I colori del Futuro

Okwui Enwezor ha intitolato la 56° Biennale di Venezia, di cui è il curatore –All the World’s Futures– dimostrando un notevole coraggio. Infatti l’immagine che gli artisti hanno della realtà non è la visione ottimistica degli economisti in odore di Nobel o dei politici che vogliono essere eletti, è spesso un’analisi spietata fino alle estreme conclusioni dei dati e degli elementi che giungono alla loro percezione.giardini15 042                  Già all’ingresso del padiglione centrale si viene accolti da una serie di imponenti e poco rassicuranti bandiere nere e all’interno colpisce per prima cosa la scultura di Fabio Mauri -uno dei maestri dell’avanguardia italiana del primo dopoguerra, largamente in anticipo sui suoi tempi e quindi a noi contemporaneo (anche se non c’è più)- che sale fino al soffitto, composta da borse, valigie, vecchi mobili e intitolata: Il Muro occidentale o del pianto.giardini15 047                   Alle pareti i suoi disegni, con scritte in inglese a destra, in italiano a sinistra, ripetono un motivo poco rassicurante.giardini15 050 giardini15 051 giardini15 055            Il -Roof Off– di Thomas Hirschhorn è un imponente ammasso di materiali di scarto del nostro mondo attuale, come polistirolo, cartone, plastica, che cade dal soffitto e riempiegiardini15 077                   la stanza creando un’impressionante sensazione di distruzione e di violenza sullo spettatore.giardini15 078                      E’ l’immagine concretizzata del nostro ruolo di produttori di rifiuti con cui riempiamo ogni spazio della Terra.

Di Rirkrit Tiravanija ci sono i –Demonstration Drawings– cento disegni a grafite su carta che l’artista, figlio di un diplomatico thailandese, ha realizzato nei diversi Paesi in cui ha vissuto seguendo il padre.giardini15 085             Spesso sono disegni che ritraggono situazioni drammatiche, dimostrazioni violente, persone agitate dalla disperazione, per cui inevitabile è stato da parte mia l’accostamento alle opere di Kate Kollwitz .giardini15 086 giardini15 087 giardini15 095                       Dell’artista indiano Madhusudhanan abbiamo trenta splendidi disegni a carboncino su carta intitolati –Logic of Disappearance. A Marx Archive- 2014 di cui purtroppo posso mostrare solo alcuni particolari perché la mancanza di luce e i riflessi dei vetri mi hanno impedito di fotografarli in modo decente.giardini15 103 giardini15 104 giardini15 106                    Una grande sala è dedicata all’artista pachistana Huma Bhabha che rivisita gli oggetti di uso quotidiano, che popolano il nostro mondo, in forme diverse, talvolta in mostruose invenzioni, specie aliene o aberranti manifestazioni dell’animo umano. Ecco l’Atlas, pneumatico riciclato disteso a terragiardini15 108                      e un particolare delle sculture in sughero, polistirolo e cartone che dominano la stanza con il loro aspetto minaccioso.giardini15 113              Alle pareti quadri di Ellen Gallagher intitolati Dew Breakergiardini15 116 giardini15 112                   solo in apparenza in contrasto con le opere oniriche di Huma e una grande tela di Emily Kame Kngwarreye: Earth’s Creation.giardini15 118           Ancora una stanza dedicata a Fabio Mauri e intitolata –I numeri malefici- del 1978giardini15 127

e all’opera dell’artista americana Adrian Piper a cui è stato assegnato il Leone d’oro -Everything n.21-           giardini15 123

Dell’artista tedesco Andreas Gursky ci sono le impressionanti fotografie della Borsa di Tokiogiardini15 137              e del Chicago Mercantile Exchange, naturalmente in formato gigante.giardini15 139               Di Tetsuya Ishida, un pittore morto giovanissimo in un incidente, forse un suicidio, si possono ammirare i suoi intensi acrilici su carta come il –Toyota Ipsum– del 1996giardini15 142                    o –Recalled- del 1998giardini15 148            Awakening, ecc…  giardini15 146

giardini15 145               Una visione spietata non solo del Giappone attuale ma di tutta la nostra società, espressa con uno stile perfetto e incisivo, plastico e immediato che colpisce con forza.

Una stanza è dedicata alle sculture, pitture e a uno splendido video di Wangechi Mutu, un’artista keniana. Nel film, intitolato –The end of carring All- una donna porta un enorme peso sulle spalle cercando di superare le dune di sabbia infuocata che la trascinano indietro e le impediscono di avanzare.giardini15 152                La scultura intitolata -She’s got the whole world in her- rappresenta una donna avvolta in una gabbia che osserva il mondo con occhi infelici mentre la grande pittura alle pareti mostra il corpo femminile sezionato, analizzato, distorto dalla cultura contemporanea che opprime la donna soprattutto sul suo corpo.giardini15 153                    L’artista sostiene che la cultura marca il corpo femminile molto di più di quello maschile, lasciando sulla donna tracce dell’oppressione subita. La testa in quest’opera, come in altre, è una maschera caricaturale, una distorsione razziale disumana e la mente è invasa dalle immagini del mondo pubblicitario come ogni altra parte del suo corpo.

Decisamente chiara ed esplicita la visione del mondo dell’artista sudafricana Marlene Dumas, la cui opera, intitolata Skulls, è composta da 30 disegni che corrono su tutte le pareti della stanza.giardini15 165 giardini15 166                                                                       La conclusione naturale delle sue precedenti opere in cui un’infinità di volti o di corpi umani  si allineano creando un’angosciante visione del mondo umano.

Termino con alcune immagini delle opere dell’artista inglese Walead Beshty.giardini15 174 giardini15 169

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2 risposte a I colori del Futuro

  1. lois ha detto:

    non può non dirsi “cronaca dei nostri giorni”!

    • elena ha detto:

      e….per motivi tecnici non ho riprodotto il video in cui si massacrava una persona a botte e il sangue colava un po’ dappertutto….

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