Torcello e John Ruskin

torcello 037                    “Sette miglia a nord di Venezia, i banchi di sabbia che presso la città si alzano poco sul livello delle acque aumentano gradatamente in altezza e si collegano tra loro in una palude salata, formando qua e là dei rialzi informi separati da piccoli canali d’acqua.torcello 044               Uno dei più piccoli tra questi canali, dopo numerose sinuosità, lungo sepolti avanzi di costruzioni…s’arresta in un laghetto interamente stagnante presso un pezzo di terra ricoperto d’erbe verdi e di fiori. Su questo pezzo di terra è costruito un rozzo campanile…e se noi vi saliamo verso sera possiamo dominare una delle scene più impressionati di questo nostro ampio mondo.”torcello 093                        Incomincia così il III capitolo de –Le pietre di Venezia– di John Ruskin, pubblicato intorno al 1852 a Londra. Un testo affascinante che non mi stanco di rileggere anche se  non condivido quasi nulla di quello che sostiene l’autore; soprattutto non  mi piace la sua critica rivolta al Rinascimento visto come l’inizio della divisione del lavoro e della sopraffazione degli esseri umani in nome del progresso. Dimentica, il mistico e moraleggiante John, la situazione dei servi della gleba durante il Medioevo che ama tanto e sicuramente non gli piace il tentativo razionale di comprendere la realtà, tipico dell’Umanesimo, che contrasta decisamente con le sue idee mistico-religiose, ma, detto questo, confesso che spesso trascorro i pomeriggi a Venezia guardando capitelli, archi e sculture con i suoi occhi. E anche l’ultimo viaggio a Torcello è stato determinato dall’aver ritrovato sugli scaffali il piccolo e tutto sottolineato vecchio manuale della Bur e la prima cosa che ho fatto, arrivata sull’isola, è stata quella di salire sul campanile come aveva fatto lui nel 1859 per verificare se era ancora valido quello che aveva scritto, cioè: “ Fin dove l’occhio può giungere una selvaggia desolazione di paludi marine, di uno spettrale color grigio cenere….torcello 067                  …paludi senza vita, del colore della tela di sacchi, con acqua di mare imputridita, che filtra attraverso le radici di erbe desolate e scintilla qua e là lungo i canali serpentini.”torcello 074                        Ruskin descrive poi la cattedrale e la chiesa di santa Fosca con sincero amore per le antiche costruzioni e per gli anonimi artigiani che le hanno realizzate.torcello 072                    Ritorna con la mente alle invasioni dei Longobardi che hanno costretto gli abitanti di Altinum ad abbandonare la città e a rifugiarsi in mezzo alle barene.torcello 059                  Della prima basilica eretta dai fuggiaschi nel 639 ci resta molto poco. Poco ci rimane pure della ricostruzione dell’864-67 mentre possiamo ancora ammirare la costruzione del 1008 voluta dal vescovo Orso Orseolo. Ma ritorniamo alla romantica descrizione di santa Fosca  compiuta da Ruskin: “Quantunque i pilastri del portico siano di puro marmo greco, e abbiano capitelli ornati di delicate sculture, pure l’insieme del portico non ha niente di notevole.. Né questa impressione diminuirà nell’avvicinarsi o nell’entrare nella chiesa più grande a cui è subordinato tutto il gruppo delle fabbriche. E’ stata evidentemente costruita da uomini desolati e profughi che nella chiesa affrettatamente eretta cercavano un asilo per la loro fede profonda e dolorosa e nello stesso tempo non volevano con troppo splendore attirare l’occhio dei nemici.”torcello 085 torcello 086                 Torcello, in realtà, era già nel I secolo d.C. un importante punto di approdo e di scambio commerciale con la città di Altino, allora un ricco centro commerciale e portuale.torcello 087                 Come in ogni luogo occupato dai Romani, sul suo terreno, anche se piccolo e spesso in balia delle acque, non mancavano certamente le ville e i monumenti eretti con splendore e magnificenza. E l’isola, che era stata la prima città della laguna,  conservava pietre e marmi che saranno poi utilizzati per costruire la basilica e santa Fosca.torcello 049                 Che poi questi edifici siano stati costruiti con fede profonda è tutto da dimostrare; dolorosa, senza dubbio, considerando il modo con cui spesso i cristiani pochi secoli prima avevano convertito i pagani.torcello 101                    Oggi Ruskin in visita sarebbe colpito dalla desolazione più profonda. Il suo amore per le rovine abbandonate (che, confesso con amarezza, deve avermi trasmesso)               subirebbe un duro colpo. Tutto è stato restaurato con cura e attenzione per l’ambiente, ma lui aveva affermato: “Il cosiddetto restauro è la peggiore delle distruzioni” perché, in ogni caso gli edifici sono destinati a scomparire e è inutile cercare di conservarli per un po’ di tempo togliendo loro il fascino della fine immanente. Un’osservazione che non si può accettare per il profondo egoismo ; è pur vero che il restauro talvolta stravolge completamente l’opera, ma non restaurare significa che solamente noi possiamo ammirare quello che resta del passato e che nulla potranno vedere i nostri posteri se non i nostri disegni o fotografie.torcello 024                     Non parlo della sua descrizione dettagliata e amorevole dei mosaici del 1100-1200 secolo e dei lavori artistici presenti all’interno della basilica perché  non dispongo delle foto , essendo proibito fotografare (c’è ancora chi cerca di vendere cartoline)                                     Scrivendo mi sono resa conto che, anche se non condivido quasi nessuna delle idee di Ruskin, trovo la sua personalità estremamente affascinante, ricca di umanità e di cultura, anche se influenzata pesantemente dal suo tempo e dalla sua situazione sociale .  Unto this last; 4 saggi sui principali principi dell’economia politica del 1862, parafrasato poi da Gandhi che ne fece la sua bibbia, è forse il testo più interessante che abbia scritto in cui analizza la situazione dei lavoratori dell’industria del suo tempo. Incomincia con le seguenti bibliche citazioni:                                                                                                                        FRIEND, I DO THEE NO WRONG, DID’ST NOT THOU AGREE WITH ME FOR A PENNY? TAKE THAT THINE IS, AND GO THY WAY I WILL GIVE UNTO THIS LAST EVEN AS UNTO THEE                                                                                                                                IF YE THINK GOOD, GIVE ME MY PRICE; AND IF NOT, FORBEAR. SO THEY WEIGHED FOR MY PRICE THIRTY PIECE OF SILVER

Peccato che ora il grande John non possa vedere il negozio di ‘antichità’ per turistitorcello 098                    e il trono di Attila sul quale molti Tedeschi si fanno fotografare!                                                                                                              torcello 103

Bibliografia:                                                                                                                                                   John Ruskin –Le pietre di Venezia- BUR                                                                                             John Ruskin -Unto this last– www. Gutenberg.org

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