Dopo il 18 luglio 1630

palazzo ducale 003                     Il 18 luglio del 1630, l’esercito dei Lanzichenecchi, inviato da Ferdinando II d’Asburgo, composto da 30.000 fanti  e da 6.000 cavalieri, entrava a Mantova, metteva a ferro e a fuoco la città torturando ed uccidendo i cittadini e spogliando nel frattempo Palazzo Ducale delle sue opere d’arte.palazzo ducale 006                     Ben 282 carriaggi uscirono tra il 1630 e il 1631 dalla residenza dei Gonzaga per portare la loro preziosa refurtiva  in Austria e poi venderla in ogni parte d’Europa.           Scrive Giuseppe Bressiani nel suo diario  manoscritto -Delle cose avvenute in Cremona-Fanti a piedi et a cavallo si vede ogni giorno andare aventi et indietro. Carrozze cavalli carri di merci et altre cose rapite nel Sacco della città di Mantova che venivano mandate in Germania dai principali ufficiali di quell’esercito” Nov. 1630.          E nell’aprile del 1631 si trova scritto: ” Nel fine del mese passò molti tedeschi sì a piedi come a cavallo che ritornavano in Germania cariche de ricche spoglie dei Mantovani…Venne in Cremona 17 casse delle spoglie dell’Aldringen sergente di battaglia rapite in Mantova nel palazzo Ducale”                                                                                                                         Quando i -servi del paese- o meglio -della terra- ossia i Landsknechte, se ne andarono, lasciando dietro di loro la peste, si contarono circa 130.000 morti nel ducato di Mantova ed il palazzo ducale era ridotto in condizioni pietose, svuotato delle meravigliose opere d’arte  che i Mantovani consideravano proprie tanto che quando nel 1628, Carlo I di Gonzaga Nevers aveva venduto 159 quadri e 200 statue al re d’Inghilterra, Carlo I Stuart, i cittadini avevano mostrato tutto il loro malcontento. E a ragione! La collezione di Mantova era il prototipo delle collezioni di tutta Europa. Con Isabella d’Este aveva raggiunto livelli di specializzazione assolutamente all’avanguardia. Sulle pareti, ora spoglie, del suo appartamento erano appese le tele dei più grandi pittori del tempo. Vicino alla finestra c’erano due cupidi addormentati in marmo, il primo di Prassitele, l’altro di Michelangelo che aveva voluto fare un falso antico. Accontentiamoci di ammirare quello che resta delle stanze della marchesa entrando nella sala di Leonbrunopalazzo ducale 339 palazzo ducale 340 palazzo ducale 341                il pittore che aveva decorato la stanza nel 1522 raffigurando il mito di Ippolito narrato da Euripide e Sofocle quindi ripreso da Seneca.                                                                                       palazzo ducale 349                    Lo splendido soffitto dello Studiolo, di colore oro ed azzurro, i colori della casa d’Este, è opera di Mastro Sebastiano. Entrando nella stanza il visitatore avrebbe visto quadri del Mantegna, del Correggio, del Perugino, di Lorenzo Costa, ecc. (acquistati nel 1628 dal re d’Inghilterra  e poi venduti al Louvre dove sono tutt’ora esposti)   Tullio Lombardo eseguì tra il 1522 e il 1524 il portale marmoreo che separa lo Studiolo dalla Grotta, creando una serie di incredibili tondi raffiguranti Minerva ed altre dee.palazzo ducale 351 palazzo ducale 357 palazzo ducale 356                   Nella Grotta, il soffitto ligneo intagliato da Mastro Sebastiano,palazzo ducale 352                  presenta al centro lo stemma estense e ripete allegoricamente  il nome di Isabella ed il suo motto, probabilmente ripreso da Cicerone; NEC SPE NEC METU un inno alla libertà del saggio che regola la sua vita sulla ragione e quindi non ha bisogno della speranza nel futuro né ha timore perché è capace di controllare il proprio presente. Vi è poi impresso il numero romano XXVII che rimanda all’armonia cosmica, secondo quanto espresso da Platone nel Timeo. Lungo le pareti le tarsie lignee di Antonio e Paolo della Mola creano le porte di armadi che contenevano meraviglie dell’arte e della natura e più di 150 libri.palazzo ducale 360 palazzo ducale 361 palazzo ducale 355                 Splendido il fianco di sarcofago del II sec. d.C. raffigurante Proserpina, Mercurio e Plutone.palazzo ducale 345                                                    Dal giardino palazzo ducale 365                      si entra nella galleria che unisce l’appartamento di Isabella al palazzo palazzo ducale 335                                                          e dove non si può non ammirare il frammento di sarcofago del II sec. d.C. raffigurante la lotta tra i Greci e le Amazzoni.palazzo ducale 372                           Oggi molte pareti del palazzo ducale, non coperte da affreschi sono vuote, le opere qui raccolte con grande amore e passione da 6 generazioni di Gonzaga ( fra le altre i Rubens, i Tiziano, i Veronese, i Tintoretto, i Mantegna, i Lotto, i Costa,  ecc..ecc..) si trovano a Vienna al Kunsthistorisches Museum, a Monaco all’Alte Pinakothek, a Berlino allo Staatliche Museum,a Dresda nella Gemaeldegalerie, a Praga nella Galleria del Castello, a Parigi al Louvre, a Madrid al Prado, ad Arras, a Varsavia, a Dublino, negli Stati Uniti ed in Australia. A Vienna si trovano pure gli splendidi gioielli, i bronzi, i vetri, le armature in acciaio lavorato, gli ori, gli argenti e gli strumenti musicali con i quali era stata eseguita, il 22 agosto del 1606, la prima rappresentazione dell’Orfeo di Monteverdi.palazzo ducale 027                    Alcune stanze dell’antica residenza dei Gonzaga sono chiuse ed in restauro dopo il terremoto del 2002, come la Camera degli sposi del Mantegna, ma ugualmente quello che si può visitare, che non contiene ovviamente più il patrimonio dei Gonzaga, ma opere provenienti dalle chiese, dai conventi o dai privati della città e della provincia, richiede parecchie ore anche ad un visitatore superficiale.                                                                                      Seguendo il percorso indicato dal Museo si entra nel palazzo del Capitano e la prima opera che si incontra è la tela di Domenico Morone che ricorda la cacciata dei Bonacolsi nel 1328, da cui prese avvio la signoria dei Gonzaga.palazzo ducale 038            Si entra quindi nell’appartamento di Anna Isabella di Guastalla, moglie dell’ultimo Gonzaga, e nella prima stanza in alto si può notare il fregio decorativo che fino agli anni ’60 ricopriva gli affreschi del Pisanello, commissionato dall’ultimo duca Ferdinando Carlo Gonzaga di Nevers nel 1701 e che rappresenta in senso antiorario tutta la dinastia, da Luigi, capitano del popolo, in poi.palazzo ducale 052 palazzo ducale 053                        Nella seconda sala di Guastalla i soffitti lignei furono realizzati nel 1612 da Vianipalazzo ducale 056                      e vi si trova il monumento funebre di Alda d’Este del 1381palazzo ducale 062                   La terza sala di Guastalla era in origine una cappella , il primo luogo di culto del palazzo.palazzo ducale 072                Negli strombi delle finestre sono affrescate le figure di San Luigi e di Santa Caterinapalazzo ducale 083                  e ci restano particolari di una crocifissione dipinta da un maestro emiliano nel 1340.palazzo ducale 075 palazzo ducale 078                     La quarta sala di Guastalla ospita reperti  scultorei databili entro il XV secolopalazzo ducale 091                  fra cui l’angelo annunziante proveniente dalla chiesa di san Marco del XV sec.palazzo ducale 096                  Il corridoio del Palazzo del Capitano che si affaccia su uno dei tanti giardini racchiusi all’interno delle mura,palazzo ducale 094                       è stato reso tale solo agli inizi del 1900 quando furono abbattute le pareti divisorie.        Vi si possono ancora osservare affreschi risalenti alla fine del ‘300palazzo ducale 097                ed altri risalenti alla fine del XIV secolo.palazzo ducale 098                   La visita continua uscendo da corridoio…ma questo alla prossima puntata.

Bibliografia:                                                                                                                                                 Stefano L’Occaso – Palazzo Ducale Mantova- Electa                                                                         AAVV – Gonzaga e la celeste galleria- Skira                                                                              AAVV _ La pittura in Italia: Il Cinquecento- Electa

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