Una domenica in val di Non

Quest’anno il FAI di Trento ha organizzato una ricca serie di visite ed attività nella val di Non di cui non conoscevo quasi nulla, quindi, anche se il tempo era inclemente, armata della mia solita macchinetta fotografica, mi sono diretta a Tassullo per visitare gli edifici messi a disposizione in occasione delle giornate del FAI.  La gita è stata sicuramente piacevole ed istruttiva anche perché le guide erano molto preparate e i visitatori, decisamente numerosi, seguivano con interesse le spiegazioni ponendo domande intelligenti per approfondire gli argomenti. Un chiaro segno che l’interesse per l’arte e per la storia si può suscitare e diffondere lavorando nel modo giusto.FAI15 001                  Il primo edificio che ho visitato è stata la chiesetta gotica di san Vigilio a Tassullo, risalente, nella sua forma attuale, al 1400 ma costruita su una preesistente chiesa paleocristiana, edificata a sua volta su un tempio romano. La facciata a capanna ha un portale a sesto acuto con un rosone circolare in marmo e un nicchia con il dipinto della Pietà, risalente al 1500, decisamente in cattive condizioni. Anche l’interno è tardo gotico, invariato dal 1495. Gli affreschi e le decorazioni alle pareti, eseguiti da artisti diversi tra il 1495 e i primi del 1500, non hanno un programma iconografico ben preciso in quanto si tratta di riquadri votivi offerti da diversi committenti.FAI15 013           Una grande Crocifissione domina la parte centrale dell’abside, dipinta su uno sfondo roccioso aspro e schematico. Due angeli raccolgono il sangue che cola dalle ferite di Cristo mentre un angelo e un diavolo portano via le anime dei due ladroni. Un’opera che appartiene certamente ad un pittore tedesco. Solamente i volti sereni delle figure appese alle croci risentono in qualche modo della pittura italiana.FAI15 020                     Sulla parete destra, all’interno dell’abside, abbiamo una Madonna con Bambino fra San Rocco e San Sebastiano del 1495. La Madonna è racchiusa sotto un ricco baldacchino che la delimita e la trasporta su un palcoscenico. E’ quindi una tipica raffigurazione dell’alto gotico che dipinge i personaggi in costruzioni che li isolano dal resto del mondo. Il realismo tipico dei pittori tedeschi mostra san Rocco che indica il bubbone della peste sulla gamba e  fa colare numerose gocce di sangue dalle ferite inflitte al corpo di San Sebastiano .FAI15 012                   San Vigilio, sulla parete sinistra dell’abside, è vestito in modo rigidamente sontuoso come si conviene ai personaggi importanti. Tiene in una mano il pastorale mentre con l’altra impartisce la benedizione. Ai suoi piedi giace lo stemma della famiglia Thun.FAI15 004  Sulla parete destra della navata troviamo una Madonna incoronata con Bambino fra i santi Vigilio e Biagio e sulla destra la ricorrente figura di sant’Apollonia con le tenaglie in mano e Santo Stefano sulla sinistra.FAI15 006               Sulla parete destra ci sono san Lorenzo e Fabiano.FAI15 022                    Sant’Apollonia con in mano una tenaglia e un dente smisurato; vicino a lei gli stemmi delle famiglie Thun e Spaur.FAI15 043                   Interessante anche la grande chiesa di Santa Maria Assunta eretta, nella forma attuale, dalle maestranze di Simone d’Intelvi nella prima metà del 1500.       FAI15 035                           E’ una sintesi dello stile gotico rinascimentale. Possiede all’interno una grande pala dell’Assunta realizzata nel 1620 da Teofilo Polacco.        FAI15 075                  La chiesetta di Dimaro, dedicata a san Lorenzo e risalente probabilmente al 1400, presenta un ricco portale raffigurante una deposizione. All’interno restano alcuni affreschi realizzati nel 1488 da Giovanni Baschenis de Averaria, portati alla luce solo di recenteFAI15 082                    togliendo lo strato di calce con cui li aveva fatti ricoprire nel 1617 il vescovo Pietro Belli. Il prelato infatti non considerava le raffigurazioni  corrispondenti ai dettami della Controriforma

FAI15 084 FAI15 086             Oggi sono purtroppo seminascosti da un altare ligneo, una copia che sostituisce l’altare rubato alcuni decenni or sono.FAI15 096

Poco resta degli affreschi di casa Pilati a Tassullo, ora sede del municipio e dell’ufficio postale .FAI15 053 FAI15 048                    Nel 1733, in questo palazzo nacque Carlo Antonio Pilati, insigne giureconsulto e filosofo illuminista, famoso soprattutto per aver scritto –Di una riforma d’Italia ossia dei mezzi di riformare i più cattivi costumi e le perniciose leggi d’Italia– in cui afferma che il malcostume italiano è la conseguenza diretta della Controriforma. E’ indispensabile, scrive, sottrarre ogni ricchezza alla Chiesa, trasformare i sacerdoti in funzionari pubblici, restituire allo Stato i beni in possesso del clero. Confronta poi i Paesi protestanti, in cui non esistono beni della Chiesa e in cui circolano benessere e prosperità, con la miseria in cui versava il popolo allora in Italia, perché le ricchezze sottratte dai preti allo Stato erano nelle mani della Chiesa e quindi di prelati incapaci di gestirle. Nobiltà e clero per lui rappresentavano modi di vita anacronistici che ostacolavano lo sviluppo della società.                  Nel suo –Riflessioni di un italiano sulla Chiesa; relazione del regno di Cumba– (1) immagina uno Stato in cui arrivano i missionari cattolici che portano in un regno pagano, in cui esiste l’uguaglianza fra tutti i cittadini, il senso del dovere e in cui tutti lavorano per vivere, la corruzione, la disonestà, le disuguaglianze sociali, la violenza e l’oppressione. Il libretto è sopratutto interessante perché mostra il meccanismo psicologico e sociale con cui i missionari assoggettano un po’ alla volta il popolo e lo trasformano in una massa corrotta, sottomessa e manovrabile, ridotta in miseria, non solo dalle troppe tasse versate per il clero ma anche dalla mancanza di libertà di pensiero e di azione imposta dai religiosi. La reazione del clero non si fece attendere e Pilati dovette fuggire prima in Olanda poi in Svizzera dopo aver subito un’aggressione fisica a Trento ordinata quasi sicuramente dall’ultimo vescovo conte Vigilio Thun.FAI15 054                        Il castello Valer, antica fortezza risalente  agli inizi del XII secolo, è diviso in due blocchi, la parte più antica è in stile romanico-gotico. la più recente è cinquecentesca. Sono separate dalla cappella di san Valerio, ricca di affreschi che poteva essere visitata, per gentile concessione del conte Ulrich Spaur, solo da 100 persone, registrate in anticipo e in possesso di fotocopia della carta d’identità.                                                                                              L’esterno del castello ha un aspetto severo ed imponente e, a differenza delle dimore storiche italiane, non è circondato da un parco ma da filari di meli piantati anche sul terrapieno che sostiene il muro esposto a sud. Le uniche piante non produttive sono quelle che sono cresciute nel fossato, evidentemente non adatto alla coltivazione.FAI15 057                      Il castello del conte non si distingue quindi dalle abitazioni dei semplici contadini dove le piante dei meli arrivano sino a pochi decimetri delle case e delle strade, occupando ogni angolo di terra disponibile.                                                       FAI15 071                    Nella vallata domina il grande edificio che raccoglie e conserva le mele Melinda che nobili e popolo conferiscono.

1- Il testo si trova in edizione integrale nel sito: classicitaliani.it/Pilati/riflessioni2.1.htm           -Per una riforma d’Italia…- si trova nei -books.google.com/books

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