La vita sobria

Luigi Cornaro, nato a Venezia nel 1484, studia agricoltura, idraulica, architettura pur non conseguendo nessun titolo universitario perché incapace di sopportare la noia degli insegnamenti ufficiali. Costruisce ville, edifici e si dedica ad opere di bonifica progettando dighe e canali per aumentare i terreni coltivabili. Fu pure un grande mecenate e protettore di artisti come Giovanni Maria Falconetto al quale affidò la costruzione della Loggia e dell’Odeo Cornaro a Padova, uno dei primi teatri moderni ispirati a Vitruvio. Fu amico del giovane Palladio e di Angelo Beolco detto il Ruzante. Ma la sua opera più conosciuta è senza dubbio -La vita sobria- un libretto di 14 pagine, poi riassunto in altre 4 dallo stesso Cornaro. Il testo è scritto in un linguaggio semplice e chiaro ma per venire incontro ai miei lettori più indaffarati ho cercato di riassumerlo in due sole paginette sperando che poi possano leggere il testo integrale che si trova su : liberliber.it                                                                  Il libello è la classica espressione dell’epoca rinascimentale in cui la logica e la ragione facevano parte anche della vita quotidiana degli individui. Un periodo in cui le persone si domandavano le cause e le origini dei fatti considerando anche se stessi come parte della natura e dell’ordine dell’universo.

                                          DISCORSI DELLA VITA SOBRIA                                                                                                      Del Sig. Luigi Cornaro                                                                  Ne’ quali con l’essempio di se stesso dimostra con quali mezzi possa l’huomo conservarsi sano insin’all’ultima vecchiezza.

In VENETIA MDCCXX ripubblicato a cura di Giorgio Gennaro e dedicato a Marco Cornaro Vescovo di Padova -appresso Marc’ Antonio Brogiollo

Con il tempo le abitudini si trasformano in natura e le usanze spesso hanno più forza della ragione.

Per colpa dell’abitudine si sono introdotte 3 brutte usanze; la prima è l’adulazione, la seconda il vivere secondo le idee di Lutero, la terza è la crapula. Qualcuno più abile di me si occuperà delle prime due, qui io mi limito ad occuparmi della terza.                                                                                                                                                                                                                                                          Come tutti sanno la crapula deriva dal vizio della gola, la vita sobria dall’auto controllo. Nonostante questo la vita sobria è considerata disonorevole, tipica dell’avaro e la  crapula come cosa virtuosa e ciò dipende dalle abitudini. L’uso ha talmente circuito gli uomini che, lasciata la retta via, si sono messi a seguire la peggiore che conduce a strane e mortali infermità e li rende decrepiti prima ancora che giungano all’età di 40 anni mentre la vita sobria li avrebbe conservati in salute fino agli 80.                                                                          

  Povera Italia che  non si rende conto che la crapula ammazza più persone che non le pestilenze e le guerre! I banchetti ricoperti di cibo sono piazze d’armi che portano le persone alla morte. Il rimedio è semplice e ciascuno lo può seguire; basta osservare la natura la quale ci insegna ad accontentarci di poco conservando nella continenza la divina ragione; abituandoci a mangiare solo quello che è necessario per vivere, sapendo che tutto quello che è di più causa infermità o morte. Il piacere sta solo nel gusto che passa in pochissimi attimi mentre il cibo nuoce al corpo e all’anima. Ho visto morire di questa peste molti miei giovani amici intelligenti e di buon carattere che se fossero ancora vivi renderebbero il mondo più piacevole e con dolore sono rimasto senza di loro  per cui, per evitare che questo si ripeta, ho deciso di far conoscere le conseguenze della crapula, incoraggiato da molti giovani che vedono morire i loro padri in giovane età mentre io a 81 anni sono ancora in perfetta salute.                                                                                                                                      

  La crapula mi aveva fatto ammalare di stomaco, quindi avevo dolori al fianco , la gotta e una febbre quasi continua. il mio stomaco era sempre malato e soffrivo di un’eterna sete e questo dai 35 ai 40 anni. Stavo tanto male che speravo di morire. I medici mi dissero che l’unico rimedio era la vita sobria. Non avevo nessuna intenzione di morire così giovane quindi decisi di seguire i loro consigli che dicevano che dovevo mangiare e bere solo i cibi che sono appropriati per un malato e in piccola quantità e in meno di un anno mi ritrovai risanato da ogni infermità. Ritrovata la buona salute mi misi a riflettere sulla qualità dei cibi, prima provai quelli che mi piacevano, seguendo il detto che quello che piace è quello che fa bene. Scoprii subito che non era vero. Molti cibi che mi piacevano moltissimo mi facevano male. Mi misi a mangiare piccole quantità di cibo in modo da alzarmi da tavola affamato osservando la regola di non mangiare se non la quantità di cibo che il mio stomaco riesce a digerire. Quindi ho cercato di non prendere né caldo né freddo, di non affaticarmi troppo, di avere un sonno regolare, di non praticare troppo sesso e di non restare in un ambiente inquinato e chiuso. Mi sono anche guardato dalla malinconia, dall’odio e da altri problemi dell’anima che pare abbiano un grande potere sui nostri corpi. Non sempre è stato possibile ma ho potuto farvi fronte perché avevo un organismo sano e le difficoltà della vita non possono fare molto danno ai corpi regolati. Anche Galeno afferma che chi è controllato nel mangiare e nel bere poco sarà afflitto dagli altri morbi. E posso dimostrare che ciò è vero con la mia esperienza personale. Ho affrontato tante difficoltà e le ho superate perché il mio organismo era forte e regolato da una vita ordinata e sobria. L’incidente che mi occorse a 70 anni, quando il cocchio sul quale viaggiavo si capovolse e fui trascinato dai cavalli per parecchi metri e mi ritrovai con delle brutte ferite alla fronte, alle gambe e alle spalle, fu superato grazie al mio organismo in buona salute. Infatti i medici mandati a chiamare affermarono che alla mia tarda età tutte quelle ferite mi avrebbero portato alla tomba in qualche giorno ma che potevano provare due rimedi; uno consisteva nel cavarmi il sangue, l’altro nel purgarmi. Io sapendo che il mio organismo era ben controllato e in ordine rifiutai i loro rimedi e chiesi che mi sistemassero le gambe e le braccia e che mi ungessero con i loro oli. Guarii in poco tempo e i medici gridarono al miracolo. In realtà il mio corpo , nutrito in modo ordinato, aveva reagito alle ferite.                                                                                                                                                 Ma voglio riportare un altro esempio personale . Medici, amici e parenti continuavano a dirmi che io, essendo vecchio, non potevo continuare a vivere col poco cibo che mangiavo e che per accrescere le mie forze dovevo mangiare un po’ di più. Io rispondevo che la natura si contenta di poco e che era ragionevole che invecchiando si mangiasse di meno anche perché lo stomaco diventa sempre più impotente. Allora ripetevo il mio proverbio favorito -Chi vuole mangiare molto deve mangiare poco- e l’altro che dice -giova di più il cibo che si lascia di mangiare che quello che si mangia- Ma tanto dissero e predicarono che per non sentirmi più medico dei medici accettai di aumentare il mio cibo di due once , non di più, così se prima mangiavo 14 once ora ne mangiavo 16. In meno di 10 giorni da allegro che ero diventai malinconico e collerico tanto che ogni cosa mi dava fastidio. Dopo 12 giorni mi assalì un terribile dolore al fianco che durò per 22 ore, poi una terribile febbre che mi durò per 35 giorni. Non riuscivo più a dormire e molti mi credevano morto. Ma, nonostante avessi 78 anni e fosse un inverno freddissimo e il mio corpo fosse ridotto molto male, mi liberai dalla morte ritornando al mio vecchio ordine e grazie al fatto che per tanti anni avevo osservato una vita regolata e ordinata, ora potevo superare i malanni.                            

 Vivendo in modo regolato non si ha più bisogno dei medici né di medicine, anzi si diventa medici di se stessi, perché non si può essere perfetti medici che di se stessi; ciascuno può scoprire quali sono i cibi e le bevande che gli fanno bene mentre è difficile scoprirlo negli altri. Solo io posso sapere che il vino che ha più di un anno mi fa male. Il medico è utile se è un amico che ci viene a confortare, ma per avere una vita sana l’unico rimedio è la vita regolata. Gli uomini sono spesso incontinenti e affermano che è meglio vivere 10 anni in meno piuttosto che mangiare poco e non considerano il valore della vita sana nell’età matura che è quell’età che fa conoscere gli uomini per quello che sono e questa è l’età nella quale sono state realizzate le migliori opere letterarie e scientifiche.  Molti grandi uomini hanno osservato le regole della vita sobria, vivendo secondo la natura che ordina agli ammalati di mangiare poco levando loro l’appetito. Tra i cibi bisogna scegliere  quelli che vanno bene per il nostro organismo e chi può mangiare di tutto deve solamente mangiare piccole quantità di tutto. A chi poi afferma che la vita dopo i 65 anni non è più vita ma una morte vivente, racconto come vivo io che trascorro una vita attiva e felice per quanta felicità si possa avere in questo mondo. Salgo ancora a cavallo da solo, non salgo solo una scala ma tutto un colle gagliardamente; sono allegro, piacevole e contento, libero dalle perturbazioni dell’anima. La mia vita è piacevole perché posso discorrere con tanti onorevoli gentiluomini, eccellenti in ogni virtù e di grande intelletto e quando mi manca la loro conversazione leggo un libro e quando ho letto abbastanza, scrivo, cercando in ogni modo di giovare agli altri fino a quando le mie forze me lo permetteranno. Nella mia casa, che si trova nella parte più bella della dotta Padova, ho stanze che mi difendono dal freddo e stanze che mi proteggono dal caldo perché le ho fabbricate con ragione d’Architettura. Mi godo poi il mio paese in pianura con una bella piazza, tutta circondata da campi fertili ed è così perché io l’ho fatta bonificare. Parlo con la gente del posto e imparo sempre cose nuove. Ma mi godo soprattutto il viaggio perché, nonostante la mia età, posso ancora vedere e sentire molto bene e posso dormire in qualsiasi letto. Spero poi di poter vedere finita un’altra impresa, quella dell’estuario della nostra Laguna, estrema e meravigliosa fortezza della mia cara patria.                                                Questa è la mia vecchiaia all’età di 83 anni quando ho potuto comporre una commedia, opera tipica dell’età giovanile, mentre la tragedia lo è dell’età avanzata.

         

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