Buon Natale

Duomo e castel vecchio 225                           In un giornaletto locale era riportata la notizia  che domenica 7 dicembre erano arrivati a Trento 515 pullman, 1400 caravan e 18oo auto per vedere il mercatino di Natale. La folla era così numerosa che le persone non si potevano muovere nelle strade che portavano alle bancarelle.  Provenivano quasi tutti da città del Nord e del Centro Italia, quelle stesse città alle quali io penso spesso con nostalgia per le bellezze  che racchiudono, per le chiese ricche di opere d’arte, per i musei aperti praticamente solo per me. Quindi un lunedì pomeriggio sono andata in piazza Fiera, dove si svolge il tutto, per cercare di capire che cosa poteva spingere così tante persone, il giornale dice 100.000, a compiere un viaggio di circa 300 km all’andata ed altrettanti al ritorno. Trento è una città carina ma non si può paragonare alle città d’arte italiane. Merita la visita di un pomeriggio se ci si trova a passare da queste parti, quindi è proprio il famoso mercatino natalizio che attira questi visitatori.

.N 005                                    La pubblicità degli organizzatori della manifestazione è stata sicuramente molto importante ma non spiega da sola questa impressionante risposta di pubblico: ci deve essere qualche altro profondo motivo sul quale si è fatto leva per ottenere tali risultati. N 013                                 Incapace di trovare una risposta valida da sola ho chiesto lumi agli antropologi, scienziati capaci  di studiare gli esseri umani con occhio freddo e distaccato come se stessero osservando al microscopio batteri e virus. A questo proposito il famoso testo di James G. Frazer -Il ramo d’oro- è forse il saggio più utile per comprendere l’attrazione che esercita il Natale su quasi tutti noi. Per capirne veramente il profondo significato si deve partire da lontano, dal culto di Mitra, assai diffuso nell’antica Roma ed in molte provincie dell’impero. Vi sono molti templi dedicati a questo dio in molte parti dell’Europa e parecchi ad Ostia, l’antico porto di Roma. Sono ambienti sotterranei piuttosto piccoli che al massimo potevano contenere trenta persone. In tutti è presente la statua di Mitra, vestito come un antico persiano con un ginocchio sul toro che giace sul pavimento.           Spesso nella raffigurazione sono presenti anche un cane ed un serpente che leccano il sangue del toro ed uno scorpione che punge i genitali dell’animale che Mitra sta sgozzando. Numerose sono le interpretazioni  del bassorilievo ma credo che la più interessante sia quella degli studiosi  (Cumont) che vedono nell’uccisione del toro il passaggio da una costellazione all’altra e nello scorpione che indebolisce il toro, il prevalere dell’inverno. Quindi Mitra è colui che realizza il cambiamento nella successione degli equinozi. Il conoscere le costellazioni e il succedersi degli astri nel cielo era fondamentale nel mondo greco-romano, perché l’anima raggiungeva le sfere celesti passando attraverso i pianeti e gli iniziati erano coloro che conoscendo il moto degli astri potevano giungere alla salvezza.                                                                                                                                                                                     Ma chi era Mitra?                                                                                         Il culto di Mitra compare nei Veda intorno al 1200 a.C. come una divinità solare; diventa poi nel mondo iraniano il giudice delle anime, il nemico dell’errore, onnisciente ed infallibile. Nell’età ellenistica è il figlio di Anahita, una dea simile alle dee madri dell’Oriente. Anahita era l’immacolata vergine madre del signore Mithras che era celebrato  nel dies natalis solis invicti, il giorno della nascita del sole invincibile, ossia nel solstizio d’inverno, quando sembra che il sole stia fermo nel cielo per alcuni giorni e quindi il popolo primitivo teme che stia morendo portando la desolazione sulla terra. All’improvviso, il 25 dicembre, le giornate si allungano ed il sole sembra rinascere garantendo ancora la vita. Il Siria ed in Egitto, dice Frazer, i celebranti si ritiravano all’interno dei templi da dove uscivano a mezzanotte gridando: -La vergine ha partorito!-  Verso il 325 d.C. le autorità ecclesiastiche, visto che anche i cristiani partecipavano alle feste pagane della nascita del sole, decidono di collocare la nascita di Cristo nello stesso giorno, con le stesse modalità del culto di Mitra, ossia il bambino nudo, i re Magi (sacerdoti orientali), la grotta, ecc. trasferendo la devozione dei pagani verso il sole, nella devozione verso il sole di giustizia. Non dobbiamo quindi stupirci se la festa è così sentita in tutte le parti del mondo. In ogni angolo le popolazioni primitive hanno adorato il sole, fonte di tutte le forme di vita e garanzia della nostra sopravvivenza. Celebrare la nascita del sole fa parte del nostro retaggio storico ancestrale e forse, anche i più evoluti di noi temono che dopo lunghe notti e brevi giorni il sole non riappaia più. “ Che il sole domani sorgerà è un’ipotesi; e ciò vuol dire ; noi non sappiamo se esso sorgerà- diceva Wittgenstein, il grande filosofo austriaco.                                                                                                                                                                                    Ma veniamo ad un altro aspetto del natale e delle feste che lo seguono: i botti, che infastidiscono non poco gli animali e gli umani amanti del silenzio, e che sono un retaggio delle nostre paure ancestrali e del nostro modo primitivo di vedere la realtà. In ogni parte del mondo, dalla Cambogia alla Russia, dall’isola di Bali alla Boemia, scrive Frazer, la gente del villaggio , armata di bastoni, pentole, oggetti vari, percuoteva ogni angolo della casa e del borgo lanciando grida terrificanti e urlando -stiamo scacciando Satana dal villaggio– Talvolta le grida, accompagnate da numerosi spari di fucile, si rivolgevano alla strega e dicevano – Fuggi strega, fuggi di qui o mal te ne incolga- Le urla erano sempre assordanti ed accompagnate da spari e rumori infernali che avevano come scopo quello di scacciare  il male dalla comunità. Anche il nostro vicino di casa che spara i suoi petardi sta cercando, inconsciamente spero, di scacciare il male dalla città affinché satana o la strega non gli portino via la salute, il lavoro o la vita.                                                                                                  E per finire, non l’argomento che è vastissimo, ma questo post, analizziamo un altro elemento fondamentale del nostro presente magico: il vischio. Per l’uomo primitivo, dice Frazer, l’anima di una persona o di un altro essere vivente poteva essere messa al sicuro al di fuori del suo corpo; l’individuo si salvava se la sua anima era in un posto protetto in cui non si potesse ferire. Si poteva nascondere in un sasso e in

N 003                                              qualsiasi altro oggetto e quando si colpiva quell’oggetto si colpiva l’anima della persona. Il vischio che sopravvive, verde anche in inverno sugli alberi diventati secchi, rappresenta lo spirito della pianta che ha messo al sicuro la propria anima tra il cielo e la terra. Il vischio che cresce sulla quercia è l’anima stessa della quercia che è l’albero più adorato dagli antichi Europei. Frazer trova il motivo di questa predilezione nel fatto che la quercia pare sia l’albero più colpito dal fulmine ed il fulmine è la manifestazione del grande dio del cielo. La quercia colpita diventa quindi la sede del dio tanto che Greci e Romani  recintavano il punto in cui si era abbattuto il fulmine che diventava luogo sacro. Il legno della quercia serviva, strofinato, per produrre il fuoco e quindi la quercia poteva nutrire il sole. Il vischio rappresenta l’anima della quercia che conteneva il fuoco celeste , la fonte della vita e della salvezza. Era il ramo d’oro che permetteva alle anime di raggiungere l’aldilà e che ha dato il titolo allo stupendo libro di Frazer. Termino con una sua frase che non vuole avere nessun riferimento con l’attualità:

“...come la maggior parte degli esseri umani, anche il selvaggio non si lascia vincolare dalle pastoie di una logica pedante…”

Bibliografia :                                                                                                                                                                      Franz Cumont -The Mysteries of Mithra- 1903 -in Internet                                                              James G, Frazer – Il ramo d’oro- Newton Compton                                                                                Elena Savino – Le radici pagane del Natale- Jubal

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2 risposte a Buon Natale

  1. febg00 ha detto:

    Cara Elena-ti ringrazio per il tuo bellissimo augurio di Natale, ricco di spunti interessanti tratti da ricerche approfondite e illuminanti. Questa volta sono riuscito a leggerlo tutto il tuo testo ma ne ho tanti messi da parte, una cartella che si ingigantisce di volta in volta e che non so quando riuscirò a leggerli tutti.

    Complimenti per la tua tenacia e volontà di approfondire anche attraverso le fotografie tanti aspetti della realtà umana. Un abbraccio forte – Enzo e Daria

    • elena ha detto:

      Grazie a te per il commento e soprattutto per la pazienza con cui segui i miei post. Sei veramente troppo gentile e la tua pazienza è veramente tanta, anche perché mi rendo conto che passo da un argomento all’altro e questo talvolta scoraggia anche me, ma è difficile cambiare il proprio modo di essere. Ricambio gli abbracci a tutti e due con affetto.

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