Artiglierie e Giardino delle Vergini

arsenale2015 521                  Le Artiglierie dell’Arsenale, dove la Serenissima ha conservato per secoli; cannoni, armi, e, per un certo periodo, anche la polvere da sparo, ora ospitano tutti gli anni le esposizioni delle Biennali.                                                                                                                               Quando vi si entra, lasciando le Corderie -The portrait of Sakip Sabanci- di Kutlug Ataman è la prima opera che si incontra.arsenale2015 261                  Il regista e artista turco fotografa e filma la vita degli individui che vivono ai margini della società e che sono stati aiutati dal benefattore a cui è dedicata l’opera. Attraverso le loro  9.216 foto, comprese nei pannelli LCD configurati in 144 moduli, l’artista cerca di capire come costoro affrontino i problemi quotidiani e come ricostruiscano la loro identità.arsenale2015 262

arsenale2015 280              Nella sala grande ci sono le tele di Maria Eichhorn, un’artista che si interroga costantemente sull’autonomia della produzione artistica e sui contenuti politici delle sue opere.arsenale2015 265                   Nello stesso spazio si può assistere alla performance -The Sinthome Score- di Dora Garcia che indaga il rapporto tra lo spettatore, i movimenti e la parola.    arsenale2015 266                          La ragazza accompagna con passi di danza le frasi che l’uomo legge dal libro mentre i visitatori osservano la scena e cercano di capire la relazione tra i movimenti e le parole quasi a suggerire che la conoscenza è frutto dell’interazione con tutti gli aspetti della realtà.arsenale2015 276                 Gran parte della sala è occupata dell’opera dell’artista di origini thailandesi Rirkrit Tiravanija: un grande recinto costruito da mattoni sui quali sono incisi ideogrammi thailandesi. Le opere di questo artista sono una specie di laboratorio in cui al centro d’interesse ci sono le relazioni umane e lo scambio  culturale con il pubblico che diventa parte dell’opera.

Uscendo dalla sala grande si incontra -Adventure: Capital- opera dell’artista Sean Lynch per il padiglione irlandese.arsenale2015 330                  Una serie di sculture in pietra bianca, argilla, mattoni, litografie, frutta in plastica, sculture in acciaio, sono disposte su una piattaforma  e raccontano la storia d’Irlanda e arsenale2015 332             le sue leggende come la storia degli dei dei fiumi; il granito lavorato che dalla cava va nei luoghi dove si produce il capitalearsenale2015 335               o la pietra rotonda che a seconda della sua rotazione può provocare un destino propizio o uno malevolo. Ogni elemento è collegato a un altro, provvisorio, in attesa di nuova vita e di nuovi sviluppi. Appartiene parte alla storia, parte alla leggenda. Un’opera allegorica che scavalca i confini tra realtà e finzione, storia e folklore, oggetti inanimati e non.arsenale2015 333

Il padiglione del Tuvalu, con semplici e lineari vasche d’acqua, porta a conoscenza la situazione drammatica in cui si trova la piccola isola.arsenale2015 336    L’installazione -Crossing the Tide- mostra gli effetti del riscaldamento globale che ha alzato il livello dei mari causando continue inondazioni  e preparando la scomparsa della piccola isola dell’Oceano Pacifico. Attraversando le vasche, in cui l’acqua è al livello delle passerelle su cui camminano i visitatori, l’artista Vincent J.F. Huang vuole farci capire la situazione disperata in cui si trova la popolazione che vede cancellato il suo territorio e il suo mondo. -All the World’s Futures- è un titolo minaccioso e crudele per la piccola Tuvalu.

Con la sua istallazione per la Repubblica del Kosovo, composta dalle gabbie di ferro delle colonne che si trovano alle frontiere e che creano i confini, spesso disegnati sulla carta arsenale2015 342  senza nessun riguardo per le popolazioni che vivono in quei territori, Flaka Haliti ha voluto denunciare le decisioni politiche  e militari che dividono i popoli e che li separano, mentre il blu del pavimento indica il desiderio di libertà rappresentato dal cielo che è unico per tutti i popoli.

Affascinante l’enorme costruzione della Slovenia in pannelli di legno con raffigurazioni di alberi e di montagne seminascoste da una nebbia rosso dorata (e difficili da fotografare)arsenale2015 347 arsenale2015 349                    Il titolo dell’esposizione, scritto vicino agli orologi di cui si vede solo il meccanismoarsenale2015 358              è: UTTER: The violent necessity of the embodied presence of hope. Titolo che spiega in gran parte l’idea che sta alla base del progetto dell’artista Jasa Mrevlje Pollak. Un progetto totale che dovrebbe coinvolgere il pubblico, la struttura e l’artista per trovare il modo di demolire le comunicazioni rigide e stereotipate che regolano i rapporti umani e giungere a una comunicazione sincera e viva fra tutti gli esseri umani, o almeno fra quelli che visitano il padiglione.

Nell’essenziale esposizione del Cile intitolata – Poetica della dissidenza- ci sono le fotografie di Paz Errazuriz dedicate al tema dell’emarginazione e della dissidenza durante la dittatura di Pinochet.arsenale2015 361 arsenale2015 363 arsenale2015 364 arsenale2015 365             foto di malati mentali, prostitute, emarginati che condannano con le loro immagini ogni forma di violenza e di abuso di potere.

arsenale2015 416            Il viaggio TROKOMOD rappresenta la visione del mondo dell’artista Heri Dono. La costruzione ricorda il cavallo di Troia della mitologia greca e stigmatizza la supremazia dell’arte occidentale che entra in ogni aspetto dell’arte orientale e la assoggetta. Il Trokomod, un acronimo per Troiano e Komodo, mette insieme il passato e il presente e si avvia con il suo carico verso il futuro. I visitatori possono guardare attraverso i piccoli fori che mostrano immagini del mondo occidentale.arsenale2015 417 arsenale2015 418                   Accompagnano l’istallazione i tradizionali vascelli; gli Spirits Boats, che ricordano l’identità marittima dell’Indonesia sia nel passato che nel futuro.arsenale2015 413

Nulla posso mostrare della fantastica performance  di Tan Dun nel padiglione cinese, perché immersa nell’oscurità, ma posso riassumerne il contenuto che si richiama all’antica cultura cinese e ne rielabora i principi. Il titolo -Living in the future- sottolinea che il futuro, il passato e il presente formano un circolo indissolubile. L’oggi è il futuro di ieri e il domani sarà il futuro dell’oggi in una circolarità che si rincorre su se stessa in cui il futuro è tempo senza spazio. L’istallazione è un’esplorazione del nostro senso del suono e della memoria con il linguaggio Nu Shu che trova le sue radici in Hunan, la città natale di Tan Dun. Creato dalle donne  e solamente per le donne, i maschi non possono leggere né capire l’antico linguaggio che scorre come l’acqua, pieno di bellezza, grazia, eleganza. Nu shu  è un messaggio musicale che si trasmette di madre in figlia, segretamente, di generazione in generazione. Il Nu shu è anche chiamato il linguaggio delle lacrime, perché, chi sopporta il peso maggiore della vita? La madre. Ma chi ha anche la più grande gioia? Sempre lei, la madre. Attraverso questo linguaggio, espressione di uno spirito creativo, queste donne possono vivere con la bellezza, con serenità e gioia, quasi come in un sogno.                                     Del padiglione cinese posso mostrare qualche immagine dei -Walking Nimbus- di Lu Yang,arsenale2015 527 arsenale2015 526                splendidi oggetti che raffigurano aureole utilizzate per simboleggiare la saggezza divina e l’illuminazione degli dei; importanti elementi che li distinguevano dagli umani.arsenale2015 391              Ma ecco nelle Gaggiandre l’incredibile istallazione dei Xu Bing; la Fenice. Il maschio, Feng, è lungo 30 metri,arsenale2015 393 arsenale2015 394 arsenale2015 395 arsenale2015 406                  mentre la femmina, Huang è lunga 27 metri ed è fotografabile solo in controluce come si può vedere. Xu Bing spiega in molti pannelli come ha realizzato le sue opere che dovevano essere sistemate nel CBD, distretto economico di Beijng, davanti al World Financial Centre ma che finiranno poi  nel museo di arte contemporanea del Massachusetts. L’opera è stata costruita con i rifiuti della costruzione del WFC.             Come spiega Xu Bing, il mito della Fenice appare presso molti popoli, fra gli Egiziani, I Greci, gli Arabi e pure fra i nativi americani. Nella cultura cinese Feng Huang erano rappresentati con la testa di pollo, il collo di un serpente, la mascella di una rondine, il dorso di una tartaruga e la coda di un pesce. Quando volano creano un forte vento e la loro voce è una musica. Siccome esistono solamente nella fantasia, ogni Fenice ha un suo diverso significato.arsenale2015 511                  Il -Labour Garden- di Emily Floyd riempie di vivaci colori una parte del Giardino delle Vergini recentemente recuperata, mentre -Con il vento- un’istallazione in equilibrio precario, di Liu Jiakun, è composta da elementi che oscillano con il vento scontrandosi l’un l’altro. Il tronco che sta alla base simboleggia la natura , la spada appesa in alto la situazione dell’umanità. L’opera quindi tenta di comunicare l’ansia dell’artista per il fragile equilibrio tra natura e progresso.arsenale2015 491arsenale2015 513                  Attraverso un vialetto che fiancheggia l’antico muro si giunge in un angolo semi abbandonato del giardino delle Vergini dove Sarah Sze ha lasciato le sue delicate istallazioni intitolate -The last Garden-arsenale2015 516

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