La donna fascista

La situazione della donna in Italia prima dell’avvento del fascismo non era certo invidiabile. Relegata ai margini delle istituzioni, esclusa dalla vita pubblica, in balia giuridicamente del marito, che aveva il diritto di amministrare anche i suoi beni personali, veniva considerata dalla società come una persona le cui doti culturali e morali erano equivalenti a quelle di un bambino a cui per legge era equiparata. Se alcune intellettuali dell’alta borghesia potevano godere di una limitata libertà di espressione, la vita delle donne del popolo e delle aree rurali, dove abitava circa il 40% della popolazione era ancora più pesante. La famiglia spesso toglieva alle figlie anche la libertà di movimento e il matrimonio era deciso dai genitori che impedivano in tutti i modi alle ragazze di accedere ad una conoscenza culturale dignitosa. La famiglia era moralmente coadiuvata nel suo compito repressivo dal clero e dalla religione che considerava ogni forma di indipendenza femminile come un’offesa ai principi morali.                                                                                                La situazione nel resto dell’Europa non è molto diversa e lo dimostra il fatto che Stuart Mill, nel 1869, scrive il suo famoso libro intitolato -La soggezione delle donne– in cui analizza la causa dell’oppressione femminile nella società del suo tempo. L’oppressione per Mill trova le radici nella società maschilista e nel cuore di ogni individuo maschio che impedisce alla donna di sviluppare la sua personalità e la rinchiude nell’ambito dei lavori domestici dove la sua intelligenza è sacrificata ai lavori ripetitivi e ancillari; la sua attività è limitata sia nell’azione che nel pensiero e dove interiorizza un comportamento che la rende inevitabilmente diversa dal maschio. Questa diversità diventerà poi la scusa per relegare ulteriormente la donna nei lavori e nelle occupazioni che ruotano attorno ai servizi dedicati ai maschi: mariti, figli e padri. Il peggio, dice Stuart Mill, consiste nel fatto che l’oppressione femminile non trova possibilità di ribellione contro lo strapotere maschile perché la donna è stata educata a identificarsi con i meccanismi psicologici che la rendono sottomessa in tutto il suo modo di essere. Temi ripresi poi anche in –Eva moderna– nel 1910, dal famoso psicologo Scipio Sighele che vedeva nella cultura un mezzo per liberare le donne dall’oppressione socio-familiare.

Il Fascismo, che all’inizio trovava le sue radici culturali nel Futurismo, che auspicava la fine della famiglia, vista come un’inutile istituzione borghese e che, in alcuni casi, sosteneva anche il diritto di voto per le donne, con la presa del potere mutò radicalmente rotta. Mussolini aveva bisogno del sostegno clericale  per rafforzare il suo potere e quindi cancella ogni idea di uguaglianza e di libertà per il 50% della popolazione. Quando poi incomincia la politica di espansione coloniale e ci si prepara  ad una futura guerra, il bisogno fondamentale del Fascismo diventa quello di aumentare la popolazione e allora si incomincia a scrivere e a dichiarare che la donna è diversa dall’uomo, che la sua funzione è quella di angelo del focolare, che deve essere la madre di numerosi figli, futuri soldati e operai e colonizzatori della patria. Quindi la donna non dispone più del proprio corpo, diventato una macchina per produrre carne da cannone e braccia da lavoro. Si proibiscono con il carcere l’aborto, il divorzio, i mezzi concezionali, l’educazione sessuale e si fa il possibile perché la donna rinunci al lavoro fuori casa. Ma, come tutti i sistemi totalitari, anche il fascismo riusciva a creare nel suo interno numerose contraddizioni. Il salario di un uomo solo in famiglia non basta più e allora la donna deve lavorare, anche se il suo lavoro è pagato meno di quello dell’uomo. L’autarchia, che impediva di acquistare prodotti esteri, la obbligava a lavorare in nero in casa o nei campi per arrotondare il reddito famigliare. lo Stato razzista, che proclamava la superiorità della razza italica, aveva bisogno di donne sane e forti che mettessero al mondo figli in buona salute e quindi deve istituire corsi di educazione fisica irregimentando le giovani donne in gruppi sportivi, togliendole quindi alle famiglie patriarcali. Si istituiscono corsi di educazione civica per migliorare le cure rivolte ai neonati e all’allevamento dei figli. E quindi anche alle donne più povere si deve impartire qualche rudimento culturale. Il tutto naturalmente è commisurato agli interessi dello Stato “Giacché, per il fascista tutto è nello Stato, e nulla di umano o di spirituale esiste, e tanto meno ha valore, fuori dello Stato” Scrive il filosofo Giovanni Gentile ne- La dottrina del Fascismo- opera firmata da Mussolini. Nessuna libertà è permessa in uno Stato che”...respinge…il pacifismo, che nasconde una rinuncia alla lotta e una viltà di fronte al sacrificio. Solo la guerra porta al massimo di tensione tutte le energie umane e imprime un sigillo di nobiltà ai popoli che hanno la virtù di affrontarla.” Ne consegue logicamente che “ la politica demografica del regime è la conseguenza di queste premesse”  Tralascio per amore di patria di parlare del ‘sigillo di nobiltà’ che il fascismo è riuscito a imprimere sul popolo italiano con la guerra e le sue conseguenze.

Dagli anni 1970 in poi il diritto italiano riconosce l’assoluta eguaglianza tra donna e uomo difendendo i diritti della donna in caso di divorzio. L’aborto è a carico del servizio sanitario nazionale e non esiste più nessuna politica che incoraggi la donna a mettere al mondo dei figli. Il tasso di natalità in Italia si aggira intorno allo zero solamente grazie alla presenza degli immigrati, altrimenti sarebbe ampiamente negativo. Spesso i giornali parlano di femminicidio quando un uomo uccide una donna. Ma, da una rapida scorsa alle statistiche ho potuto vedere che le donne uccise dagli uomini a loro vicini è, in Italia, fatta eccezione per la Grecia, l’Irlanda e la Svezia, decisamente inferiore rispetto agli altri Paesi europei. Si può quindi dire che il fascismo è stato completamente cancellato dalla nostra vita? Giuridicamente credo proprio di sì, resta però il fatto che solo il 46,1% delle donne in Italia lavora (Fonte Ministero del lavoro e della politiche sociali 2010) anche se le donne  sono in media più istruite degli uomini e solo poche occupano posti un tempo riservati agli uomini.                                                                                                                                                                       Esiste però un fascismo molto più duro a morire nella nostra mente; quello  interiorizzato e creato da un’educazione alla diversità e alla sottomissione che avviene nei primi anni di vita. Già nel 1973 Elena Gianini Bellotti nel suo –Dalla parte delle bambine- aveva sottolineato tutti gli aspetti negativi di un’educazione diversa impartita al bambino rispetto a quella impartita alle bambine; educazione che crea condizionamenti culturali pesanti e differenze nel comportamento che diverranno poi vincoli a una realizzazione personale. Il sistema commerciale economico, che si è con successo sostituito alle imposizioni dittatoriali fasciste, teme infatti una donna indipendente e realizzata che non considera il fare la spesa la priorità della sua esistenza. Lo stesso sistema economico si sostituisce all’educazione fascista cercando di mantenere  la donna tra le mura domestiche  nel ruolo di madre e moglie e, soprattutto, di consumatrice di prodotti. La televisione è il nuovo imbonitore, possente e invadente, che si insinua nella nostra psiche e ci condiziona senza che noi ce ne accorgiamo, Presenta immagini di donne seminude, sorridenti e compiacenti che attorniano uomini completamente vestiti e  alle quali sono affidati compiti da mentecatte. Donne raccontano la loro squallida esistenza di mogli e madri al servizio di un ancora più squallido uomo, creando così l’immagine di una donna che dipende sempre da un maschio. Nei film polizieschi l’assassino è spesso una donna alimentando così l’immagine della donna malvagia, smentendo tutte le statistiche che dichiarano come le donne assassine siano una percentuale bassissima. Se una donna è un personaggi importante davanti al suo cognome si mette l’articolo, mentre non lo si fa mai con gli uomini. Il LA davanti a Merkel sminuisce la persona, la rende quasi anonima, la trasforma in oggetto. Piccoli dettagli che scavano nella psicologia femminile e rafforzano l’idea che l’uomo sia naturalmente superiore alla donna. A proposito è illuminante il testo  –La mistica della femminilità- di Betty Friedan del 1963, dove l’autrice analizza appunto l’uso spietato della psiche femminile per vendere prodotti e acquistare fette di mercato. Il risultato di queste subdole manovre psico-commerciali consiste spesso, eccezione fatta per una piccola percentuale di donne privilegiate, nel fatto che l’esistenza per parecchie donne è diventata un autentico inferno. Al lavoro fuori casa si aggiunge il lavoro in casa, a cui il marito non si degna di contribuire; si aggiunge la cura dei figli e spesso anche quella degli anziani genitori. Una vita in cui la violenza strisciante in ogni aspetto, che toglie alla donna anche  la possibilità di un minimo riposo, non viene riconosciuta come tale, ma accettata come parte di un destino tipico del mondo femminile che la vittima subisce come un destino ineluttabile.

Bibliografia:                                                                                                                                                F. Pieroni Bortolotti – Alle origini del movimento femminile in Italia- Einaudi                        Scipio Sighele -Eva Moderna- Biblioteca Italiana (Internet)                                                          Betty Friedan – La mistica della femminilità- ed. Comunità                                                             E. Gianini Bellotti -Dalla parte delle bambine- Feltrinelli                                                               John Stuart Mill -La soggezione delle donne- ed. Partisan                                                                -La dottrina del Fascismo- Di Gentile e Mussolini by Giovanna Testa in LIT gloss

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