I disastri della guerra

PD 071                      Non resta molto dell’antica chiesa degli Eremitani a Padova, eretta a partire dal 1208. Entrando nel vasto edificio si notano, sulla destra e sulla sinistra, due monumenti funebri dedicati rispettivamente a Ubertino e a Jacopo da Carrara, opera di Andriolo de Santi e che si trovavano nella distrutta chiesa di Sant’Agostino.PD 010                   I da Carrara regnarono a Padova dal 1318 fino al 1405 trasformando la città nel più importante centro artistico dell’Italia settentrionale. Non solo fecero scavare canali, deviarono fiumi, fecero fortificare le città di Este, Asolo, ecc..ma grazie al loro mecenatismo e alla loro cultura divennero il polo di attrazione per i migliori letterati, poeti, pittori e scultori del tempo. Durante il loro dominio Giotto affrescò la cappella degli Scrovegni, si eressero e si adornarono i più importanti edifici della città tra cui il palazzo della Ragione, la chiesa del Santo, il Battistero, ecc…PD 028                       La chiesa degli Eremitani, quasi completamente distrutta dagli Alleati nel 1944, racchiudeva gli affreschi e le opere più significative del XIV e XV secolo padovano. Poco resta per darci un’immagine di quello che poteva rappresentare la chiesa per la cultura dell’epoca.PD 020                 Sulla destra, nella cappella Cortellieri, troviamo tracce di un ciclo di affreschi di Giusto dei Menabuoi raffiguranti le virtù e le arti liberali.                                                                                   La cappella maggiore, decorata dal Guariento, il più importante pittore padovano del XIV secolo, presenta oggi solo una parte di affreschi da lui  dipinti, quelli raffiguranti le storie di san Filippo, l’incontro di san Filippo con i vescovi, una visione di sant’Agostino  e la vestizione di sant’Agostino.PD 039                      Il linguaggio pittorico di Guariento risente dell’influenza di Giotto e dell’arte gotica mentre nei ritratti dei volti è predominante l’influenza dell’arte bizantina. Le sue figure sono racchiuse in architetture grandiose e monumentali rappresentate con rigore prospettico.PD 041                        Nella parte inferiore ci sono i 7 pianeti e le età dell’uomo. Gli episodi sono raccontati con immediatezza, con osservazione dei particolari, sia nello studio dell’ambiente che nell’espressione dei volti. Sono eleganti raffigurazioni dei pianeti e dei personaggi che li accompagnano con uno studio accurato dei costumi del tempo.PD 042                    Guariento, sintetizzando lo stile giottesco con quello riminese creò un linguaggio personale carico di eleganza espressiva, di intuizione naturalistiche provenienti dallo stile gotico. Poco ci resta delle sue opere. Il grandioso affresco del Paradiso di Palazzo Ducale a Venezia, che lo rese celebre, andò distrutto in un incendio nel 1500. Delle sue opere restano il polittico dell’Incoronazione che si trova alla -Norton Simon Foundation- di Los Angeles e il polittico della Croce del Museo Civico di Bassanobassano 072                       e i bellissimi angeli del Museo Civico di Padova di cui posso mostrare solo questo particolare fotografato prima di scoprire che era proibito scattare foto.eremitani 042                     Dietro l’altare maggiore agli Eremitani si trova ancora il crocifisso di Nicoletto Semitecolo allievo ed aiuto del Guariento.PD 037                      Completamente perduti sono gli affreschi di Altichiero nella cappella Dotto che raffiguravano l’Incoronazione della Vergine. Il veronese Altichiero, allievo di Gauriento, fu uno dei pittori più famosi del suo tempo. Nelle sue opere sintetizzava l’influenza di Giotto con quella di Tommaso da Modena. Di lui oggi ci resta, tra l’altro, una splendida crocifissione  nella chiesa di Sant’Antonio  e una decollazione di San Giorgio, dove una folla di soldati dipinti con volto serio e dignitoso, fanno da cornice al santo inginocchiato reggendo enormi aste  che sembrano dividere i personaggi. eremitani 036                    La folla è protagonista del quadro e i personaggi sono ritratti in modo realistico e espressivo ma sempre dignitoso e nobile; rimangono composti e addolorati  attorno al santo circondati da un paesaggio in parte urbano in parte rude e selvaggio.

Nella cappella Sanguinacci, anch’essa danneggiata pesantamente dai bombardamenti, restano affreschi di Giusto dei Menabuoi e opere del maetro del coro degli Scrovegni risalenti alla prima metà del 1300 e in parte ricoperti dalla tomba di Ilario Sanguinacci.PD 034 PD 031                     L’altra grave perdita è quella della cappella Ovetari, dipinta dal giovane Mantegna che è stata completamente distrutta  dal bombardamento dell’11 marzo del 1944 e ricostruita, recuperando i frammenti,  solo nel 2006. La cappella, in cui lavorarono, oltre al diciasettenne Mantegna, anche altri artisti , era dedicata a san Giacomo nella parete sinistraPD 059 PD 055                    mentre il lato destro comprendeva storie di san Cristoforo con il suo martirio e il trasporto del corpo del santo.PD 061 PD 053 PD 054                   Inutile sottolineare che la prospettiva e le decorazioni che si richiamavano all’epoca romana erano presenti in modo dominante anche in quest’opera del giovane Mantegna.

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6 risposte a I disastri della guerra

  1. lois ha detto:

    Lo studio della Cappella Ovetari mi lasciò sgomento. E purtroppo non fu che uno solo dei casi di devastazione che indusse la guerra, molti altri tesori sono andati completamente distrutti senza lasciare più alcuna traccia, ma poi rispetto a quello che accade nella quotidianità, tra le scene di abbandono ed incuria per non parlare della follia iconoclasta dell’Isis… come al solito pare che la storia abbia insegnato ben poco.

  2. elena ha detto:

    Credo che la storia non possa insegnare nulla. Si cancellano civiltà di millenni in pochi mesi e poi si piomba nella miseria fisica e mentale per secoli per poi risorgere e ricominciare da capo. A mio avviso siamo davanti ad un nuovo Medioevo dal quale sarà impossibile uscire e non ci stiamo certo lasciando alle spalle un fulgido Rinascimento.

  3. glasmundo ha detto:

    O non ce lo stiamo ancora lasciando dietro, quantomeno; sperar non nuoce, no? Sono passato a dirti che qualche tempo fa, in un’ottica di condivisione, avevo pubblicato per un giorno un libriccino sulla Gurfa. Adesso mi è tornato in mente che ne eri una lettrice appassionata (per una volta che interessa a qualcuno!) quindi se vuoi lo rimetto temporaneamente scaricabile con piacere. 🙂

  4. elena ha detto:

    E veramente affascinante! Belle anche le illustrazioni. Non avevo mai pensato alla sezione aurea in relazione alle conchiglie, ho imparato molto dal tuo scritto. Grazie!

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