Arte e polemiche

In questi mesi a palazzo Fava, a Bologna, si può visitare la mostra curata da Vittorio Sgarbi intitolata -Da Cimabue a Morandi- Il museo che la ospita è privato e appartiene alla rete delle attività denominate Genius Bononiae. L’esposizione ha suscitato la reazione di eminenti esperti d’arte concretizzata in una lettera firmata da 130 studiosi che hanno definito la mostra priva di un disegno storico. Nella missiva si stigmatizzava soprattutto il fatto che i musei civici bolognesi prestassero le loro opere alle istituzioni private. Sgarbi ha risposto denunciando tutti i 130 firmatari e ribadendo che il quadro di Raffaello presente nella sua esposizione era stato prestato l’anno scorso a un museo di Parigi e che nessuno aveva detto nulla. Non voglio partecipare alla dotta e nobile discussione mi limito ad osservare che nelle mie numerose visite ai musei civici spesso, anche la domenica, io mi ritrovo sempre da sola, mentre alla mostra di palazzo Fava il pubblico era decisamente numeroso e seguiva con attenzione le indicazioni della guida. Si poteva fotografare tutto mentre nei musei civici questo spesso non è possibile, perché, come mi hanno spiegato tante volte, la direzione vuole vendere le cartoline. La mostra di Sgarbi è stata per me un illuminante percorso nella pittura bolognese dal 1200 ad oggi e mi ha permesso di cogliere aspetti di un mondo artistico affascinante ma ingiustamente meno conosciuto di altri dal grande pubblico. Nella prima sala si trova una tavola di Cimabue del 1280-85 raffigurante una Madonna in trono con due angeli.bo 278                            Cimabue, considerato dalla leggenda il maestro di Giotto, segna un momento di svolta nella rappresentazione pittorica. Le ieratiche figure bizantine, spesso dipinte su sfondo oro, con lui incominceranno ad assumere un aspetto più concretamente umano e a essere dipinte in uno spazio che ricerca la tridimensionalità, abbandonando quindi la rigidità espressiva della pittura di Costantinopoli che aveva ispirato i pittori a lui precedenti.bo 276               Ci sono poi due tavolette raffiguranti san Francesco e san Giovanni del 1315 di Giotto e una Madonna della fine del XIII secolo attribuita a Giotto.bo 274                                            Cimabue e Giotto influenzarono tutti i pittori bolognesi come ad esempio Vitale da Bologna di cui possiamo ammirare una Madonna con Bambino tra san Luigi di Francia e il cardinale Annibaldo Caetani del 1349bo 283                        e la Madonna del Ricamo salvata quasi per caso dall’abbandono in un antico oratorio in rovina.bo 280                                        L’opera è pesantemente danneggiata tanto che non si possono più vedere i ricami che hanno dato il titolo al quadro e che arricchivano la veste della Vergine.                                            Vitale da Bologna è stato il campione indiscusso dei pittori della sua città. Aulico e raffinato, in lui si sente l’influenza dei pittori senesi attivi alla corte papale di Avignone. Le sue pitture, ricche di sfondi dorati, rappresentano figure in eleganti composizioni dei gesti e degli atteggiamenti che riassumono in pochi tratti gli ideali di un mondo aristocratico e feudale.                                bo 286 bo 287                 Abbiamo poi il polittico dello Pseudo Jacopino del 1330-35 la cui iconografia rimanda a modelli riminesi inserita in una elegante cultura gotica figurativa in cui sono presenti ancora elementi arcaici.bo 288                                           Una crocifissione del 1390, di Simone di Filippo detto dei Crocifissi, allievo di Vitale, che risente dell’influenza di Giotto e dell’espressivo gotico bolognese. E dello stesso autore un sant’Andrea del 1390-95.bo 290                                    Un sant’Andrea, san Giovanni Battista e san Pietro del 1405-1410 di Lippo di Dalmasio, un importante e famoso pittore bolognese, figlio e nipote di due pittori , che si ispira a Giotto e alla pittura bolognese.bo 293                        Di Giovanni Francesco da Rimini, considerato il fondatore della Scuola Riminese, influenzato da Giotto, pur mantenendo stretti legami con lo stile bizantino, abbiamo una Madonna con Bambino del 1450-58.bo 295                                            Il sogno della Vergine del 1435, di Michele di Matteo che dipinge affascinanti opere di gusto tardo gotico in cui predomina una visione magico fantastica della realtà.bo 298                           Di Antonio Leonelli di Crevalcore possiamo ammirare una Sacra Famiglia con san Giovanni Battista del 1490-1500, una delle poche opere rimaste dell’Autore di matrice pittorica ferrarese che aveva assimilato elementi dell’arte fiamminga.bo 300                                     La sua unica opera firmata, che si trovava al Kaiser Museum di Berlino, è andata distrutta nel bombardamento del 1945.bo 302        L’angelo annunciante e La Vergine annunciata del 1470-73 di Ercole de’Roberti uno dei protagonisti della scuola ferrarese che lavora a Bologna al seguito del maestro Cossa impegnato in importanti commissioni. In lui la rappresentazione assume una stilizzazione geometrica e le figure, racchiuse in contorni tesi e vibranti, manifestano un potente dinamismo espressivo. Nella sala adiacente sono esposte le opere del 1500.bo 313              Una Madonna col Bambino del 1495 di Cima da Conegliano il cui stile pittorico, improntato ad un raffinato classicismo, risente dell’influenza di Giovanni Bellini.             bo 315                                                                       La Lucrezia Romana del 1500-1505 di Francesco Raibolini detto il Francia; pittore e orafo bolognese che nell’armonia ed equilibrio della composizione rivela chiari influssi della pittura toscana oltre che dell’influenza del Costa e del de’ Roberti. bo 317                              L’adorazione del Bambino del 1505 di Lorenzo Costa; pittore ferrarese formatosi nell’ambiente di Tura e di de’Roberti, risente nelle sue opere anche dell’influenza del Perugino. Il suo eclettismo si traduce in una rappresentazione armoniosa e gradevole anche se talvolta un po’ di maniera.bo 319                     La Sacra Famiglia con san Giovannino del 1527-37 di Antonio Fantoni.bo 322                    Una Sacra famiglia con san Giovannino del 1527-28 di Bartolomeo Ramenghi detto il Bagnocavallo. In lui si sente l’influenza del Francia e del cromatismo dei ferraresi, quindi l’influenza dominante di Raffaello.   bo 331                     Una Sacra Famiglia con santa Caterina d’Alessandria del 1533 di Girolamo da Treviso il Giovane che subì l’influenza del Parmigianino oltre che dei pittori veneti.bo 312                                       Il matrimonio mistico di santa Caterina  del 1540 di Amico Asportini. Figlio di pittori  è ricordato anche per  il suo  modo di lavorare velocissimo. Spesso i temi dei suoi quadri sono alquanto bizzarri. In quest’opera, ad esempio, appaiono in modo strano tutte le mani dei personaggi; forse aveva visto il quadro di Durer -Cristo dodicenne fra i dottori- Su di lui esercitò una grande influenza la cultura classica romana e lo studio delle rovine dell’antica Roma.   bo 326                   Una sacra famiglia con santa Caterina e Battista del 1550 di Giovanni Bezzi detto il Nosadella, allievo del Tibaldi, fu uno dei più importanti interpreti del manierismo bolognese. ( Lois mi segnala che il quadro, proveniente da Capodimonte, non è di Bezzi ma di Tibaldi. Non posso che scusarmi con i miei lettori)bo 332              Uno splendido autoritratto alla spinetta con fantesca di Lavinia Fontana del 1577 che alla scuola del padre pittore imparò ad apprezzare le opere dei più grandi pittori del suo tempo. Le sue opere variano dal soggetto mitologico a quello religioso, ai ritratti di personaggi  famosi. Lavorò soprattutto a Roma alla corte papale di Gregorio XIII. La sua produzione è immensa soprattutto se si considera il fatto che tra una commissione e l’altra mise al mondo 11 figli .bo 335                 Ed ecco -L’estasi di santa Cecilia- del 1513 di Raffaello che domina la sala. Eseguita per la cappella della beata Elena Duglioli, che aveva costruito la propria immagine su quella della santa. L’estasi di Cecilia fa cadere a terra gli strumenti   musicali e i volti si rivolgono alle schiere degli angeli chiedendo il silenzio per poter contemplare l’armonia dell’universo che la santa sente risuonare nelle sfere celesti e che il coltissimo Raffaello probabilmente identificava con il cielo delle teorie neoplatoniche del Ficino e di Pico. Lo stile inconfondibile  di Raffaello, elegante e perfetto, chiaro e preciso, la sua prodigiosa abilità tecnica e il suo incredibile senso dello spazio, sono sottolineati dall’uso del colore che qui risente dell’influenza della pittura veneta nei giochi dei verdi e dei rossi che si contrappongono e si sommano all’oro e al bianco creando una visione dominata dall’armonia. Gli strumenti musicali distrutti e quindi resi muti per sempre, giacciono a terra  immersi nello stesso colore del pavimento, che contrasta con l’azzurro del cielo e lo sfondo dorato che circonda gli angeli. bo 341 Il 1600 è presente nella prossima sala dedicata ai Carracci di cui si parlerà prossimamente.

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7 risposte a Arte e polemiche

  1. lois ha detto:

    Cara Elena, la verità è sempre una sola purtroppo. In Italia si è stereotipati e bloccati a schemi e metodologie ormai d’anteguerra. Tutto ciò che esce da i binari arruginiti della burocrazia è attaccato e basta senza neppure avviare un dibattito critio. Personalmente ho letto un po’ della diatriba e non mi pare se ne ricavi un’attenta e solida motivazione che giustifichi l’attacco (qualcosa di analogo poi è stato fatto anche con la mostra di Goldin a Vicenza; che per quanto “scriteriata” e “accozzata” ha richiamato un numero notevole di spttatori che probabilmente e abitualmente non frequentano i musei stabili), se non che, chi esce fuori da quegli schemi obsoleti, è contro e va attaccato. La verità è che per risanare e veder risplendere il nostro patrimonio occorre delegare e leggitimare i privati (con le dovute regole, cutele, ammende…) che hanno lo spirito di promuovere la cultura e di fare anche cassa. Purtroppo è incapacità statale la nostra, tutta fondata su regole stravecchie e su ruoli delegittimati… e sono pienamente d’accordo con te… i musei sono completamente vuoti e sempre più spesso abbandonati.

    PS la Sacra famiglia che è presente in mostra come tu riporti a nome di Giovanni Bezzi, è in custodia qui al Museo di Capodimonte ed è esposta da sempre come opera autografa di Pellegrino Tibaldi! …sarà forse una nuova attribuzione critica ottenuta nell’ambito della mostra? (l’equivoco qualunque fosse, dimostra che anche per questo lo spostamento di opere in alcuni è un bene. L’opera in questione normalmente è in un ambiente molto saturro di Capolavori e quasi nessuno si avvicina. Io invece lo trovo estremamente affascinante, con quei volumi giganti!)

  2. elena ha detto:

    Vicino alla Sacra Famiglia di Bezzi (?) che , è scritto, proviene dal Museo di Capodimonte, c’è il quadro di Tibaldi -Paolo esorcizza la falsa profetessa.. proveniente da collezione privata. Forse chi ha scritto le didascalie ha invertito i nomi. Cercherò di mettermi in contatto con il museo per segnalare l’errore, grave anche perché su internet esiste un bellissimo catalogo del Museo di Capodimonte che conferma quello che scrivi tu. Intanto ti ringrazio per il tuo illuminante commento.

    • lois ha detto:

      Grazie a te!

      • micheledanieli ha detto:

        Gentilissimi,
        invito a leggere le schede con maggiore attenzione.
        Il quadro di Napoli è stato a lungo considerato di PELLEGRINO Tibaldi, ma fin dal 1986 è stata proposta l’attribuzione a Nosadella (a mio avviso corretta). Evidentemente l’estensore della scheda ha sposato questa ipotesi.
        Vicino era esposto un quadro di DOMENICO Tibaldi, che è il fratello di Pellegrino. E in questo caso l’attribuzione è sicura, perché il dipinto è ricordato nei documenti di San Michele in Bosco, che è la chiesa da cui proviene.
        A presto

        MD

  3. elena ha detto:

    Grazie per la sua preziosa indicazione. Spero che Lois legga il suo commento. Purtroppo è passato parecchio tempo, ricordo solamente che ,come sempre, io avevo fotografato il dipinto e la scheda annessa, ma non sono sicura di riuscire a trovarla.

  4. elena ha detto:

    Grazie Lois! Sei sempre gentile e informatissimo!!!

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