Visioni dell’umanità

arsenale2015 249                  Georg Baselitz, all’Arsenale, ha creato un’istallazione con enormi autoritratti nudi capovolti. Un artista di successo che colpisce per la forza espressiva delle sue opere spesso legate alle problematiche del dopoguerra tedesco, per lui, che proveniva dalla Germania dell’Est, assai sconvolgenti. Le sue figure a testa in giù sono un modo per indicare al pubblico che la nostra immagine della realtà è deformata, soggetta a visioni sbagliate, impulsi eterogenei, impressioni emotive errate.arsenale2015 246                     Come i malati di mente, alla cui espressione artistica Baselitz si era spesso interessato, così noi, esseri normali, deformiamo la realtà e la sua forma creando illusorie immagini che l’artista ingigantisce e ci mette davanti agli occhi, capovolte, appunto, come il nostro capovolto modo di vedere le cose. Con lo stile espressionista, che era stato proibito dai nazisti, Baselitz crea immagini, personaggi, eroi e combattenti che stravolgono l’umanità che dopo l’Olocausto non si può più rappresentare.arsenale2015 247                               Le sue figure, impressionati e suggestive, sono espresse in uno stile tipico della corrente Neuen Wilden a cui l’autore appartiene. E confesso che mai titolo fu meglio scelto. Baseltiz, il Nuovo Selvaggio, per giustificare il mancato successo commerciale delle artiste donne, nel 2013, aveva dichiarato (fonte Wiki ingl.) che le donne non dipingono bene e che il mercato ha ragione. Affermazione per lo meno sconcertante per chi vive in Italia 6 mesi all’anno e fa l’artista di professione  e quindi dovrebbe conoscere Rosalba Carriera, Artemisia Gentileschi, Sofonisba Anguissola e tante altre che sicuramente dipingevano molto meglio di lui e i cui quadri valgono più dei 5 milioni, prezzo dell’ultimo quadro di Baselitz. Del resto anche la contemporanea Yayoi Kusama nel 2013 aveva venduto una sua opera per 7,1 milioni di €. E, per aggiungere una nota morale; è molto triste che un artista giudichi un’opera dal valore in moneta ottenuto dal mercato; fa dubitare che tutta la sua produzione non sia che il frutto di un’abile speculazione commerciale.

sangiorgio 272                     Sull’isola di San Giorgio, nella sala Carnelutti, l’esposizione di Magdalena Abakanowicz –Crowd and Individual– è immersa completamente nel buio.sangiorgio 284                    110 figure dalle fattezze umanoidi, ma vuote all’interno e senza testa, sembrano avanzare con un movimento impacciato e senza tempo verso uno strano mostro dalla forma di un preistorico animale.sangiorgio 276                    Le figure costruite con la iuta, una ad una, dall’artista, rappresentano la condizione umana, in cui i componenti sono ridotti ad un guscio senza testa e quindi senza pensiero. La massa avanza perché non pensa, dominata da un mostro informe e dal suo stesso essere massa che toglie all’individuo, nella moltitudine, ogni raziocinio. Le masse adorano e odiano a comando, afferma l’artista che, nata in Polonia durante l’occupazione russa, ha potuto esperimentare sulla sua pelle gli effetti di un regime che impedisce la libera espressione degli artisti, in modo palese, nella vecchia Polonia, in altri modi nel libero mondo occidentale, aggiungo io.sangiorgio 281                Un’opera che concretizza le idee della psicologia espresse da Scipio Sighele ne -La folla delinquente- del 1891 e rielaborate da S. Freud nel suo -Disagio della civiltà- e da tanti altri autori. Del resto, come osserva l’artista stessa, già Erodoto aveva osservato che è molto più facile convincere una folla rispetto a un singolo individuo.                                                                  La mancanza della testa in queste figure non impedisce di vedere una folla imponente che avanza ai comandi di un mostro e questo genera nello spettatore un senso di sconcerto  che rasenta l’angoscia. E’ sempre molto difficile da sopportare il fatto di essere messi davanti alla condizione umana senza barriere e ostacoli culturali.

sangiorgio 254                      Ma eccoci davanti alla splendida basilica palladiana di San Giorgio Maggiore. Ogni colonna, arco, volta, angolo, ricorda la grandezza del Rinascimento veneziano, del suo massimo architetto Andrea Palladio e la ricchezza dei monaci benedettini che l’hanno voluta. Ahimè, nel magnifico refettorio non c’è più la grande pala delle nozze di Cana  del Veronese, fatta trafugare da Napoleone nel 1797 e ora al Louvre, che doveva senza dubbio armonizzarsi in modo splendido con l’architettura del Palladio come gli affreschi a villa Maser o in altre costruzioni in cui i due grandi artisti hanno lavorato insieme, vi troviamo invece, per nostra consolazione, le sculture dell’artista spagnolo Jaume Plensa, intitolate Together.     sangiorgio 258                    Un’enorme scultura in fili di acciaio modellata sulla testa di una ragazza di origine cinese-spagnola e sistemata sull’asse est-ovest della basilica assieme a una grande mano che pende dal soffitto.sangiorgio 263                    La luce, l’elemento dominante di ogni edificio palladiano, attraversa le sculture, le illumina e pone l’accento sulla loro trasparenza e grandezza.sangiorgio 271                  Un invito all’umanità perché si abbattano le barriere culturali, sociali e storiche che dividono gli Stati e le persone; perché si tenda la mano verso chi è diverso da noi per costruire un’umanità in cui non ci siano più differenze tra i popoli.sangiorgio 303               Mist. nell’Officina dell’arte spirituale, è un gruppo di 5 ritratti in alabastro, immersi nell’oscurità e illuminati ciascuno da un faretto. Rappresentano 5 diverse fanciulle la cui caratteristica è quella di aver condotto, come Plensa, una vita nomade, di aver insomma varcato numerosi confini e di provenire ciascuna da Paesi diversi e quindi di esseresangiorgio 300                   portatrice di diverse esperienze e culture. Le sculture, che si richiamano ai canoni artistici dell’antichità, emanano una luce intensa, riflessa dall’alabastro, estremamente suggestiva e affascinante; riflettono pure il desiderio dell’autore che gli esseri umani, soprattutto i giovani, non vedano  più differenze uno nell’altro e si rendano conto di appartenere a un’unica umanità.sangiorgio 299                     Slumberland, nella stanza vicina, è un insieme di quadri in cui la figura umana, appena accennata sembra sciogliersi sullo sfondo bianco della tela. Realizzati con pochi tratti di matita, rappresentano la nostra vita che sparirà e si cancellerà nel nulla come giàsangiorgio 301                succede tutte le volte che ci addormentiamo. Immagini poetiche che trovano una completa spiegazione nella frase dello stesso Jaume Plensa scritta all’ingresso                           –Forse un pensiero è solo un altro mormorio del nostro corpo, e il nostro corpo è solamente un altro mormorio di vita. Ti invito a dare ascolto a questi mormorii. Ti invito a immaginare come sarebbe il silenzio-sangiorgio 302

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