Wiligelmo e il Duomo di Modena

MO 269                            Alla fine dell’XI secolo Modena era la città più ricca e colta dell’Italia Settentrionale. Centro di scambi commerciali e culturali tra il Nord e Sud Europa, possedeva un’ incredibile collezione di manoscritti nel Capitolare  del Duomo e nella vicina abbazia di Nonantola, a dimostrazione dell’interesse  per la cultura letteraria dei suoi abitanti.MO 362             Il duomo, uno dei massimi capolavori  del romanico, fu costruito per volontà del popolo che, approfittando delle lotte tra papato ed impero, decise di edificare autonomamente la sua cattedrale quale dimostrazione dell’indipendenza della città e della sua aspirazione all’autogoverno che si concretizzò nel 1135 nella costituzione del libero Comune.MO 218                   Una città che sapeva scegliere bene gli artisti e gli esecutori delle opere  che dovevano rappresentarla; infatti qui lavorò il primo grande scultore dell’XII secolo, il primo artista  in assoluto a firmare le sue opere e quindi la prima individualità capace di emergere dalle scuole medioevali; ossia Wiligelmo di cui non si conosce la provenienza. La cultura del Reno che si esprime nelle cattedrali di Augsburg, Hildesheim e Colonia è però chiaramente visibile nel suo stile. Si nota nelle sue sculture la stessa espressività realistica riscontrata  nelle opere renane; una particolare attenzione verso la plasticità ed una maggiore concentrazione sul particolare. La sua è un’arte sintesi tra l’antico ed il moderno, ricca di motivi fantastici , animali, figure umane, alberi, rappresentazioni di storie e episodi biblici. Di Wiligelmo rimangono -ora sulla facciata del duomo- alcune sculture sovrastanti il rosone e le storie della Genesi, divise in 4 formelle.MO 216 MO 213 MO 215                                   Il Duomo, costruito a partire dal 1099, progettato dal grande architetto Lanfranco, nasce sulle rovine di due chiese preesistenti ed è costruito con le pietre ricavate dai ruderi  della città romana, l’antica Mutina. Durante i lavori ci si accorse  che le pietre dei ruderi non sarebbero bastate, quando -per ispirazione divina- scavando poco lontano, si scoprì un’intera necropoli ricca di pietre e di marmi che, levigati e scolpiti, permisero la costruzione dell’edificio. Osservando attentamente le pareti si possono infatti vedere qua e là tracce di antiche scritte romane. Il terribile terremoto del 1117 non lese il duomo  segno che l’opera di Lanfranco poteva sfidare il tempo e giungere intatta fino a noi.                           Nel 1167 a Lanfranco e Wiligelmo subentrarono i Maestri Campionesi, scultori provenienti da Campione d’Italia che avevano il compito di completare i lavori. A loro si deve la porta sul fianco destro,MO 270MO 268                          il grande rosone della facciata principale,MO 219                      i leoni di ispirazione romana,MO 227 MO 228                                la Torre Ghirlandina, costruita fino al 5° piano nel 1169 e terminata nel 1319. La torre serviva soprattutto a sorvegliare le porte della città.MO 272                                L’interno del duomo è a tre navate.MO 222              Vi si può ammirare il pontile di Anselmo da Campione (1160-1180)MO 250                   ed il pulpito di Enrico da Cmpione realizzato nel 1322 MO 225                    infatti l’attività dei Maestri Campionesi durò per parecchie generazioni.                Numerose sono le opere d’arte presenti nell’edificio. Di Serafino de’ Stefani (1349-1393) abbiamo il polittico con l’incoronazione della Vergine  tra i santi Nicola, Geminiano, Cristoforo e Antonio Abate.MO 247 MO 248                  Opere di Dosso Dossi tra cui la pala con il martirio di San Sebastiano (particolare)MO 260       L’immensa cappella Bellincini, opera di Cristoforo da Lendinara e bottega del 1475, presenta un altare in finto trittico nel quale sono raffigurati la Madonna con il Bambino, san Giovanni, san Girolamo e san Bernardino tra le anime del purgatorio.MO 221 MO 223                     Sotto l’organo ci sono le pregevoli tarsie dei 4 evangelisti di Cristoforo Canozi detto il Lendinara, eseguite intorno al 1477.MO 243                  Sulle pareti e sulle colonne si possono ancora vedere alcuni affreschi di Cristoforo da Modena.MO 224                      La cripta ospita le spoglie del patrono san Geminiano.MO 229 MO 231

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2 risposte a Wiligelmo e il Duomo di Modena

  1. lois ha detto:

    Wiligelmo apportó con la sua scultura un cambiamento importante nell’ambito artistico. La solidità dei volumi rappresenta la concretezza romanica che si esplica all’interno della cattedrale con le sue forme pure e massiccie.
    Sono belli queste tue incursioni nei territori dell’Arte!

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