Biotopi

Solitarie nubi vagano silenziose                                                                                                                        Non essere mai stanchi l’uno dell’altro                                                                                                                  avviene solo con il monte Jingting”       Li Bai                                                                                                                                                                      Immagine                    Davanti alla finestra della mia camera da letto c’è il monte Brento dalle cui pareti circa 2.000 anni oro sono si è staccata un’enorme frana che ha seppellito il paese di Kas di cui non è rimasta nessuna traccia se non il nome in documenti antichi. Ammiro quasi tutte le mattine le sue rocce che portano ancora visibili i tratti dell’immenso crollo pensando con sollievo che gli esseri umani degradano sì l’ambiente ma che la natura in pochi minuti è capace di cancellare ogni cosa. Quella di Kas fu sicuramente una frana di dimensioni enormi. Centinaia di migliaia di metri cubi di materiale si sono staccati dalle pareti alla velocità di 50-100 km all’ora ed hanno percorso una distanza di circa 4 km rimbalzando sul fianco opposto della montagna e devastando ogni cosa, non solamente con le pietre, ma anche con lo spostamento dell’aria. I massi staccatesi dalle pareti hanno formato una parte del biotopo delle Marocche di Dro. La frana è ancora oggi quasi spoglia di vegetazione ed è costituita da affascinanti blocchi di varie dimensioni che si possono attraversare grazie ad un facile sentiero ben indicato. Il Biotopo Marocche di Dro, istituito con decreto provinciale  nel 1986, comprende a nord pure una frana di origine glaciale formatasi tra il 20.000 e i 10.000 anni or sono e che crollando ha chiuso la vallata creando il lago di Cavedine. Essendo molto più antica la vegetazione ha avuto modo di ricoprire i pietroni con specie in parte montane ed in parte mediterranee e la stesso dicasi per la parte pianeggiante che circonda la centrale di Fies, ormai sede del teatro sperimentale Drodesera. Il clima è particolarmente mite sia perché il biotopo è protetto su tutti i lati da montagne di medie dimensioni, sia per la presenza di tre laghetti a est e del lago di Garda a sud. Complessivamente il biotopo arido delle Marocche (mar= masso in alto germanico) si estende per circa 247 ettari e presenta una vegetazione ed una fauna estremamente interessanti.Immagine                Si inizia il percorso a sud del lago di Cavedine, nella zona più antica e si cammina su un sentiero a picco sul lago. La vegetazione è estremamente varia. Ci sono i pini , piantati già dagli Austriaci e che ora purtroppo mostrano segni di grave sofferenza,Immagine                 ma che lasceranno giustamente il posto alle specie autoctone, più adatte al clima ed al terreno come lo scotano, il viburno lantana, il cotoneaster nebrodensis, il ginepro, il frassino, le querce, ecc.. Dove l’acqua ha potuto fermarsi si sono formate delle torbiere con le felci e le tipiche piante acquatiche.Immagine             Si giunge poi alla ciclabile che fiancheggia il biotopo a sinistra Immagine                                                                   ed il fiume Sarca a destraImmagine                Alzando gli occhi possiamo ammirare le pareti della montagna con i suoi abitanti, ossia i falchi pellegrini; ma non posso dire con certezza che l’uccello che volteggiava sopra la mia testa fosse uno di loro.Immagine                          Girando a sinistra si entra nella zona che circonda la centrale di FiesImmagine                   dove le rocce incominciano ad essere ricoperte di vegetazione e si notano i bellissimi cipressi centenari piantati dagli AustriaciImmagine      Si prosegue verso sud-ovest dove inizia la parte più spettacolare del percorso, lasciando in fondo le montagne con il castello di ArcoImmagine                                                       e sulla sinistra il castello di Drena.Immagine               Si cammina sulle rocce cadute solamente due millenni or sono  e dove la vegetazione cresce a stento qua e là, facendosi  varcoImmagine              tra le pietre aride, dove l’acqua scorre velocemente via ed il sole batte a picco tutto il giorno. Salendo con fatica verso est si attraversa la frana di Kas e si notano diversi fiori che coraggiosamente crescono fra le rocce.Immagine                                                                 Immagine                                       La vegetazione presente ha spesso la forma di bonsai                                                                                                                        Immagine                     e sicuramente la quercia che si è dovuta piegare sul masso ha un’età venerabile.Immagine                Impressionante anche l’adattamento di questo pino alla roccia ed al vento che soffia tutti i giorni con forza dal lago di Garda.Immagine                Ha allungato i rami più bassi fino al suolo per resistere meglio alle tempeste. la sua innata saggezza sarebbe da mostrare ai giardinieri comunali delle nostre città che tagliano i rami bassi degli alberi e creano una chioma in alto che i caso di tempesta si trasforma in una vela che sradica il povero albero, malnutrito perché gli sono state tolte, con i rami, pure le foglie che servono a produrre l’alimento per la pianta . Ma non voglio esprimere troppi giudizi sull’homo sapiens sapiens.Immagine

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2 risposte a Biotopi

  1. lois ha detto:

    È bellissimo questo percorso. È uno stupore vedere come la natura abbia seguito il suo corso con la sua spontaneità, e gli alberi ce lo dicono con chiarezza. Sull’homo sapiens io comuncio a nutrire qualche dubbio, probabilmente si è creata subito dopo un’altra specie ‘meno sapiens’ e nessuno studioso se n’è accorto!!
    Comunque ti faccio i miei complimenti per come proponi i tuoi argomenti, uni sguardo curioso e appassionato che coinvolge alla conoscenza.

  2. elenaedorlando ha detto:

    Grazie Lois, sei veramente troppo gentile. Concordo con te sull’homo sapiens. E trovo poi assolutamente comico il fatto che si abbia il coraggio di chiamarsi sapiens sapiens.

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