Nel 1867 a Parigi

Immagine                  L’essere disordinati non è poi un grande difetto. Infatti permette di scoprire e ritrovare nel momento più impensato oggetti e libri che si erano completamente dimenticati e la sorpresa può essere  talvolta piacevole. Alcuni giorni or sono, infatti cercando altro, ho trovato  il  -GRAND ALBUM DE L’ESPOSITION UNIVERSELLE-  di Parigi con 150 disegni  degli artisti più famosi di Francia e degli altri Paesi. Il volume è stato pubblicato nel 1868 dai Fratelli Levy ed è veramente molto interessante. C’è anche un’introduzione di 16 pagine che descrive l’esposizione e che cercherò di riassumere brevemente.Immagine                    L’Expo è stato inaugurato dall’imperatore e dall’imperatrice il I aprile 1867 e si è chiuso il 3 novembre. Segue poi l’elenco dei sovrani e dei principi venuti a rendere omaggio alla sua “esistenza piena di splendore”Immagine                        Il principe Umberto di Savoia viene nominato nell’undicesima riga subito dopo i figli di Abdul-AzizImmagine                           mentre al primo posto sono citati gli imperatori di Russia e d’Austria,Immagine                                                                    seguiti subito dopo dal sultanoImmagine                e dal re e dalla regina di Prussia. Vi si trova la descrizione dell’ingresso d’onore collocato davanti alla porta di Iena e la lista di tutte le nazioni presenti secondo la loro collocazione. C’è anche il nostro Paese ma è la prima e l’unica volta che viene nominato.                    Immagine                               Si vien poi condotti nella sezione delle macchine  e dei lavoriImmagine                                                                     in quella delle materie prime e dei gioielliImmagine                                                                    Immagine                                                            dei costumi nazionali,Immagine                        dei mobili e delle suppellettili. Ci sono poi i padiglioni riservati alle opere d’arte, quindi il museo della storia e del lavoro con la sezione archeologica con i rappresentanti dei musei più importanti del mondo: ” France, Espagne, Angleterre, Allemagne, Russie et Suede” L’Italia non c’è, evidentemente da noi non ci sono resti archeologici o musei per i Francesi.                                                                Immagine                     Si entra poi nel ‘meraviglioso’ giardino centrale e quindi nel Campo di Marte, Immagine                             dove, nella sezione tedesca si possono ammirare le catacombe di RomaImmagine                riprodotte in mezzo a tante altre immagini. Si mostrano pure i balli in onore dei sovraniImmagine                                                                   i ristoranti inglesiImmagine                                    il cottage del principe di GallesImmagine         gli interni delle isbeImmagine                               il palazzo del bey di TunisiImmagine                 i tipi nazionali femminili, nei quali , per fortuna, manca l’italiana,Immagine                                                                    seguono i tipi zigani austriaciImmagine              e le avveniristiche imbarcazioni.Immagine            Si passa poi nella sezione delle macchine da guerra più rivoluzionarieImmagine                                                                      e si arriva nell’esposizione dedicata all’agricoltura.Immagine                                                    Si possono ammirare anche i re presenti alle rappresentazioni teatrali ed ai balli (il nostro ex non viene nominato)Immagine                       e quindi all’assegnazione dei premi.  Ho riletto due volte l’introduzione, ben conoscendo il mio modo superficiale di trattare documenti e scritti, ma non mi ero sbagliata, l’Italia per i Francesi non era che una piccola catacomba (anche mal costruita) Allora sono andata a cercare un libro di storia ( va bene, non l’ho trovato ed ho consultato Wiki) ed ho visto che i Garibaldini nel 1867 si erano scontrati a Mentana con i Francesi e che questi cercavano in tutti i modi di impedire che Roma fosse tolta al papa. Un volontario oblio della presenza fastidiosa del nemico, quindi? Sarebbe scusabile, anche se un po’ patetico, come l’affermazione scritta nell’introduzione che sostiene con orgoglio come l’esposizione di Londra del 1862 occupasse 119.994 metri quadrati, mentre quella di Parigi  642.520. Riesco pure a comprendere il fatto che non si nomini l’Italia  nella sezione artistica ed archeologica. Infatti, molto probabilmente le opere  esposte dalla Francia  e dagli altri Paesi del Nord provengono da rapine e saccheggi compiuti nel nostro Paese e quindi era opportuno non sollevare inutili problemi. Tutto giustificato, quindi? Forse, però mi resta un dubbio, sorto dalla frequentazione, in passato, di amici e colleghi francesi i quali parlavano in continuazione della superiorità dei Francesi sugli Italiani. Un giorno uno di questi dimenticò a casa mia un libro di storia per il liceo che io sfogliai accuratamente  per poi rileggere a bocca aperta, per almeno tre volte il riassunto che il testo faceva del Rinascimento italiano e che non ho mai più dimenticato: eccolo: ” Il Rinascimento è nato e si è sviluppato in Francia dopo essere passato per l’Italia” Questo è tutto quello che si spiega ai giovani francesi del nostro Paese, ma sono passati alcuni anni e forse la situazione ora è diversa. ma voglio giungere ad una morale. E’ ora che anche noi incominciamo a valorizzare il nostro patrimonio artistico e culturale, che lo facciamo notare e pesare come contributo all’umanità, come in realtà è stato. Dobbiamo imparare da loro a valorizzare le nostre immense risorse perché se non lo facciamo noi, nessuno lo farà al nostro posto. Anzi le rapine continueranno finché non si resterà più  nulla, o peggio, ci resteranno le opere di architetti stranieri chiamati in Italia da amministrazioni comunali piene di complessi di inferiorità nei confronti delle altre nazioni ( non sto pensando al ponte di Calatrava a Venezia).

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2 risposte a Nel 1867 a Parigi

  1. lois ha detto:

    Complimenti per il libro, è una testimonianza eccezionale. Molto belle le illustrazioni. Le esposizioni universali rappresentavano dei momenti di incontro delle eccellenze, ma anche della autocelebrazioni, e non è un caso che spesso le Esposizioni se le contendevano Londra e Parigi (la cui più famosa è quella dell’89 con la Tour Eiffel).
    Io sono per natura molto francofilo… però è indubbio che esista nel loro modo di fare un atteggiamento di superiorità, soprattutto nei nostri confronti. Quasi una costante incapacità di sentirsi su alcune cose un passo indietro (perchè di fatto è cos’… e l’esempio calzante del Rinascimento cade ad hoc!).
    Di buono c’è -proprio come dici- la capacità di valorizzare tutto quello che hanno a partire dalla lingua che non ammette intormissioni, neppure nei termini universalmente accettati… l’esatto contrario di quello che accade da noi, dove l’abbondanza di americanismi ed inglesismi, ci fa sentire molto moderni (ma a mio avviso è sintomo di grande provincialismo – una sorta di imbellettamento per mascherare un’assenza di certezze ed apprezzamento per il proprio Paese).
    Su Calatrava qualunque cosa tu abbia pensato… lo condivido 🙂

    • elenaedorlando ha detto:

      Grazie per il tuo commento Lois! Confesso che anch’io sono francofila per quanto riguarda la letteratura. Proust, Balzac, e Hugo hanno descritto l’umanità in modo inimitabile, parlando ciascuno di una classe sociale diversa.. Amo pure la Rivoluzione Francese, ma sulla loro generosità nel diffondere le loro idee sono un po’ scettica. Dove abito io tutti i castelli sono stati saccheggiati e ripuliti dalle armate dei rivoluzionari che in cambio delle tre paroline si sono portati via ogni cosa trasportabile. Si vendono molto bene e trovano sempre chi li ammira (forse oggi un po’ meno)
      Cerco di dimenticare il ponte di Calatrava. la prima volta che l’ho visto ho pensato solamente che mi mancavano gli strumenti per capire per quale motivo in una città così bella, si potesse costruire una cosa così brutta e banale.
      Sono d’accordo con te anche sulla lingua italiana, spesso l’uso dei termini inglesi rasenta il ridicolo. Si sentono colti e superiori se usano certe espressioni.. Li trovo patetici anche perché probabilmente l’inglese lo balbettano solamente.

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