Codice genetico italiano

ortoearsenale 288                  Aby Warburg, il fondatore del famoso e importante istituto londinese che ora porta il suo nome, voleva creare, nel 1929, un atlante illustrato chiamato –Mnemosyne- dedicato alle immagini dell’antichità presenti nel nostro inconscio collettivo e che hanno determinato l’evoluzione della mentalità occidentale. Al suo atlante sono ispirate le istallazioni degli artisti del padiglione italiano scelti perché incarnano  il -codice genetico Italia- un codice che li differenzia da tutti gli altri. Nel codice italiano sono impressi  a caratteri indelebili soprattutto lo studio matematico della realtà portato alle estreme conseguenze nel Rinascimento che ha fatto sì che l’opera di un artista italiano  si riconosca immediatamente per la perfezione delle forme, anche nell’arte contemporanea.arsenale2015 481                La forma prevale sul colore e sull’espressività immediata a differenza dei pittori del Nord Europa in cui prevale l’espressione dei sentimenti e la vivacità dei colori sulla perfezione formale. Probabilmente nell’inconscio di ogni pittore italiano Piero della Francesca si erige a giudice implacabile. Difficile poi non trovare in un pittore italiano riferimenti più o meno manifesti al mondo classico greco-romano. La presenza dell’arte, soprattutto religiosa, in ogni dove, ha fatto sì che anche nelle composizioni artistiche contemporanee domini l’equilibrio compositivo che una pittura religiosa richiede e riceve dalle tradizioni precedenti e che spesso è imposta dai committenti.arsenale2015 443                     Il padiglione Italia è di colore bianco e grigio , diviso in modo geometrico in tante stanze in ognuna delle quali un artista ha esposto il suo modo di vedere la realtà. Le stanze, rigidamente squadrate, mi hanno fatto pensare subito al convento di San Marco a Firenze dove il Beato Angelico ha dipinto per ogni cella  un solo essenziale affresco raffigurante episodi del Nuovo Testamento. Il curatore, Vincenzo Trione sottolinea la sintesi che si compie nei nostri artisti tra i materiali iconografici tradizionali e l’avanguardia artistica; tra la memoria e il presente, tra la trasgressione e la consacrazione del passato.arsenale2015 455               Si incomincia con un omaggio all’Italia di William Kentridge che sintetizza nei suoi disegni, realizzati a carboncino su carta di vecchi registri contabili, tutta la storia italiana da Remo a Pasolini. I -Triumphs&Laments; un progetto per Roma- si richiamano al fregio della colonna traiana.arsenale2015 453                    In questo ciclo il passato incontra il presente, collegando momenti decisivi  della storia antica con l’attuale  utilizzando uno stile spontaneo e immediatoarsenale2015 452                 decisamente poco italico ma incisivo e commovente.arsenale2015 449

Nella cella di Paolo Gioli ci sono torsi di figure umane catturate dalle emulsioniarsenale2015 433                 fotosensibili. Anatomie analizzate dall’obbiettivo fotografico e scomposte in immagini tormentate che si richiamano alle antiche sculture rovinate dai secoli.arsenale2015 434

La stanza-cappella di Nicola Samorì presenta un’intera parete ricoperta di ossa e oggetti misteriosi talvolta macabri.arsenale2015 439                 Sulle altre pareti quadri in stile barocco subiscono deformazioni più o meno angoscianti che portano alle estreme conseguenze la tormentata arte della Controriformaarsenale2015 441                 quasi che il presente sia molto più difficile da sopportare del periodo in cui trionfava l’Inquisizione.arsenale2015 438

Jannis Kounellis ha creato un’installazione composta da binari che schiacciano una serie di cappotti neri nella loro morsa di ferro.arsenale2015 460                    La forma-non forma del cappotto è sottolineata da una testa classica avvolta in un cappotto nero che si trova su una sedia accostata all’altra parete. Una sorta di riferimento alla tragicità dell’esistenza e alla difficoltà della sua comprensione; un rimando continuo alla forma e alla sua dissoluzione, al passato e alla sua importanza per il presente.

arsenale2015 462              Una scultura monumentale in poliuretano è la reinterpretazione della statua equestre che ha attraversato tutti i periodi della nostra storia passata. Con tecniche , che di tradizionale non hanno più nulla e con materiali contemporanei, gli autori, Allis/Filliol,  ci presentano la moderna statua equestre; quella che possiamo meritare ora.

arsenale2015 466                     Tre studi di teste di Francesco Barocco sono un’analisi delle dimensioni delle figure; un’inchiesta sulla loro espressività tridimensionale che l’artista ottiene disegnando con la matita le ombre che danno l’impressione della profondità sulla terracotta. Sono icone classiche sempre presenti nella nostra mente ma evanescenti e contemporanee arsenale2015 467                   soprattutto nel disegno che le rende attuali anche se ancorate al passato.arsenale2015 468

Si intitola -Una malinconia della carne- l’installazione di Luca Monterastelli che rende le colonne fragili e tremolanti come il corpo umano. Le colonne non sono più un solido e quasi eterno elemento architettonico ma si contorcono e si deformano sotto il peso dei secoli.arsenale2015 471             Un’immagine del nostro corpo che si piega sotto il peso del tempo e degli affanni. Un’idea dello scorrere dei secoli che tutto distrugge.

arsenale2015 473                  Attraverso le fessure lasciate da due enormi lastre di marmo si può vedere il giardino di Vanessa Beecroft. Un non luogo della fantasia e della memoria , ricco di ricordi archeologici, di statue senza tempo. Frammenti accatastati di una statuaria attuale e antica; moderna e classica, con riferimenti a Marcel Duchamp nel bronzo al centro dell’istallazione.arsenale2015 476

Le pannocchie distese tra due armadi creano un’insolita macchia di colore in tutto il padiglione Italia. L’ambiente, creato da Marzia Migliora, riproducendo una vecchia foto scattata nella cascina paterna, si può osservare solo attraverso un’ anta dell’armadio arsenale2015 478                     che si riflette sullo specchio che si trova sull’altro lato. Un’analisi della nostra visione della realtà che si fonda sulla memoria e rimanda a immagini del passato che si proiettano nel presente  e con esse lo coglie.

arsenale2015 480                     Le pareti sono ricoperte di disegni, segni, abbozzi di forme geometriche, tentativi di comprendere la realtà dell’uomo del passato che sono rimasti nella nostra memoria collettiva. Al centro una statua che si richiama a Leonardo , austera e severa, nera ed enigmatica. E’ l’essere umano al centro fra un ramo secco che rappresenta la natura e i simboli della geometria che lo avvolgono in una rete dalla testa ai piedi. Un’opera in cui Mimmo Paladino sintetizza il mondo antico con la ricerca del sapere del Rinascimento e con il presente. Un’immagine sintetica e chiara dei nostri archetipi dominanti.

arsenale2015 487                 Sette pilastri sorreggono crani, teste, scheletri, frammenti che si richiamano ai resti pompeiani. Sulle paraste sono disegnati personaggi in fuga da una catastrofe imminente ma nello stesso tempo immobilizzati nella struttura che li circonda e che impedisce loro qualsiasi movimento che non sia all’interno del loro parallelepipedo. arsenale2015 485                  Una visione della vita umana che si ripete uguale dall’antichità ad oggi in tutta la sua tragicità, secondo l’autore Nino Longobardi.

Di molte opere belle e interessanti non ho parlato anche perché le fotografie non mi sono riuscite, ma per chi volesse approfondire esistono in internet numerosi video che suppliscono alla primitività dei miei mezzi. Posso comunque ora esprimere un giudizio su quello che ho visto nelle due sedi principali e credo di poter dire che questa biennale mi è piaciuta molto , non tanto perché citava Marx e i problemi politici e sociali attuali, ma per la sua  visione  realistica, cruda e fredda della realtà, per la presenza di tanti artisti in gran parte sconosciuti che attraverso le loro raffigurazioni  mostravano mondi lontani e ignorati; per l’analisi della situazione umana  senza retorica e sentimentalismi. Una Biennale concettuale, seria e analitica in cui per la prima volta nella sua storia, che conta 120 anni, predominano le artiste donne che hanno saputo creare i padiglioni più belli e interessanti e le opere più suggestive ( es. i padiglioni giapponese, russo , inglese, australiano, ecc..)

Il visitatore all’uscita dell’Arsenale è accompagnato da -Out of Bounds- un’istallazionearsenale2015 592                 di sacchi di Ibrahim Mahama. Targhe di metallo e corde di iuta coprono le pareti del corridoi delle Corderie. Uno spazio che non era mai stato utilizzato come zona espositiva e in cui è ancora chiaramente visibile la sua utilizzazione industriale. Ibrahim Mahama spiega che ha ricoperto le pareti degli edifici per ricordare il lavoro e la sofferenza nel passato  e nel presente degli esseri umani e per non dimenticare. Un’immagine del mondo capitalista e del suo sfruttamento sui propri simili e sulla natura.

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4 risposte a Codice genetico italiano

  1. lois ha detto:

    Il padiglione Italia all’arsenale è dall’apertura della biennale al centro di polemiche. Ne ho lette tante di riflessioni e recensioni e tutte sono perlopiù a sfacore di Trione a cui tutti attribusicono un ruolo troppo cattedratico. La separazione in celle, hai perfettamente ragione, ha il suo modello nel convento di San Marco, credo però sia bella per affermare le identità personali di cascun artista, quasi come in un cammino museale. Sui nomi selezionati c’è poco da argomentare. Sono tutti giganti ed anche i “giovani (vedi Samorì e Biasucci) mantengono altissimo il livello. Si è detto però che le scelte hanno finito con l’assecondare il passato e non il presente, preferendo dei nomi sicuri (e stranieri incoerenti con la nazionalità: vedi Kentridge) e certi all’attualità più ampia e diffusa dello stato dell’arte in Italia.
    Probabilmente lo dico da lettore informato (purtroppo non avendo visitato la Biennale); Trione ha mostrato in questo suo allestimento/selezione, lo spazio reale del nostro Paese dove l’esperienza artistica non si spinge mai “oltre” (come accade in altre nazioni e penso ad esempio alla Gran Bretagna o ai paesi nordici) restando sempre con un piede nel passato dove ci si attiene ad una solidità e ad una certezza che forse nel nuovo non abbiamo ancora raggiunto.

    • elena ha detto:

      E’ una biennale filosofica che si affida alle dissertazioni di Warburg sulla memoria e sul simbolismo e quindi cerebrale e analitica ma, a parer mio, proprio per questo è un’analisi molto seria dello stato dell’arte che riflette la nostra realtà in modo profondo e preciso anche se limitata nelle scelte. Forse la critica che si può muovere a Trione è di non aver osato scegliere giovani artisti meno conosciuti come invece hanno fatto i padiglioni degli altri Paesi. Non credo che l’esperienza artistica italiana non si spinga -oltre- sto pensando a Cattelan e a tutta l’arte povera. E’ vero però che anche nell’arte contemporanea siamo ingabbiati nel nostro buon gusto e nella nostra matematica misura per cui ahinoi non abbiamo un Nitsch e non lo vogliamo nemmeno (almeno io)

      • lois ha detto:

        Sicuramente c’è una chiave di lettura molto attuale (e ce lo hai mostrato anche tu con la descrizione degli altri padiglioni), però rispetto alla modernità italiana io pensavo proprio all’assenza dei giovani. La nostra rottura degli schemi, come hai giustamente sottolineato è legata all’arte povera…ma siamo ad un’incursione degli anni 60, e la stagione di Cattelan, per quanto rivoluzionaria (con opinabilità!) è in realtà già terminata.
        Quello che da noi è il coraggio di mostrare quello che è uscito dal passato, un luogo da cui ci si è staccati del tutto (e molti giovani sconosciuti lo hanno fatto!).
        Ma forse si ha paura di osare soffermandosi un attimo prima, puntando su cavalli di razza dall’esito certo come Paladino o Kounellis (completamente italianizzato) con l’occhio che strizza al Novecento ed alla tradizione (oltretutto ce lo mostra anche la Becroft con la citazione a Duchamp!).
        Critiche a parte, c’è un parterre di autori invidiabile (per alcuni versi molto invidiato).

  2. elena ha detto:

    Purtroppo i giovani sconosciuti a me sono, appunto, sconosciuti, ma non dovrebbero esserlo ad un curatore della Biennale, che come dici giustamente, dovrebbe avere il coraggio di esporli e aiutarli ad affermarsi. Ma non posso entrare nel merito non conoscendo la situazione. L’Italia era pochissimo rappresentata alla Biennale ma non so se questo sia un modo elegante di farsi da parte per lasciare spazio ai Paesi emergenti oppure il solito autolesionismo italiano che trova valido solo quello che viene dagli altri Stati. Il nostro problema consiste soprattutto nella quantità enorme di artisti validi presenti ancora oggi in Italia. Ricordo una frase di Velazquez che diceva di essere contento di non essere italiano perché in Italia avrebbe dovuto battere la concorrenza di 4.000 artisti famosi, mentre in Spagna erano solo 20. E la situazione oggi non è cambiata. Gli altri Stati hanno pochi cavalli di razza che sostengono in tutti i modi e questo li fa diventare famosi e ammirati e ricchi, mentre ai nostri non resta che emigrare dove non c’è concorrenza e questo molti lo hanno già fatto con successo. Ma questo è il prezzo che un popolo troppo amante dell’arte e troppo dotato deve pagare.

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