Rosso, nero e giallo

giardini15 381                   Entrare nel padiglione giapponese ai Giardini è come immergersi in un mondo fantastico. In un primo momento non si capisce che la nuvola rossa che ci avvolge cadendo dall’alto è una fitta rete alla quale sono appese migliaia di chiavi. giardini15 377                 La rete si adagia poi in due vecchie barche e le chiavi cadono a terra abbandonate.giardini15 373        In un piccolo spazio Chiharu Shiota ha creato un’istallazione di una bellezza sconvolgente e nello stesso tempo ci ha dato il modo di interpretare la realtà in cui siamo immersi. Le chiavi appese, raccolte in ogni parte della Terra, rappresentano il nostro mondo interiore, la nostra vita privata e  in nostri beni che le chiavi proteggono. Sono il simbolo del nostro mondo segreto con i suoi ricordi e la nostalgia ad essi associata. Consegniamo le chiavi e il nostro mondo alle persone di cui abbiamo fiducia e che sappiamo proteggeranno i nostri beni. Le chiavi accumulano quindi in sé l’affetto, la fiducia, la sicurezza, i ricordi e le esperienze passate. Le chiavi scendono gradatamente in basso e terminano poi nelle due barche che simboleggiano le mani che raccolgono le nostre emozioni.giardini15 371                 Le due barche sono vecchie e malandate perché hanno attraversato il mare in burrasca della nostra esistenza e delle nostre memorie. Il titolo dell’esposizione –The key in the Hand– è poi sviluppato in due video in cui alcuni bambini parlano delle loro esperienze natali.giardini15 383

giardini15 384                  Il padiglione russo, intitolato ora –Green Pavilion- dalla curatrice Irina Nakhova, accoglie i visitatori con un’immensa maschera antigas in cui è racchiusa la testa dell’artista della quale si vedono solamente i grandi occhi che ruotano a destra e a sinistra.giardini15 389                   E’ la rappresentazione ironica e dissacrante dell’artista che vede dall’alto il mondo umano e lo giudica e nello stesso tempo controlla con i grandi occhi che si muovono in tutte le direzioni, che il mondo la osservi e la apprezzi. Si entra poi in una grande stanza ricoperta di panni neri che scendono dal soffitto in cima al quale si apre un lucernario, l’unica fonte di luce che collega il cielo sovrastante al mondo umano.giardini15 391                    E’ il Black Square dove si lascia che l’immaginazione del visitatore trovi significati e simboli a seconda della posizione in cui si trova. Dalla stanza nera si esce con un sospiro di sollievo e si entra nel -Green Pavilion- che ha dato nome all’esposizione, dove il verde ha il compito di mescolarsi con il rosso in una composizione astratta che si sviluppa su tutta la superficie.giardini15 395                  Rosso e verde sono i due colori più importanti nella storia dell’arte russa. Il rosso rappresenta la Rivoluzione, il verde la Perestroika e, mescolandoli, l’artista ricorda le aspirazioni e la storia dell’arte russa astratta nei due diversi periodi. Al piano inferiore dell’edificio, accanto ai video, immense foto in bianco e nero raccontano il passato prossimo della Russia.giardini15 388

giardini15 236                        Il padiglione dell’Australia, che apre, nella sua forma attuale, solo con questa Biennale, è un enorme blocco nero che domina il canale, forse un po’ troppo imponente per la fragile bellezza dei Giardini e confesso che trovavo molto più adatto al luogo il vecchio, provvisorio padiglione australiano che degradava verso il canale in modo armonioso adeguandosi all’ambiente. Questa moderna Kaaba, costruita con il granito proveniente dall’Australia, contiene la mostra intitolata –Wrong Way Time- dell’artista Fiona Hall, esposta in uno spazio oscuro e misterioso.giardini15 442                    Un’esposizione affascinante legata al mondo attuale e al mondo primitivo australianogiardini15 459                 in cui si mostrano personaggi strani creati dalla fantasia o rielaborazioni del nostro mondo reale o immaginario, come le angoscianti maschere di corda appese al centro della stanza di cui la più grande, al centro, ha  cocci di vetro al posto degli occhigiardini15 448                   o i quadri giardini15 452            giardini15 453                e gli orologi  che manifestano la sofferenza, la malinconia, la disperazione e talvolta la follia dell’umanità ma che rappresentano comunque la situazione esistenziale degli umani da cui non si può sfuggire come nei numerosi orologi angoscianti memento-mori.giardini15 454                      L’autrice spiega, con uno scritto sulla parete, come si è svolta la sua opera, condannando nello stesso tempo l’azione dell’uomo sull’ambiente.                                                      -Manuhiri (viaggiatori) Ho raccolto pezzi di legno trasportati dalla corrente sulla spiaggia di Awanui, sull’estremità orientale dell’isola della Nuova Zelanda (Aotearoa) dove il fiume Waiapu scorre verso il mare. Tempeste e frane portano resti di alberi giù dalle foreste a monte; anni di agricoltura intensiva hanno provocato l’erosione su larga scala, che sta riempiendo di limo e rimodellando il fiume alla sua foce. Quando il fiume Waiapu (che significa acqua che scorre) raggiunge finalmente il mare, il suo carico di legname caduto viene ributtato sulla spiaggia dalla marea, accatastato come ossa di un cimitero della foresta. Sparsi tra i legni, si possono trovare le creature di boschi e acqua, viaggiatori provenienti da una vita precedente della foresta, rimodellati dalle correnti oceaniche e ora in cammino per un’altra vita nel mondo dei vivi- giardini15 445

giardini15 385                   Completamente giallo, all’interno, il padiglione inglese di Sarah Lucas (seminascosto all’esterno da uno dei pini dell’esposizione francese) che accompagna il visitatore con un pieghevole in cui spiega il suo lavoro. La scelta del giallo, ed esempio, è dovuta al fatto che  “le sculture sono posizionate in un mare di crema pasticcera. Crème Anglaise in altre parole. Questo è uno dei compiti del giallo. L’altra sua missione è di inondare il padiglione con la luce del sole e mettere tutti di buon umore. Tuttavia la prova del budino sta nel mangiarlo”  giardini15 307                   Un Maradona di plastica gonfiata, ovviamente di color giallo crema, accoglie il visitatore all’ingresso assieme ad una sua replica nella prima stanza dell’edificio. Si nota soprattutto l’enorme fallo che si eleva sulle altre parti del corpo che giacciono a terra in modo scomposto.                                                                                                                                             Anche le altre numerose sculture non mancano di irriverenza, critica, sconvolgenti giudizi sull’umanità e il suo valore ed ecco una serie di gambe sulle sedie,giardini15 311 giardini15 314                    sui water,giardini15 317                    sui tavoli e sugli sgabelli.giardini15 323 giardini15 328                Dall’ano o dalla vagina escono delle sigarette e l’artista spiega:                                                      “Le sigarette, nel caso ve lo stiate chiedendo, sono per lo più per titillare. Che è una delicata stimolazione di tipo sessuale…Mi pare che aggiungano un’aria irriverente, noncurante. Fare qualche cosa ma non fare troppo-proprio come l’atto del fumare in sé. E parlando del riflettere, somiglia a quel momento in cui uno accende e contempla l’oggetto nella mano. E se per caso sei una di quelle persone che sente che sarebbero state migliori senza le sigarette, beh, le ho messe lì anche per te”                                                 Esistono poi anche le statue dei gatti, nere, questa volta.giardini15 325                      “A un certo punto della mia vita ho pensato che fosse ora di avere un gatto per casa. Quindi ne ho improvvisato uno di fil di ferro, collant e imbottitura…Dove c’è luce c’è buio. Ho pensato ai gatti neri di Venezia. I gatti neri incarnano mistero, superstizione e ombra. Grossi gatti egizi.”                                                                                                                                                giardini15 312                  Gli Spots ricoprono tutta una parete (qui si vede solo un particolare) e contengono parti del corpo e immagini femminili. Ed ecco la spiegazione:   “ Avevo pensato di includere la bandiera inglese da qualche parte nella mostra, come fai quando rappresenti la Gran Bretagna…poi l’ho bocciata. Una complicazione di cui lei, in quanto scultura, non ha proprio bisogno. Spot Painting, d’altra parte, è un perfetto emblema inglese”                                                                                                                                                           Termino la visita all’esposizione  intitolata -I Scream Daddio– con il ritratto di Edith.giardini15 324                   Ho smesso di chiedermi perché  io ami così tanto i padiglioni inglesi, da sempre e tutti indistintamente.

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4 risposte a Rosso, nero e giallo

  1. francesco ha detto:

    molte grazie per il tuo articolo, bello ed ispirato

  2. lois ha detto:

    L’esperienza della Biennale è sempre carica di emozioni e pensieri. La si può amare o detestare ma di certo mostra la faccia di un mondo in evoluzione dove anche l’arte ha mutato il suo volto storico per divenire altro. Non so se quest’anno riuscirò a visitarla ma quello che poi ne esce fuori, oltre alle singole visite, è che edizione dopo edizione, stia diventando un enorme carrozzone dove si accatasta di tutto, nel bene e nel male

    • elena ha detto:

      Alcune cose esposte sono veramente interessanti, altre meno. Sono però la nostra espressione contemporanea e la nostra arte e quindi dobbiamo rassegnarci nel bene e nel male. Personalmente non riesco mai a resistere e mi precipito a vedere tutto appena possibile e questo ormai da decenni. Sono convinta che sia la visione spietata del nostro mondo, sempre più mal ridotto e sempre più scassato carrozzone destinato a schiantarsi prima o poi .

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