Arte e filosofia

MO 148GLORIA era il titolo del festival di filosofia che si è tenuto a Carpi, Modena e Sassuolo dal 12 al 14 settembre scorso. Vi hanno partecipato grandi filosofi e pensatori come Severino, Bodei, Baumann e Gernot Bohme di cui fino al 13 settembre non conoscevo nulla. E’ un fisico-filosofo tedesco, direttore a Darmstadt dell’istituto fur Praxis der Philosophie, noto per le sue numerose ricerche sull’estetica. Eccomi quindi in una mattinata di sole a Carpi sotto il tendone di plastica bianca, nella piazza Re Astolfo situata tra il palazzo dei Pio e la chiesetta di Santa Maria, per cercare di colmare almeno una delle mie numerose lacune. Ero veramente ansiosa di scoprire che cosa i pensatori tedeschi hanno di nuovo da offrire all’umanità. Inoltre il titolo della sua esposizione -La gloria dei filosofi: la messa in scena di sé- era estremamente attraente.                                                                                                                    Bohme esordì citando la frase di Heidegger, il filosofo nazista ” l’ebreo è responsabile della metafisica e per superare la metafisica bisogna superare l’ebreo” Frase che trovo inutile commentare, aggiungo solamente che l’autore di tale profondità mi sembra Hegel, il nonno del nazismo. Parlò poi di Kant e di altri filosofi tedeschi e giunse alla conclusione che i filosofi oggi sono famosi quando si trovano su Wikipedia. Finalmente introdusse la sua teoria sull’atmosfera, teoria che ho ritrovato poi nel suo saggio -Atmosfere, estasi e messa in scena- che cercherò di riassumere nel modo più sintetico possibile. L’opera d’arte non esiste indipendentemente dal soggetto che la osserva ma quello che il soggetto percepisce non è la materia di cui è costituita l’opera ma l’atmosfera.MO 358

L’atmosfera è separata dall’io che osserva, sta dalla parte delle cose, le avvolge e le presenta a chi osserva ma nello stesso tempo è indipendente dall’oggetto, è quasi un donarsi delle cose all’osservatore, è estetica, ossia percezione, un darsi che è limitato dai significati prestabiliti della cosa. Mentre parlava mi veniva in mente che i barattoli di Piero Manzoni intitolati -Merda d’artista- avrebbero spiegato benissimo i suoi concetti. Parlando di arte il Nostro spiega poi che la conoscenza sensibile appartiene alla vita quotidiana e che l’estetica serve al perfezionamento di questa conoscenza sensibile la quale, quando è perfetta, è arte. Confesso però che la conoscenza sensibile perfetta è un concetto che non riesco ad afferrare soprattutto se si parla di arte. Non ho compreso neppure la sua affermazione che nell’arte si deve comunicare la partecipazione affettiva dell’oggetto (e tutti i quadri ed i ritratti eseguiti su commissione dai grandi artisti all’inizio della loro carriera per sbarcare il lunario, non sono arte, secondo lui?)                                                               Più chiaro invece il concetto di economia estetica tipica secondo lui del capitalismo “in cui al valore d’uso ed al valore di scambio se ne aggiunge un altro chiamato valore di messa in scena” Il reale viene estetizzato e quindi lo studio dell’estetica deve uscire dall’ambito ristretto dell’arte e confrontarsi con i prodotti del capitalismo in modo da non subirne il potere e la seduzione. A questo punto la confusione nel mio cervello aveva raggiunto livelli inusuali. Prima si sostiene che siamo immersi nell’atmosfera che fa e non fa parte del soggetto che osserva e che è l’oggetto che si pone con quest’elemento a noi, ora dice che si deve evitare la seduzione del capitalismo  grazie all’estetica. La soluzione sta, ho scoperto subito dopo, nel fatto che l’interpretazione dei segni e la comprensione dei testi è opera dei processi intellettivi che eccedono la sensibilità che se non viene analizzata dalla logica perde ogni valore. Come sapeva benissimo qualsiasi pittoruncolo del Rinascimento italiano, aggiungo io. La filosofia e la fisica si sono in qualche modo incontrate nel 1928 quando Heisenberg rielaborò il principio di indeterminazione, ma, se i filosofi che si occupano di fisica fanno ridere, i fisici che si occupano di filosofia fanno piangere. Sono uscita prima del dibattito  perché considero il tempo a nostra disposizione il bene più grande che abbiamo e poi volevo mettere alla prova la teoria dell’atmosfera nella chiesa di Santa Maria in Castello detta la Sagra, quasi completamente nascosta dal tendone, il quale non contribuiva certo a creare un’atmosfera artistica, ma non toglieva alla chiesetta il fatto evidente di essere un’opera d’arte anche dall’esterno.MO 209Situata nella piazza dedicata a Re Astolfo, che probabilmente l’aveva fatta costruire nel 752 è un piccolo edificio , spesso rimaneggiato nei secoli, sormontato da un’immensa torre campanaria costruita tra il 1217 ed il 1221.MO 211Le pareti superstiti della chiesa sono del XII secolo e la porta è sormontata da una crocifissione della Scuola dell’AntelamiMO 208mentre i fianchi e l’abside sono di epoca romana. Un tempo le superfici erano ricoperte di splendide decorazioni pittoriche di cui mostro alcuni resti d’affresco male fotografati perché la chiesa è immersa in un’atmosfera oscura ma decisamente affascinante. Fanno parte della cappella di San Martino della prima metà del 1400 e sono stati realizzati da Antonio Alberti.MO 188 MO 192 MO 190 MO 198 MO 195 MO 196Adiacente c’è la cappella di Santa Caterina d’Alessandria con decorazioni ad affresco e volte eseguite da due artisti emiliani del XV secolo.MO 205 MO 202Ecco lo splendido sarcofago di Manfredo Pio, primo signore di Carpi, eseguito da Sibellino da Caprara nel 1351.MO 185Nel cassone a sinistra, negli altorilievi è rappresentato Manfredo Pio inginocchiato, a destra, a cavallo. Splendida la figura serena del signore adagiato sul coperchio tra due statue femminili che reggono una torcia.

MO 189 MO 207Nell’ambone, opera del XII secolo di Nicolò, artista che lavorava con Wiligelmo, sono raffigurati i simboli degli evangelisti; toro, aquila, leone e l’angelo.                                                                    L’atmosfera fantastica di tutte queste opere d’arte riunite in un piccolo spazio mi ha fatto giungere alla conclusione che l’atmosfera come la intende Bohme è un concetto applicabile ai centri commerciali ed a quasi tutta la Germania, dove, con l’aiuto di parecchi boccali di birra si può creare un’atmosfera in cui si riesce a trovare artistico tutto quello che ci circonda.

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