I Fondamentali

Immagine               “Il cambiamento è stato staccato dall’idea di miglioramento                                                                                                  Il progresso non c’è più;                                                                 La cultura barcolla di lato senza sosta                                                                                                                                               come un granchio fatto di LSD”      Rem KoolhaasImmagine                   L’architettura è una professione che mira ad unire le cose, non a dividerle, ha fatto scrivere sulla facciata del padiglione centrale, dedicato agli -elementi dell’architettura- Rem Koolhaas, il curatore della 14° Biennale dell’architettura, spiegando subito dopo che quest’unire in un’unica opera, idee, impulsi morali, imperatori, re, deità è svanito un po’ alla volta negli ultimi secoli. Ma sia nel passato che nel presente, qui o altrove, gli elementi che gli architetti assemblano per costruire un edificio sono sempre gli stessi:  I Fondamentali: pareti, porte, finestre, soffitti, pavimenti, balconi, scale, toilette, ecc…Immagine                    La mostra in corso a Venezia analizza l’evolversi dei fondamentali nel tempo, talvolta dall’antichità ad oggi, sostenendo che l’architettura è un amalgama di elementi che esistono da più di 5000 anni, che mutano nel tempo e nell’incontro tra loro, trasformando un edificio in un libro in cui si possono leggere la storia e la cultura di chi l’ha costruito, modificato ed abitato. Non ci sono opere di architetti famosi in questa biennale ma solo elementi che parlano e raccontano la loro storia, le idee e le esigenze che li hanno creati. Entrando nel palazzo -degli elementi- la prima delle 3 parti che compongono la mostra FUNDAMENTALS, l’immagine che balza subito agli occhi è quella di un’enorme fotografia del castello di Hochosterwitz, nel passatoImmagine                                                                                    e nel presente.Immagine                  Sono rappresentazioni che ci spiegano il concetto ed il significato della porta, vista nel suo rapporto con l’uomo; simbolo di sicurezza, di identità personale, di libertà e schiavitù nello stesso tempo. La rappresentazione del castello di cui sopra, si richiama al XVI secolo quando l’impero ottomano premeva, verso occidente, contro l’impero asburgico e quindi si assistette ad una vera e propria corsa verso la fortificazione. Il barone George Khevenhuller, governatore della Carinzia, ordinò al famoso progettista di fortificazioni, Domenico dell’Aglio, di costruire un sistema impenetrabile per difendere l’edificio. dell’Aglio costruì 14 porte ciascuna con i propri sistemi mortali di difesa (che non furono mai utilizzati)                                                                                                                                              Di fronte alle immagini del castello ci sono quelle degli aeroporti,Immagine                         punti di ingresso e di uscita naturale dalle città per milioni di viaggiatori.Immagine                    Se i primi aeroporti erano luoghi piacevoli per acquisti e divertimenti, dopo l’11 settembre le procedure di sicurezza, con i loro 20 controlli eseguiti su ogni passeggero, rendono l’aeroporto una serie infinita di porte che si devono valicare sotto stretta sorveglianza se si vuole acquistare la libertà di movimento.                                                                 Un altro interessante accostamento tra passato e presente è quello dedotto dai testi di Friedrich Mielcke, uno studioso di scalologia che ha scritto ben 28 libri dedicati alle scale. Ricordo solamente la nota divertente che nelle costruzioni delle scalinate dedicate ai vescovi i gradini erano alti 14 cm e profondi 34, nelle dimore feudali il rapporto era 17/31 ed in quelle borghesi 19/27. E tutto questo perché i vescovi dovevano mantenere un rapporto dignitoso e grave nell’incedere e salire le scale. Subito dopo un altro storico accostamento tra passato e presente: la toilette romanaImmagine                 e la modernissima giapponese, passando attraverso il valve closet inglese riservato  alle case aristocratiche che permetteva Immagine                      lo scarico dell’acqua ma che si rompeva molto facilmente. Interessanti pure i riferimenti alla storia della pulizia personale attraverso antiche immagini.ImmagineImmagineImmagineImmagineImmagineImmagineImmagine                                                                           Passiamo al tetto, un fondamentale descritto ed analizzato attraverso il famoso trattato di architettura di Yingzao Fashi del 1103 d.C., un periodo di prosperità e di vigorosa crescita economica in Cina. Il testo descrive le regole di costruzione dalle scale ai particolari architettonici meno importanti ed è esposto interamente Immagine                       assieme ad alcuni esempi di costruzione del tettoImmagine                                                            accostati ai progetti degli attuali architetti come lo stadio di Zaha Hadid.

Immagine                     Una sezione importante è dedicata ai balconi ; interno ed esterno delle case,Immagine                                                                privato e pubblico nello stesso tempo.Immagine                 Luogo da cui si affacciano i potenti per emettere i loro proclami come in questa immagine del febbraio del 1986 di Ferdinand  Marcos.Immagine                                                                  Termino questa parte dell’esposizione con l’immagine di una parete particolarmente ecologicaImmagine                  ed esco dai Giardini passando sotto un portale antico arrivato dalla città di SuzhouImmagine

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6 risposte a I Fondamentali

  1. talpa ha detto:

    Adesso non incomincerai mica una serie di articoli sulla biennale come hai fatto l’anno scorso,!? Questo basta ed avanza.

    • elenaedorlando ha detto:

      Ben tornata talpina! Temevo che qualche giardiniere poco ecologista ti avesse tolto dalla circolazione, invece eccoti qui con il solito prezioso commento. Per quanto riguarda il contenuto dei miei futuri post ti devo però deludere. Continuerò a parlare delle cose interessanti che ho visto alla Biennale fino a quando ne avrò voglia. Tu visita qualche altro blog nel frattempo…

  2. lois ha detto:

    Interessante questo primo ‘incontro’ con la biennale. È affascinante scoprire la vita e le evoluzioni degli oggetti fondamentali nel corso dei secoli ! Prosegui che aspetto i prossimi post! Amzi ti dirò di più , ora vado a cercarmi quei post sulla biennale d’arte !

  3. francesco ha detto:

    Grazie a te per l’accurato post ed a Koolhaas per l’intelligenza con cui invita l’architettura contemporanea a ripartire dai “fondamentali”, per di più passando per la porta di Suzhou! A proposito chissà che emozione per te! E che onore (ti sei accertata se il curatore segua il tuo blog?)

    • elenaedorlando ha detto:

      Sempre spiritoso ed arguto, ma grazie per il commento. Sì è stato emozionante vedere un pezzetto della città di cui ho parlato, se ben ricordo, in almeno tre post. Come dice il filosofo tedesco, le idee sono nell’aria e noi le assorbiamo senza accorgercene fino a quando qualcuno ben informato ed acuto come te non ce lo fa notare

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