Nero, bianco e multicolore

giardini15 011                  Personne et les Autres è il titolo dell’esposizione del padiglione belga che raccoglie  le opere del suo curatore Vincent Meessen e di altri 10 artisti provenienti da tutte le parti del mondo.giardini15 013                    All’ingresso dell’edificio domina la scultura di Elisabetta Benassi eretta in onore di Paul Panda Farnani, intellettuale e attivista congolese le cui azioni ebbero un importante ruolo nelle relazioni diplomatiche tra il Belgio e il Congo Belga. L’omaggio dell’artista è una pensilina del tram: The ghost stop, costruita con le ossa di animali esotici provenienti dal Museo del Central Africa che allude allo sfruttamento e alla violenza che hanno subito anche gli animali per colpa della colonizzazione che li ha portati quasi tutti all’estinzione. The ghost stop riporta in vita gli spiriti che sono stati esclusi dal loro mondo e li rimette tra di noi contro ogni amnesia.                                      giardini15 035                      Il lavoro di James Beckett intitolato –Negative Space: A Scenario Generator for Clandestine Building in Africa- è composto da tanti piccoli pezzi che rappresentano mobili e interni di case che si muovono in continuazione cercando di sistemarsi nel modo migliore, sfruttando lo spazio fino all’ultimo millimetro, per cambiarlo poco dopo, in un lavoro infinito in cui i risultati sono nulli. Un lavoro di Sisifo dell’umanità in cerca di una sua collocazione ottimale che non troverà mai.giardini15 018              Splendide le foto di Mathieu Kleybe Abonnenc che riprende in tantissimi particolari la statua eretta a Cayenne a Victor Schoelcher che si adoperò per la fine della schiavitù nei territori francesi.giardini15 033 giardini15 032                      Echiqueté è il lavoro di Patrick Bernier e Olive Martin che include foto di famiglia e un gioco degli scacchi particolare  in cui , accanto alla tradizionali norme del gioco, è introdotta la regola che il pezzo catturato può essere sostituito da quello che cattura mescolando così le regole e rendendole incomprensibili quasi come i rapporti politici che intercorrono tra i diversi partiti e fra i bianchi e i neri.giardini15 026 giardini15 027 giardini15 028 giardini15 029                    Adam Pendleton presenta un’istallazione collage che riempie un’intera stanza, intitolata Black  Dada. I collage rappresentano immagini del salotto di un noto collezionista di New York e le opere coinvolgono le azioni e le opere del passato nel presente, mostrando la connessione del nostro tempo con gli eventi che ci hanno preceduto.

Il padiglione israeliano, opera di Tsibi Geva intitolata Archeology of the present, destabilizza l’usuale divisione tra interno ed esterno, tra funzionale e rappresentativo, tra alto e basso, tra abbandonato e ritrovato e compie una sintesi degli opposti creando un ibrido in cui tutti gli elementi si inseriscono nel presente con uguale valore e identità.giardini15 271                    Un lavoro che concretizza in una sintesi  hegeliana il nostro concreto mondo familiare.giardini15 270                    Il padiglione è interamente ricoperto da gomme usate unite strettamente tra di loro in modo da formare una griglia protettiva e nello stesso tempo un organizzato mondo di buchi, creando una protezione e contemporaneamente declamando uno stato perpetuo di pericolo.giardini15 263                    Anche all’interno le opere esposte si mescolanogiardini15 254 giardini15 256                        cancellando la divisione tra funzionale e artistico, struttura e medio, tanto che il concetto di casa si riduce a un elemento nostalgico di cui resta, appunto, solo la nostalgia, un sogno non realizzato, un’identità messa in discussione.giardini15 260 giardini15 262                     Un lavoro che presuppone una perpetua analisi della propria esistenza, una continua osservazione della realtà che fluttua davanti a noi e di cui la nostra esperienza può cogliere solo alcuni aspetti, ma, nello stesso tempo, un lavoro poetico, intenso e decisamente coinvolgente e affascinante.

giardini15 247                   Attraversando il canale che divide in due i Giardini si entra nel mondo multicolore del padiglione della Serbia curato da Ivan Grubanov e intitolato United Dead Nation.giardini15 199                    Le bandiere stracciate e sporche, unite a mucchietti sul pavimento, sono un ricordo delle terribili guerre passate, soprattutto della prima guerra mondiale, di cui ricorre il centenario, che vide la piccola Serbia attaccata dal grande e potente impero austroungarico.giardini15 200                    Ora il grande impero degli Asburgo non è che una nazione morta che la piccola Serbia commemora con alcuni mucchietti di stracci, come gli altri imponenti e potenti Stati, di cui rimane solo il nome alle pareti e di cui si commemorano i resti con le bandiere raggruppate a terra. Un esame sintetico e chiaro della nascita, creazione degli Stati e della loro scomparsa.giardini15 197                    Nello stesso tempo, come scrive l’autore, è un omaggio alla Biennale di Venezia che unisce nella sua città gli artisti provenienti da tutte le parti del mondo superando il concetto di nazione e confrontando le persone con le loro opere non con la loro appartenenza statale.

giardini15 437                     They come to Us Without a Word è il titolo dell’esposizione del padiglione USA dell’artista Joan Jonas.giardini15 282                 La prima stanza è intitolata Mirrors e la presenza degli specchi che rimandano riflessi e ombre magiche intorno a noi è un’introduzione alle tematiche dei video presenti nelle stanze adiacenti intitolate rispettivamente: Fishgiardini15 280                       e Bees.giardini15 285                     Ogni immagine dei video è una trasfigurazione poetica della realtà, quasi un sogno in cui si richiamano in vita esperienze oniriche indefinite e sfuggenti ma non per questo meno reali.giardini15 278                    Naturalmente le poche immagini sfuocate che ho colto dai video non possono dare che un’idea incompleta del fascino e della bellezza di queste opere  che sono nello stesso tempo un’analisi del nostro modo di vedere la realtà e del nostro modo di percepirla.giardini15 279 giardini15 289             Le stanze sono inoltre immerse  in una musica soffocata di voci e di sussurri che contribuiscono ad accentuare l’atmosfera magica alla base della quale sta la natura, prima forma e origine di ogni percezione umana.giardini15 286

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4 risposte a Nero, bianco e multicolore

  1. lois ha detto:

    Bello questo viaggio che ci stai facendo fare nella nuova Biennale. Molto interessante e profondo il padiglione israeliano; sa molto di vita (avendo ben presente quella che è la situazione storica del medioriente). Ma come ci siamo già detti per il “rosso”; c’è di tutto in questa biennale perchè rispecchia i nostri “nuovi” tempi!!
    A questo punto mi aspetto una tua “visita guidata” alle mostre esterne e contemporanee che pure non mancano e so essere molto belle (penso alla fondazione Cini o al Peggy Guggenhaim o alla fondazione Prada…)! 🙂

    • elena ha detto:

      Non ho ancora finito con i Giardini e poi ritornerò a Venezia per vedere quello che c’è all’Arsenale. Ho visto una bella mostra di Zheng Guogu a palazzo Morosini e pure l’esposizione dell’Azerbaijan in campo santo Stefano non è male, ma cercherò di andare anche alla fondazione Cini e Prada, se lo dici tu, ci devono essere sicuramente delle cose interessanti, ma temo che terminerò di parlare della Biennale a Natale annoiando nel frattempo tutti i miei lettori…..Ma grazie per il tuo incoraggiamento.

      • lois ha detto:

        Io ci sarò allora fino a Natale 😉 e se non riuscirò a visitarla de visu questa biennale l’avró scoperta un po’ grazie a te!! Many thanks

  2. elena ha detto:

    E’ un complimento bellissimo e immeritato. Grazie Lois!

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