie sulla guerra e giunge alla conclusione che la guerra non dipende dalla volontà cosciente degli uomini ma da motivazioni profonde a cui si sovrappongono illusorie  giustificazioni giuridiche e politiche. Le funzioni della guerra sono funzioni distruttive compiute da un organo statale che obbliga tutti i suoi membri a prendervi parte e diventa una lotta armata sanguinosa tra gruppi organizzati. Ogni guerra porta ad un aumento della mortalità quindi è una distruzione volontaria di riserve di vite umane  previamente accumulate. Un atto compiuto con l’intenzione implicita di sacrificare un certo numero di uomini giovani. Si accumula ogni 25-30 anni del capitale umano che poi si butta via. Quando una società ha un eccesso di giovani maschi presenta una struttura sociale esplosiva che può creare gravi problemi alla comunità. La guerra ha il compito di eliminare le eccedenze delle nascite sulle morti  perpetrando così la specie. Un infanticidio differito un po’ cinico, ma lo studio statistico dei rapporti tra demografia e situazioni belliche sembra confermare l’intimo legame tra le due entità come un rapporto di causa e di effetto. -Laissez faire a Vénus et vous aurez Mars– (come dice Bergson) Una teoria interessante che potrebbe spiegare la duratura pace sul nostro continente dove la natalità, soprattutto in Italia, ha raggiunto i suoi livelli più bassi e quindi non fornisce più un surplus di giovani maschi da buttare via in guerra.Immagine                Ma nello stesso tempo mi rimane il dubbio di quale sia la causa e quale l’effetto. I regimi dittatoriali e le monarchie assolute hanno sempre incoraggiato la natalità per poter disporre di molte braccia che quando non servivano in guerra si utilizzavano come forza lavoro a basso costo. Mi resta poi il dubbio che esista questo istinto di distruzione di vite umane in eccedenza, quasi che la società fosse un mostruoso leviatano pensante . Credo invece che la spiegazione più semplice della guerra risieda nella prepotenza e stupidità dei governanti i quali non esitano a proclamare guerre ed a sacrificare milioni di esseri umani per i loro interessi o peggio per soddisfare il loro smisurato ego. E forse la nostra epoca di pace deriva semplicemente dal fatto che i nostri governanti sono troppo deboli e facilmente rimpiazzabili perché possano pensare ad una guerra per risolvere i loro problemi. Come sempre, dopo numerose e faticose letture non posso che ritornare a Freud e riconoscere che aveva ragione anche a proposito della guerra: la causa è nei governanti: il popolo debole e manovrabile non vuole certo la guerra che lo distrugge da ogni punto di vista.

Bibliografia

S. Freud – Perché la guerra- Boringhieri                                                                                          G. Bouthoul -La guerra. Elementi di polemologia- Mondadori                                                      von Clausewitz – Le guerre- Longanesi

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