Nel Museo della guerra di Rovereto

Immagine                   Il museo si trova nel castello di Rovereto, un edificio trecentesco che nel 1400 la Repubblica di Venezia aveva trasformato in una rocca militare.Immagine               L’archivio fotografico del museo conserva più di 50.000 immagini dedicate alla I e II guerra mondiale ed alle guerre coloniali. Era quindi il posto che dovevo visitare per trovare conferma, attraverso le immagini, alla mia convinzione che le guerre sono volute dai governanti e subite passivamente dai governati.Immagine                   Le affermazioni che l’istinto bellico faccia parte del nostro dna e non sia altro che lo sfogo dell’aggressività repressa, come sostengono alcuni psicoanalisti, mi sono sempre sembrate dichiarazioni sconcertanti e sommamente ingiuste. Ci vuole molto coraggioImmagine              ed una notevole faccia tosta per attribuire ai poveretti  che sono stati costretti ad affrontare gli orrori della guerra e la morte, anche la colpa della stessa guerra.Immagine               E’ un modo molto comodo di distogliere l’attenzione dai veri responsabili e nascondere la lapalissiana realtà che le due guerre mondiali furono motivate dagli interessi politici ed economici dei leaders austro-germanici a cui seguirono gli interessi degli Stati confinanti. La domanda alla quale invece non so rispondere è perché i soldati che erano armati, hanno continuato a combattere in condizioni disastrose e non si sono tutti ammutinati.Immagine              Naturalmente la paura di venir condannati a morte come disertori deve aver avuto un certo peso, alla quale si può aggiungere il timore per l’autorità e l’abitudine all’obbedienza istigati ad arte da una educazione morale-religiosa che ha sempre represso il pensiero autonomo dell’individuo.Immagine              E una pubblicità martellante ed invadente quasi quanto quella che ci infastidisce oggi                  in ogni dove ed in ogni momento.ImmagineImmagine                  Non ho avuto bisogno di disturbare la direzione dell’archivio per vedere immagini di guerra perché proprio in questo periodo si può visitare la mostra sulle battaglie combattute sul Pasubio ( da cui derivano tutte le foto che ho postato) una montagna che si trovava al confine tra l’impero austroungarico ed il regno d’Italia e dove avvennero gli scontri più sanguinosi di tutta la prima guerra mondiale. Vi si scontrarono 100.000 soldati di ambo le parti e fu una carneficina. Ed ancora oggi la montagna presenta i segni della devastazione compiuta dalle mine. Ci sono trincee scavate in tutte le direzioni, grotte, gallerie, 35 rifugi e si vede ancora molto bene che la cima del monte Corno è stata fatta crollare dalle mine. Ma credo sia meglio che io lasci spazio alle chiare ed esaurienti spiegazioni affisse dal Museo.Immagine                                                       Immagine                    anche per quanto riguarda la situazione dei soldati sulla montagnaImmagine descritta attraverso le parole degli stessi soldatiImmagineImmagine                                                                  che non mostrano certo entusiasmo per la guerra.Immagine                  Ai disagi ed ai pericoli delle mine e dei cannoni si aggiunse, nell’inverno 1916-1917, la caduta di circa 8 metri di neve e la temperatura scesa molte volte  29° sotto zero che causò numerosi casi di congelamento. L’esplosione di numerose mine mutò completamente la forma della montagna e fece morire intossicati parecchi soldati soprattutto fra le fila italiane ( 21 austriaci e 128 italiani per la precisione).Immagine                            Poco rassicurante mi è sembrata pure la ricostruzione di un ospedale da campo con i relativi strumenti per operare.Immagine                                                               Non avevo bisogno di altro per trovare la conferma ai miei sospetti , ormai diventati certezze, che la guerra è sì una malattia mortale ma si divide in due parti; in coloro che la provocano ed in coloro che la subiscono.

Termino con il cartellone pubblicitario del Mart, esposto poco lontano dal Museo, che mi sembra un ottimo modo di porre la parola fine a quanto scritto sopra.Immagine

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